Progettare la formazione digitale

Ripensare l’apprendimento digitale attraverso un framework utile e consolidato: le Community of Inquiry

Formazione digitale: un metodo nuovo

a cura di APPrendere |

Progettare la formazione nel mondo digitalizzato è soprattutto un esercizio di profonda umiltà ed elevata capacità di ascolto.

L’umiltà di non possedere l’onnipotenza (la perfezione) e il coraggio di mettere il learner al centro del processo (la capacità di ascolto) in luogo dell’irresistibile contenuto o della magistrale capacità di erogazione o ancor più l’ego docente. L’apprendimento di oggi è continuo, individuale e volontario. Il compito della formazione è quello di offrire il contesto e gli strumenti che rendano possibile l’apprendimento.

Il compito della formazione digitale

Questo implica tenere in considerazione una serie di elementi che vanno oltre al contenuto del corso che viene proposto. E riguardano specificamente gli individui che del corso sono i fruitori. Una personalità estroversa può preferire una serie di attività in un ambiente fortemente collaborativo mentre una introversa può sentirsi maggiormente a suo agio in un ambiente con interazioni minori e ottenere migliori risultati da riflessività e osservazione.

Certamente un buon progetto formativo deve riuscire a coinvolgere e attivare entrambe le personalità per potersi dire efficace. Il discorso può certamente essere ampliato includendo altre differenze individuali. La formazione digitale con la possibilità di raccogliere diverse modalità di erogazione dei contenuti in una logica blended, la possibilità di fruire degli stessi in ogni luogo e in ogni momento (almeno per la parte asincrona) offre la libertà di apprendere nel modo, nel luogo e nel momento più vicino alle preferenze individuali. Risultando la metodologia che meglio consente di rispondere efficacemente abilitando il learner a scegliere quale strumentazione è più congeniale utilizzare per il suo apprendimento.

Cosa sono le Community of Inquiry

Tra i tanti presenti nella formazione troviamo particolarmente utile per disegnare l’apprendimento digitale un framework: le Community of Inquiry (in italiano tradotto come Comunità di Ricerca). Le CoI, evoluzione del lavoro svolto da John Dewey, filosofo e pedagogista americano, intendono l’apprendimento il frutto dell’intersezione di 3 differenti elementi: la presenza sociale, la presenza cognitiva e la presenza del facilitatore.

Una Comunità di Ricerca va al di là del mero accesso all’informazione. La focalizzazione si sposta sugli elementi che determinano l’esperienza formativa creando una comunità di learner, attivamente e collaborativamente impegnati nell’esplorazione, nella costruzione di significati e nella conferma degli apprendimenti.

Formazione digitale: le community of inquiry

Presenza Sociale e Presenza Cognitiva

La Presenza Sociale (SP) rimanda all’abilità dei partecipanti di identificarsi in una comunità, comunicare efficacemente in un ambiente protetto e sviluppare relazioni interpersonali proiettando le personalità individuali. Questo presuppone che nella progettazione dell’intervento sia necessario, come primo elemento, la costruzione del gruppo bilanciando il suo sviluppo tra coesione del team, che eccessivamente sviluppato induce all’uniformismo, e affermazione dell’individualità, che al suo eccesso si trasforma in competitività conflittuale.

La Presenza Cognitiva (CP) è il cuore della CoI ed è definibile come quel processo dove i learner vengono ingaggiati nell’affrontare una situazione o nella risoluzione di un problema pratico attraverso l’interazione tra il dialogo e la riflessione (pubblica e individuale) creando significati e confermando gli apprendimenti. La presenza cognitiva è normalmente costituita dalle fasi del processo di apprendimento. La prima fase è riconoscere l’esistenza del problema o della situazione. Il secondo passo è la raccolta di tutte le informazioni rilevanti che derivano dalle differenti prospettive e sensibilità delle persone che partecipano all’analisi. La terza fase è la creazione di senso delle informazioni raccolte con l’obiettivo di definire la soluzione attraverso la riflessione, la condivisione e l’analisi critica delle idee migliori. La quarta fase è la verifica della soluzione migliore in un prototipo o direttamente nella realtà.

Inevitabilmente la fase applicativa coincide con l’inizio di una nuova fase di ricerca che possa ripensare, migliorare o definire una migliore soluzione. Com’è evidente questo processo rispecchia pienamente il modello agile per la gestione dei progetti e più in generale degli approcci al miglioramento  continuo.

I 3 ruoli del facilitatore

Il terzo elemento del framework CoI è la Presenza del Facilitatore (TP). Il facilitatore assume un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo della comunità di ricerca. Il ruolo del facilitatore assume, come la presenza sociale e cognitiva, aspetti multidimensionali. In qualche misura è l’integrazione tra gli aspetti sociali e cognitivi creando lo spazio e la coesione della comunità. Il facilitatore ha tre responsabilità specifiche: progettazione, facilitazione e istruzione.

  • Progettazione significa creare lo spazio e il potenziale dell’esperienza di apprendimento. In particolare, progettare l’apprendimento online è una sfida importante che deve tener conto degli aspetti di creazione di un clima inclusivo, generare momenti di collaborazione in grado di ingaggiare i partecipanti e momenti di riflessione con chiari di apprendimento.
  • Facilitazione una comunità di ricerca online richiede un’attenzione specifica nell’animare le diverse attività della comunità. Siano questi forum di discussione o gruppi di lavoro sincroni. La facilitazione deve essere dosata con grande cura e attenzione: un’eccessiva presenza o una troppo debole può generare effetti avversi come una focalizzazione della discussione o assenza risultati concreti.
  • Istruzione: è necessario trasferire informazioni, nozioni o istruzioni che aiutino le persone a conoscere, comprendere o contestualizzare gli apprendimenti. Oltre a poter gestire autoritativamente possibili situazioni conflittuali. La fase educativa è condotta con delle micro-lezioni che seguono l’approccio del micro-learning (che approfondiremo nei moduli successivi).

La formazione digitale richiede nuovi mindset

Formazione digitale significa, come credo sia evidente già da queste prime pagine, entrare in un mindset nuovo. Osservare le cose in un modo diverso da quello che abbiamo utilizzato fino a ora. Cosa tutt’altro semplice per chi è esperto di una materia che è soggetto, suo malgrado, al bias dell’esperto. Quest’ultimo ci impone di vedere le cose per come ci aspettiamo esse siano in base alla nostra conoscenza/esperienza, non per come esse sono realmente.

Per limitare gli effetti di questo pericoloso bias dobbiamo riuscire a osservare le cose con gli occhi del principiante, liberi da convinzioni (spesso limitanti) e da preconcetti. La cosa migliore per poter fare ciò è quella di includere da subito nella nostra progettazione i nostri utilizzatori. Cosa vedono, cosa si aspettano, cosa non vorrebbero trovare? Il nostro compito di esperti è trovare la soluzione migliore perché le aspettative vengano colte nel modo migliore, non quello di presupporre quali siano le aspettative.


L’articolo è realizzato in collaborazione con APPrendere, società di consulenza e servizi nell’ambito della formazione online.

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