AI e lavoro, suggerimenti sul tema

Il mondo del lavoro aveva davvero bisogno dell’AI? Secondo Sara Bonfioli, Chief Revenue Officer e Academy Director di Talent Garden, la risposta è affermativa. Vediamo perché

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Sara Bonfioli, Chief Revenue Officer e Academy Director di Talent Garden, spiega l'influenza dell'AI sul mondo del lavoro e della formazione

di Virna Bottarelli |

In tanti si stanno interrogando sul rapporto tra AI e mondo del lavoro.

Le riflessioni non arrivano solo da chi teme le ripercussioni dell’Intelligenza Artificiale perché ha poca fiducia nelle innovazioni tecnologiche. Di questo tema si parla anche nelle realtà che fanno dell’innovazione e della tecnologia il proprio mantra. È il caso di Talent Garden, il più importante gruppo europeo di education sulle competenze digitali nato nel 2011 e majority shareholder di Hyper Island, una delle maggiori Business School Europee sul digital.

Talent Garden e l’AI education

La realtà guidata da Davide Dattoli ha recentemente rilasciato, proprio per voce del suo fondatore, una dichiarazione che evidenzia tre criticità riguardo il tema. La prima è il possibile divario tra diffusione d’uso e premialità economica, perché dal punto di vista retributivo, il mercato premia quasi esclusivamente chi possiede competenze avanzate. La seconda riguarda la produttività invisibile, perché se è vero che chi integra l’AI nel proprio lavoro quotidiano risparmia circa due ore al giorno, è altrettanto vero che a questo risparmio non corrisponde né un riconoscimento retributivo del valore creato, né un reale beneficio per il lavoratore, ma solo per l’azienda.

La terza interessa il Gender Pay Gap, che in passato è stato determinato da accesso inferiore alla formazione, minore presenza nei ruoli tech e minori opportunità di reskilling. Con l’AI, quindi, è importante agire in modo che non si riproducano le stesse condizioni discriminanti. Parte da questi spunti la chiacchierata con Sara Bonfioli, Chief Revenue Officer e Academy Director di Talent Garden.

Partiamo dalle basi: che cos’è per lei l’Intelligenza Artificiale? Uno strumento, un’opportunità, un rischio, una rivoluzione… o tutte queste cose insieme?

Per me l’Intelligenza Artificiale è la sintesi di tutto questo: una rivoluzione tecnologica che agisce come uno strumento potentissimo. È senza dubbio un’opportunità senza precedenti per il mercato del lavoro per democratizzare le competenze, a patto di riuscire governarne i rischi etici e prevenirne i potenziali pregiudizi algoritmici. Non dobbiamo temerla come un nostro sostituto, ma sfruttarla come un alleato strategico per potenziare l’ingegno umano e costruire un mercato del lavoro più equo.

Talent Garden ha lanciato l’Artificial Intelligence Academy: che cosa c’è da imparare e come si fa formazione su questo tema?

C’è da imparare un nuovo linguaggio. Non si tratta solo di allenare un codice, ma di sviluppare una vera e propria conoscenza dell’AI Literacy: capire come dialogare con questi strumenti, come gestire i dati e come integrare l’AI nei processi decisionali in modo efficace. In Talent Garden facciamo formazione “learning by doing”, prediligendo un approccio immersivo che unisca la tecnica alla visione di business. éerché la tecnologia non affiancata da una guida strategica resta fine a sé stessa. Abbiamo costruito l’AI Academy partendo da quello che abbiamo vissuto in prima persona: la trasformazione non passa dalla tecnologia, passa dalle persone.

Quello che c’è da imparare non è come funziona l’AI, ma come cambia il tuo modo di lavorare: capire quali task puoi delegare a un agente e quali richiedono ancora il tuo giudizio, la tua relazione, la tua creatività. Lo insegniamo in modo molto concreto, perché i nostri docenti sono professionisti che usano questi strumenti ogni giorno nelle loro aziende. Abbiamo percorsi per chi deve prendere decisioni strategiche sull’AI – come integrarlo nei processi aziendali e misurarne il ritorno – e percorsi più operativi per chi vuole costruire i propri agenti senza background tecnico. Niente teoria fine a sé stessa: esci dal corso con qualcosa che puoi applicare il giorno dopo.

Parlando, appunto, di cose concrete: quale sarà l’impatto dell’AI sulla retribuzione? Si lavorerà di meno e si guadagnerà di meno, o si lavorerà meglio e si guadagnerà meglio?

La storia ci insegna che l’aumento di valore genera ricchezza. L’AI automatizzerà i compiti ripetitivi, permettendoci di focalizzarci su attività ad alto valore aggiunto. Chi saprà governare questi strumenti lavorerà in modo più efficiente e vedrà crescere il proprio valore di mercato. La sfida non è la riduzione del salario, ma l’adeguamento delle competenze: chi resta indietro rischia la marginalizzazione, chi accelera vedrà un incremento delle proprie “employability” e retribuzione.

Pensa che l’AI possa aiutare a risolvere l’annoso problema della scarsa produttività?

L’Italia ha un forte bisogno di recuperare competitività rispetto ad altri player europei e l’AI sicuramente potrà giocare un ruolo in tal senso. Sarà sicuramente efficace nello snellire la burocrazia aziendale e ottimizzare le filiere produttive delle nostre Pmi. La scarsa produttività spesso deriva dalla reiterazione di processi obsoleti, che non si sono adeguati nei passaggi generazionali. In questo, l’AI sarà uno strumento prezioso a supporto dei processi decisionali, ma non sarà sufficiente da sola: la tecnologia è il motore, ma sono le persone a dover tracciare la rotta.

Sull’AI e le disparità di genere, invece, che cosa dobbiamo aspettarci? Il Gender Pay Gap sarà accentuato o, finalmente, eliminato?

L’Intelligenza Artificiale ci pone davanti a un bivio cruciale. Da un lato abbiamo il rischio concreto che gli algoritmi possano cristallizzare i pregiudizi del passato. Dobbiamo essere consapevoli che l’Intelligenza Artificiale non è neutrale, i sistemi di AI apprendono da dati storici e questi dati generalmente riflettono la società così com’è stata, con tutte le sue imperfezioni. Se in passato le donne hanno avuto meno accesso a certe professioni, meno avanzamenti di carriera o retribuzioni inferiori, un algoritmo addestrato esclusivamente su quei dati rischia di “interiorizzare” questa disparità come la norma. Finendo per riprodurla o addirittura amplificarla in modo automatico.  Se l’AI che sviluppiamo continua a nutrirsi di un passato sbilanciato, le soluzioni che ci proporrà non faranno che mantenere inalterato il gap esistente.

Dall’altra parte, però, abbiamo anche l’opportunità di trasformare questa tecnologia nella leva per abbattere finalmente queste discriminazioni. Sebbene si preveda un impatto maggiore di queste tecnologie su professioni storicamente femminili, è bene non perdere di vista anche il potenziale di liberazione che offre. Delegando all’AI i task ripetitivi, le donne possono riappropriarsi di quel tempo strategico dedicato a creatività, leadership e visione, ambiti dove il valore aggiunto umano è insostituibile. Inoltre, l’AI può rendere i processi di selezione e promozione più oggettivi, neutralizzando quei bias inconsci che spesso frenano in partenza le carriere femminili. Se accompagnata da un serio investimento nel reskilling digitale, l’AI non sarà un ostacolo, ma il motore di una meritocrazia reale, capace di premiare il talento e l’impatto oltre ogni stereotipo di genere.

Per chiudere: pensa che il mercato del lavoro avesse davvero bisogno dell’AI?

Assolutamente sì. Il mercato del lavoro si trovava in una fase di stasi, appesantito da processi obsoleti e mansioni ripetitive che finivano per oscurare il talento dei singoli. Avevamo bisogno di un cambio di paradigma: delegando alla tecnologia il carico puramente operativo, abbiamo finalmente l’opportunità di riportare l’essere umano al centro. In questo senso, l’AI è una risposta necessaria all’esigenza evolutiva di concepire un mercato del lavoro che non sia solo esecuzione, ma espressione di talento e intuito.

Sara Bonfioli, Chief Revenue Officer in Talent GardenChi è Sara Bonfioli

Guidata da una profonda passione per la tecnologia e da una visione internazionale maturata tra Londra, Dublino e San Francisco, Sara Bonfioli muove i primi passi in un’agenzia creativa per poi intraprendere una lunga e significativa esperienza in Google. Nel colosso americano è rimasta 13 anni, ricoprendo diversi ruoli di responsabilità fino a diventare Global Acquisition Marketing Lead. Dopo una lunga esperienza all’estero, è rientrata in Italia. Attualmente è Chief Revenue Officer in Talent Garden, la principale Digital Skills Academy in Europa.

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