L’apprendimento sociale

Lo sviluppo di un ambiente adatto all’apprendimento informale diviene la sfida con cui confrontarsi in termini di progettazione di una Digital Academy

a cura di APPrendere |

La conoscenza rappresenta da sempre una caratteristica distintiva di uomini e organizzazioni.

Ciò che il digitale ha profondamente cambiato è il modo in cui gestire e sviluppare la nostra conoscenza. Anticamente la conoscenza veniva tramandata attraverso la narrazione. Attraverso l’ascolto del racconto del maestro le nuove generazioni creavano la loro conoscenza. L’introduzione della stampa ha modificato radicalmente l’apprendimento: si può apprendere anche senza aver mai incontrato né ascoltato la voce del docente, attraverso la lettura dei testi.

Oggi Internet e le nuove tecnologie offrono possibilità inimmaginabili: è possibile accedere a praticamente tutto il sapere umano disponibile e questo sapere si incrementa sempre più. Il valore della conoscenza non risiede più nel mero sapere in sé, ma anche nel come accedere al sapere non ancora conosciuto. La produzione stessa del sapere si evolve in continuazione e diviene sempre più costruzione della conoscenza attraverso la condivisione.

Informal learning, il sapere e l’apprendimento sono social

L’espressione informal learning è collegata a quel tipo di apprendimento destrutturato – cioè privo di obiettivi specifici, spesso non pianificato e nella piena discrezione del learner – che avviene al di fuori di contesti tradizionali come una classe o un’aula di formazione. È stata resa popolare da Jay Cross con il suo libro del 2007 intitolato “Informal learning: Rediscovering the natural pathways that inspire Innovation and Performance”. Il concetto di informal learning è situato all’interno di una esperienza significativa. Creata sulla base di conoscenze ed esperienze precedenti in grado di facilitare lo sviluppo di ulteriori conoscenze, implicite o esplicite. Questo concetto differisce da quello di formal learning, nel quale l’enfasi è sul trasferimento di conoscenze esplicite da un docente verso un discente. È possibile immaginare l’apprendimento formale e quello informale come gli estremi di un continuum all’interno del quale si posiziona l’apprendimento.

La formazione digitale e, più in generale, la modifica che l’emergenza pandemica ha inserito nelle modalità di condivisione degli spazi di lavoro impone l’identificazione di metodi e di tecniche che possano rendere possibile la formazione informale. Lo sviluppo di un ambiente dove l’apprendimento informale possa avvenire diviene così la sfida con cui confrontarsi in termini di progettazione di una Digital Academy.

La piramide della collaborazione

Per far sì che la connotazione sociale dell’apprendimento possa avvenire anche in una dimensione digitale, è necessario sviluppare un ambiente tecnologico che consenta il diffondersi della connessione sociale, ma ancor più lo sviluppo di una cultura della comunicazione. Nell’organizzazione digitalizzata il concetto di formazione si trasforma in un ambiente di “Total Learning”. Apprendere non può essere lasciato all’evento formativo standardizzato pensato e organizzato centralmente. Ma è un’esperienza immersiva al cui centro si posiziona il learner con la sua capacità di attivarsi valorizzando i propri interessi personali, rivolgendosi al network di apprendimento e condividendo esperienze e scoperte in modo altamente partecipativo.

Perché si possa attuare una prospettiva di questa natura devono essere compresenti tre diversi elementi:

  • disponibilità di un ambiente di apprendimento personale;
  • possibilità di sperimentare e fare esperienza;
  • accesso a una comunità per lo sviluppo e la condivisione dell’apprendimento.

Ambiente di Apprendimento Personale

Ciascun learner ha accesso a uno spazio personale dove poter raccogliere tutti gli elementi che possono essere utili all’apprendimento. Siano questi oggetti didattici appartenenti a piani formativi o collegamenti a fonti esterne significative per il learner. È importante sottolineare che l’utente si trasforma in learning crafter, cioè in un creatore del proprio apprendimento secondo lo schema del BYOK. Questo acronimo sta per Bring Your Own Knowledge (Prendi il tuo Sapere) e rimanda direttamente alla responsabilità dell’individuo nel creare, allargare e sviluppare la propria conoscenza in direzioni molteplici e secondo i propri interessi e motivazione. Il materiale raccolto può essere condiviso con i colleghi in una logica di apprendimento collaborativo apportando le diverse fonti e ponendo a disposizione le prospettive individuali.

Possibilità di sperimentare e fare esperienza

L’apprendimento è l’insieme condiviso di osservazione, imitazione e sperimentazione diretta. Per quest’ultima serve la disponibilità di ambienti dove sperimentare in modo collaborativo i saperi collegati agli oggetti di apprendimento. Al fine di costruire i significati condivisi, ponendo così le basi per l’emersione di nuove scoperte e conseguentemente nuovi saperi.

Informal learning e accesso alla comunità

Elemento fondamentale e interconnesso con gli altri due è lo sviluppo di comunità in cui gli individui possano condividere, scambiare e arricchirsi reciprocamente. In una logica completamente mutuata dai social più famosi e utilizzati, l’individuo può accedere a diverse comunità, di pratica o di interesse. Approfondendo le proprie conoscenze e contribuendo allo sviluppo e alla crescita delle competenze altrui in qualità di esperto della materia. È infatti attraverso le comunità che possiamo dare voce al pensiero e all’azione delle persone che creano il sapere dentro l’organizzazione in modo cooperativo.

Un presupposto fondamentale per la costruzione di un apprendimento sociale è la costruzione di un ambiente favorevole, caratterizzato da fiducia e da un livello di engagement elevato. Oscar Berg ha sviluppato il modello chiamato “la piramide della collaborazione”. Si tratta di otto livelli, di cui i primi tre, posti all’apice della piramide, sono gli elementi più visibili normalmente associati alla naturale collaborazione. La creazione del team, il coordinamento delle attività e l’attuazione dei programmi pianificati. Come in un iceberg, questi elementi rappresentano la parte emersa della collaborazione, gli elementi visibili, formalizzati, misurabili di quanto un team è in grado di produrre. Nei cinque strati inferiori le attività hanno una natura di carattere più sociale e non hanno un impatto immediato e riconoscibile sui risultati prodotti. Tra queste possiamo inserire tutte quelle attività che avvengono quotidianamente in ambito lavorativo, dalla conoscenza reciproca allo scambio di informazioni alla condivisione del proprio punto di vista.

Informal learning e piramide della collaborazione

Tutte queste attività avvengono in modo naturale in un ambiente dove la prossimità fisica è possibile, come le postazioni all’interno di un open space, la mensa o gli ascensori. Diverso è quando le persone non hanno questo tipo di occasioni di incontro fisico. In questo caso è necessario creare degli spazi di “prossimità virtuale” utilizzando le tecnologie di comunicazione digitale. La prossimità virtuale si ottiene quando le persone hanno la possibilità di accedere con facilità a spazi dove poter avere delle conversazioni informali, scambiare informazioni e creare contatti diretti con gli esperti. È qualcosa di analogo a ciò che avviene quotidianamente sui social media, dove è possibile entrare in contatto con persone non ancora conosciute e contribuire con loro allo sviluppo di pensieri e comportamenti.


L’articolo è realizzato in collaborazione con APPrendere, società di consulenza e servizi nell’ambito della formazione online.

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