Il “sistema formazione” alla prova del futuro

Dal Symposium 2026 di Roma una fotografia critica, ma propositiva, della formazione finanziata: tra riforme, competenze, Intelligenza Artificiale e la necessità di una regia nazionale

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Dal Symposium della Formazione 2026 di Roma una fotografia critica, ma propositiva, della formazione finanziata

di Laura Reggiani |

Il futuro della formazione finanziata e delle politiche attive del lavoro passa da Roma: il 25 marzo scorso, nella sede storica dell’Università degli Studi Link, si è svolto il Symposium della Formazione 2026.

Un appuntamento promosso dall’associazione Efi (Ecosistema Formazione Italia) insieme allo Studio Galvan, specializzato in consulenza e politiche attive del lavoro, a margine della terza edizione dell’Innovation Training Summit. Oltre 200 tra rappresentanti dei Fondi Interprofessionali, istituzioni, professionisti ed enti di formazione si sono confrontati con un obiettivo ambizioso: costruire una visione condivisa sul futuro della formazione finanziata in Italia, alla luce delle recenti riforme e delle sfide strutturali che il sistema continua a scontare.

Il nodo delle nuove Linee guida

Ad aprire i lavori, tra gli altri, Kevin Giorgis, presidente di Efi, e Giovanni Galvan, titolare dello Studio Galvan, richiamando l’urgenza di superare la frammentazione del settore. Un’urgenza confermata dall’intervento di Massimo Temussi, direttore generale del Ministero del Lavoro, che ha illustrato dati e trend del sistema formativo nazionale. Soffermandosi sulle nuove Linee guida per i Fondi Interprofessionali, in vigore da gennaio 2026. Linee guida che rappresentano, al tempo stesso, un tentativo di razionalizzazione e un terreno di forte discussione, come emerso chiaramente nel corso dei lavori.

I tavoli tecnici, cuore del Symposium della Formazione

Il cuore pulsante del Symposium della Formazione è stato rappresentato dagli otto tavoli tecnici, organizzati in sessioni mattutine e pomeridiane. Spazi di confronto operativo, pensati per andare oltre la retorica e affrontare nodi concreti del sistema: governance, competenze, tecnologie, strumenti di politica attiva. Dai laboratori è emersa una fotografia articolata, con diverse criticità strutturali, ma anche una serie di proposte condivise.

Fondi Interprofessionali: riforma o frenata?

Il tavolo dedicato alla riforma dei Fondi Interprofessionali ha espresso preoccupazioni diffuse sulle nuove indicazioni ministeriali, in particolare sul ruolo assegnato ai Fondi come gestori di risorse aggiuntive, pubbliche e private. Critiche hanno riguardato anche le limitazioni alla mobilità delle imprese tra Fondi, percepite come un freno alla libertà di scelta aziendale, e la riduzione dei limiti per le spese di gestione ritenuta penalizzante soprattutto per i Fondi di più recente costituzione.

Certificare le competenze, non solo attestare la presenza

Uno dei temi più ricorrenti è stato quello della certificazione delle competenze. Oggi il sistema appare frammentato, con standard regionali disomogenei e una confusione di fondo tra attestazione di frequenza e certificazione spendibile sul mercato del lavoro. Una situazione che penalizza soprattutto le PMI e rischia di trasformare la formazione in un mero adempimento burocratico. La richiesta condivisa è di maggiore trasparenza e di titoli che abbiano un reale valore occupazionale.

Intelligenza Artificiale: opportunità senza metriche

Ampio spazio è stato dedicato al ruolo dell’Intelligenza Artificiale e della digitalizzazione nella formazione finanziata. Se da un lato le competenze digitali sono in crescita – +8,5% secondo dati Eurostat – dall’altro manca ancora una metrica condivisa per misurare l’effettiva adozione e l’impatto degli strumenti di IA generativa. Il consenso converge su un approccio human-centric, in cui la tecnologia sia accompagnata da cambiamenti organizzativi e dal supporto di figure come il tutor di sistema.

Skill mismatch: il grande irrisolto

Il tema dello skill mismatch resta centrale. Il divario tra competenze richieste dalle imprese e quelle disponibili sul mercato del lavoro continua ad ampliarsi, in particolare nei settori Stem. La soluzione, secondo i partecipanti, non passa da corsi standardizzati, ma da percorsi consulenziali personalizzati, supportati da strumenti di skill gap analysis, piattaforme di assessment e formazione on the job. Accanto alle competenze tecniche, diventano decisive le soft skill e la capacità di adattamento.

Regioni e Fondi: cooperare per superare la frammentazione

La collaborazione tra Regioni e Fondi Interprofessionali è stata indicata come una delle chiavi strategiche. Oggi il sistema soffre per la scarsa interoperabilità dei dati e per la complessità burocratica, soprattutto nella gestione del Fondo Sociale Europeo. Alcune esperienze virtuose, come quelle di Umbria e Lombardia, dimostrano però che bandi con risorse integrate possono rispondere meglio ai fabbisogni reali. Da qui la richiesta di una cabina di regia nazionale.

Tecnologie e gestione finanziata

L’innovazione tecnologica sta già cambiando la gestione della formazione finanziata: registri elettronici, piattaforme di monitoraggio, strumenti di valutazione delle competenze. Ma per le Pmi il rischio è l’esclusione. Ancora una volta emerge la centralità del tutor di sistema e di percorsi guidati che riducano il gap tecnologico, mantenendo l’uomo al centro dei processi.

Fondo Nuove Competenze: luci e ombre

Il bilancio sulle tre edizioni del Fondo Nuove Competenze è articolato. Nato come strumento emergenziale, il Fnc ha guadagnato nel tempo maggiore fluidità, ma resta il problema dell’interoperabilità tra piattaforme ministeriali, regionali e dei Fondi. In vista di un possibile quarto sportello, la richiesta è unanime: semplificazione, qualità dei percorsi e cooperazione istituzionale.

Gli operatori della formazione come comparto economico

Un ultimo focus ha riguardato il riconoscimento degli operatori delle competenze come comparto economico unitario. Superare l’individualismo degli enti e dotarsi di contratti collettivi specifici permetterebbe di valorizzare un settore che svolge una vera e propria funzione di “supplenza istituzionale” nell’attuazione delle politiche attive.

Una fotografia chiara, sfide ancora aperte

Il Symposium della Formazione 2026 restituisce l’immagine di un sistema in trasformazione ma ancora fragile. Nonostante l’aumento delle risorse, l’Italia resta indietro rispetto ad altri Paesi europei e segnata da forti divari territoriali. Lo skill mismatch continua a rappresentare una frattura strutturale, mentre imprese e lavoratori chiedono meno burocrazia e più sostanza.

Le priorità per il futuro sono tre: semplificazione e interoperabilità, qualità e valutazione dell’impatto, una visione strategica unitaria. Le competenze esistono, le professionalità anche. Ora servono regole chiare, fiducia istituzionale e una governance capace di trasformare la formazione da adempimento a leva di sviluppo.

LA RIFORMA DEI FONDI INTERPROFESSIONALI

l nuovo Decreto Direttoriale n.9 dell’8 gennaio 2026 del Ministero del Lavoro, pone alcune significative sfide al funzionamento dei Fondi Interprofessionali. Sia per quanto riguarda il loro finanziamento, introducendo la possibilità di gestire altre risorse pubbliche e private oltre al gettito aziendale dello 0,30%, sia modificando in parte le regole di adesione ai Fondi da parte delle imprese, limitando le quote per il funzionamento e richiedendo una compliance più ampia rispetto agli standard Ue.

A tutto questo si aggiungono gli impegni per la certificazione delle competenze già previsti dal DM.115 del 2024. Al workshop dedicato alla Riforma del funzionamento dei Fondi Interprofessionali hanno partecipato numerosi direttori di Fondi, funzionari, consulenti e operatori del settore della formazione continua. Negli interventi sono emerse perplessità soprattutto su tempistiche e modalità di attuazione di questa riforma, considerata significativa nel cambiare le regole del settore, ma molto impregnativa dal punto di vista organizzativo. C’è comunque attesa per le possibilità offerte dalle nuove fonti di finanziamento, per le quali ci si chiede quali assetti normativi e organizzativi possano derivare. Certo è che il futuro dei Fondi sarà diverso e che crescerà il ruolo di erogatori di risorse per le politiche attive del lavoro.

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