L’Osservatorio AI & Coaching nel Mercato di ICF Italia ha analizzato come le organizzazioni stiano integrando Intelligenza Artificiale e coaching nei percorsi di sviluppo delle persone, quale valore attribuiscano alle diverse modalità di coaching e quali siano le principali aspettative rispetto all’evoluzione della professione. L’indagine, realizzata tra giugno e settembre 2026, ha coinvolto 121 organizzazioni italiane e internazionali, di cui 105 utilizzano già il coaching.
“L’Intelligenza Artificiale sta ridefinendo i modelli di sviluppo delle persone, della leadership e delle competenze, aprendo nuove prospettive per l’evoluzione delle organizzazioni”. È così che si apre il report dell’Osservatorio AI & Coaching nel Mercato di ICF Italia, disponibile a breve sui loro canali. L’indagine ha esplorato il posizionamento delle organizzazioni rispetto
- all’adozione dell’Intelligenza Artificiale;
- all’uso del coaching;
- alla governance;
- ai modelli di erogazione;
- alle aspettative future.
I principali risultati
L’AI è già nell’agenda HR, ma non ancora nel coaching.
Il 69,5% delle organizzazioni considera l’Intelligenza Artificiale una leva strategica per lo sviluppo delle persone e il 67,6% dichiara di stare introducendo strumenti di AI nei relativi processi. Nel coaching, invece,
- solo il 6,7% utilizza l’AI in modo strutturato;
- il 24,8% è ancora in una fase sperimentale;
- per il 40% l’introduzione è prevista ma non ancora realizzata.
Incrociando il livello di prontezza all’AI con il grado di diffusione del coaching, emerge un dato particolarmente significativo: il 60% delle organizzazioni che praticano coaching, pari a 63 su 105, si concentra nel quadrante definito «pronte e ferme». Si tratta dunque di organizzazioni che mostrano già un buon livello di preparazione rispetto all’adozione dell’Intelligenza Artificiale, ma nelle quali il coaching risulta ancora poco diffuso.

Il coach umano resta il riferimento in termini di efficacia.
Tra le modalità analizzate – coaching umano, piattaforme digitali, coaching ibrido e chatbot AI – il coaching umano ottiene la valutazione più elevata, con una media di 6,04 su 7 e un indice netto di +85,7. I chatbot di coaching registrano invece un indice netto di -29,5.
Sicuramente, il coaching ibrido suscita interesse, ma è ancora poco sperimentato. Infatti, la disponibilità a sperimentare modelli che integrano coach e AI registra un indice positivo di +26,7, mentre il loro utilizzo effettivo rimane molto basso (-70,5).
Nonostante la relazione resti centrale, al coach vengono richieste sempre più nuove competenze nel contesto dell’AI:
- il 76,9% non ritiene che le competenze relazionali del coach perderanno importanza con la diffusione dell’AI;
- allo stesso tempo, il 57,7% delle organizzazioni si aspetta che i coach possiedano competenze di base sull’Intelligenza Artificiale.

Governance e Shadow AI sono già temi valutati dalle imprese.
Il 72,4% delle organizzazioni dichiara di avere regole sull’utilizzo dell’AI. Tuttavia, seppur in presenza di regole, spesso mancano le pratiche: soltanto il 50,5% dispone di una policy formale.
Sull’uso non autorizzato dell’AI, il cosiddetto Shadow AI, il campione è decisamente diviso:
- il 53,3% lo giudica probabile;
- il 41,9% improbabile;
- solo il 4,8% sta nel mezzo.
Inoltre, le regole non abbassano lo Shadow AI percepito: le regole abilitano la sperimentazione, non spostano la percezione del sommerso.

Un mercato ancora da sviluppare.
Nei prossimi dodici mesi il coach umano rimane la principale modalità su cui le organizzazioni prevedono di investire, mentre il coaching ibrido emerge come principale soluzione complementare da sperimentare. Poco più di 1 organizzazione su 4 (27,3%) non prevede alcun investimento in coaching nel prossimo anno.
















