di Barbara Pigoli | Focus sul Programma GOL al Festival del Lavoro, appuntamento nazionale dedicato al confronto sulle grandi trasformazioni del mercato del lavoro. Tre giorni di dibattiti, analisi e visioni che hanno coinvolto istituzioni, associazioni, Fondi Interprofessionali, esperti, imprese e professionisti.
Il Convegno di apertura nell’aula “Politiche attive” ha posto al centro della discussione uno dei temi chiave per il futuro del sistema: “L’eredità del Programma GOL e le nuove sfide del mercato del lavoro”.
Sul palco si sono alternati rappresentanti istituzionali e protagonisti del sistema lavoro. Moderato da Enrico Limardo (Direttore Fondazione Consulenti per il Lavoro), il panel ha visto la partecipazione di Massimo Temussi (Direttore Generale Politiche Attive del Lavoro – Ministero del Lavoro), Giovanni Bocchieri (Direttore Istruzione, Formazione e Lavoro – Regione Piemonte), Simone Cappelli (Responsabile Settore Lavoro – Regione Toscana), Vincenzo Silvestri (Presidente Fondazione Consulenti per il Lavoro), e Fortunato Varone (Direttore Generale Dipartimento Lavoro – Regione Calabria).
Un confronto serrato rispetto alla lettura dei risultati raggiunti dal Programma GOL “Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori” (il cui termine è previsto per il 30 giugno 2026), delle criticità emerse e delle prospettive di evoluzione.
Punti di forza e di debolezza di GOL
Il primo giro di tavolo si è focalizzato sui punti di forza e di debolezza del Programma. Le parti convergono nel riconoscere che il Programma ha introdotto un linguaggio comune in tutte le Regioni, uniformato le procedure e consolidato un modello virtuoso di collaborazione pubblico–privato.
Silvestri mette in luce tre punti di debolezza: spesa eccessiva per processi amministrativi e burocratici, poca attenzione alla personalizzazione (in particolare per i soggetti vulnerabili), e il dato secondo cui non tutti i centri per l’impiego siano riusciti a raggiungere i livelli minimi essenziali (la restituzione dei dati si è basata su una media che è partita dal rating delle regioni più virtuose).
Temussi condivide i dati positivi della misura: a livello nazionale, 1,7 milioni di persone passate dal programma GOL sono entrate o rientrate nel mercato del lavoro. Per risolvere i problemi infrastrutturali sarebbe necessario accorciare la catena fra Stato e Regioni. Ha comunque vinto la logica multigovernance, che non ha previsto la logica di massimizzazione della spesa (la spesa è stata inferiore al previsto, in ragione del contributo pubblico offerto dai centri per l’impiego), bensì la logica di massimizzazione dei risultati.
Interviene Cappelli, condividendo il salto qualitativo del programma Gol rispetto a Garanzia Giovani, in ragione della personalizzazione delle politiche. Rileva come elementi di valore l’integrazione fra il sistema della formazione e il sistema del lavoro, e la cooperazione istituzionale tra soggetti pubblici e privati.
Come punto di miglioramento, specifica che, a maggiore intensità di bisogno, non avrebbe dovuto corrispondere necessariamente un percorso di più lunga durata, bensì una risposta su misura in grado di soddisfare i bisogni specifici articolati, e commenta i dati quantitativi che sono stati forniti: per raggiungere il target sono stati attivati percorsi troppo lunghi, senza correlazione con il mondo delle imprese.
Punto di vista condiviso da Varone, che propone di “mettere insieme” il Dipartimento del Lavoro con quello delle Attività Produttive, e lavorare con le imprese e con le filiere produttive di ogni territorio. Elemento imprescindibile per affrontare e risolvere il mismatch tra domanda e offerta di lavoro.
Bocchieri richiama il valore della governance multilivello, già avviata con Garanzia Giovani, e sottolinea come sia stato decisivo superare la logica della mera capacità di spesa per orientare il sistema verso risultati e target misurabili.
Riflessione sul futuro e le traiettorie evolutive
Il secondo giro di tavolo apre un’interessante riflessione sul futuro e sulle traiettorie evolutive del sistema.
Temussi condivide come il sistema di welfare italiano sia molto costoso e a volte inefficiente. In assenza del contributo del sistema privato, l’intero impianto non potrebbe funzionare. In un sistema in cui i Centri per l’Impiego sono ancora oggi un sistema socio-lavorativo, per essere efficace, il prossimo Programma 2028–2034 dovrà valorizzare e consolidare l’esperienza di partenariato multigovernance pubblico–privato, che ha reso possibile l’attuazione del Programma Gol. Le certificazioni delle competenze richiedono standard omogenei: non possono essere affidate a dispositivi regionali tra loro differenziati.
Varone rimarca la necessità di un coinvolgimento strutturato e sistematico con il mondo delle imprese, senza il quale l’intero modello non può funzionare.
Cappelli mette in luce la necessità di consolidare la governance multilivello: le politiche attive funzionano unicamente nell’ambito di una cornice istituzionale forte, che consenta spazi reali di adattamento a livello regionale. Il vero elemento di svolta per garantire omogeneità territoriale sono i livelli essenziali di prestazione, oggi oggetto di un disegno di Legge in Parlamento. Il D.Lgs 150 necessita di un aggiornamento, così come l’intero impianto normativo: è necessario un Testo Unico che riordini la governance multilivello, facendo confluire in un quadro coerente le disposizioni dei D.Lgs. 148, 150 e 151.
Punto ripreso anche da Bocchieri, che condivide l’esigenza di procedere a una revisione normativa, per eliminare le attuali sovrapposizioni: oggi, ad esempio, un disoccupato è tenuto a recarsi fisicamente presso il Centro per l’Impiego, per ripetere una dichiarazione che ha già rilasciato a un soggetto privato (la DID Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro).
Dal confronto emergono questioni ancora aperte, ma sembra delinearsi una possibile direzione: continuare a mantenere un approccio orientato ai risultati, preservare la logica multistakeholders pubblico privata, consolidare la governance multilivello Stato Regioni per assicurare il requisito minimo dei servizi su tutto il territorio, e coinvolgere il mondo delle imprese per attivare misure concrete finalizzate a ridurre il mismatch tra domanda e offerta.

















