Politiche attive: tirata d’orecchie all’Italia

L’Italia deve aumentare i sostegni per le politiche attive e rafforzare la cooperazione e l’integrazione dei Centri per l’Impiego per aiutare chi cerca lavoro. Lo sostiene l’Ocse in un recente rapporto.

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di Laura Reggiani |

L’Italia dovrebbe incrementare i fondi dedicati alle politiche attive del lavoro e rafforzare la cooperazione tra autorità nazionali e regionali per fornire un accompagnamento più adeguato alle persone che cercano lavoro e ridurre l’alto tasso di disoccupazione.

Questo in estrema sintesi è quanto sostiene l’Ocse nel rapporto “Rafforzare le politiche attive del mercato del lavoro in Italia”, che mostra come l’Italia si trovi ad dover affrontare sfide ben più importanti rispetto alla maggior parte degli altri Paesi Ocse.

In Italia, infatti, il tasso di occupazione e la produttività del lavoro sono bassi, la disoccupazione giovanile è ancora intorno al 30% e il divario occupazionale tra uomini e donne, così come la disoccupazione di lunga durata, diminuiscono molto lentamente.

La spesa dell’Italia in politiche attive

Nel nostro Paese, la spesa per le politiche attive del mercato del lavoro (0,51% del Pil) è vicina alla media Ocse, ma ben al di sotto della media dei paesi dell’Unione Europea e di Paesi con tassi di disoccupazione simili ai nostri. Inoltre, le risorse per le politiche attive del mercato del lavoro si concentrano su vaghi incentivi all’occupazione e non su programmi più efficaci come l’orientamento e la formazione dei gruppi di disoccupati più svantaggiati. Solo il 2% del budget è infatti speso in servizi che, a livello internazionale, si sono dimostrati più efficienti in termini di costi, come l’intermediazione di lavoro (job mediation), l’inserimento lavorativo (job placement) e i servizi correlati.

Il ruolo dei Centri per l’Impiego

Al momento della rilevazione, i Centri per l’Impiego che sul territorio forniscono servizi all’occupazione svolgono un ruolo molto modesto. Solo la metà dei disoccupati in Italia è registrata presso un Centro per l’Impiego e solo la metà di essi utilizza questi servizi per cercare lavoro. Inoltre, l’accesso e la qualità dei servizi per l’impiego varia notevolmente tra le Regioni del Paese.

“Per migliorare le prestazioni dei servizi per l’impiego, sono necessarie maggiori risorse, un potenziamento del personale degli uffici locali, delle loro competenze e un ammodernamento dell’infrastruttura informatica”, sostiene Stefano Scarpetta, direttore del direttorato per l’Occupazione e gli Affari Sociali dell’Ocse.

Tuttavia, affinché si verifichino sostanziali miglioramenti per il mercato del lavoro, il sistema dovrebbe beneficiare di maggior cooperazione e di coordinamento tra i vari livelli amministrativi. Nel complesso quadro di governance decentralizzata previsto dalle norme in vigore, le autorità nazionali e regionali dovrebbero concordare un patto di responsabilità per misurare le prestazioni dei Centri per l’Impiego in base a una serie di indicatori e valutare il raggiungimento di obiettivi definiti per Regione.

I fondi nazionali per i centri locali dovrebbero essere legati non solo al numero di persone da servire, ma anche al miglioramento degli indicatori di performance, così da inserire incentivi per migliorare la qualità e l’efficacia dei servizi forniti.

Nuove responsabilità per i CpI

La recente introduzione del Reddito di Cittadinanza aggiunge ulteriori responsabilità ai Centri per l’Impiego in quanto i nuovi beneficiari dovrebbero ricevere adeguate misure di supporto e accompagnamento nella ricerca di un nuovo lavoro. Il miglioramento del funzionamento e delle prestazioni del sistema dei servizi per l’impiego è dunque oggi più urgente che mai. Come ha infatti spiegato Scarpetta, sulla carta il Reddito di Cittadinanza affronta alcuni dei nodi cruciali: l’aumento dello staff per il sostegno alla ricerca del lavoro; l’introduzione di nuovi prestatori di servizi (i navigator); il coinvolgimento dei prestatori privati (le Agenzie per il Lavoro), qualora i Cpi non riescano ad assolvere alle funzioni richieste; lo sviluppo di una rete informatica che offre supporto alla ricerca di lavoro.

Nella realtà si trova invece ad affrontare molte sfide complesse: il rafforzamento dei meccanismi di verifica della qualità dei servizi erogati; lo staff aggiuntivo che opera a livello nazionale mentre la maggior parte delle politiche attive sono a livello regionale; lo sviluppo di una sistema informatico che al momento risulta problematico; la condizionalità alla ricerca attiva del lavoro per l’ottenimento delle prestazioni che per il momento è latente; il sostegno delle politiche attive per i percettori del RdC che comunque rimane limitato.


I suggerimenti dell’Ocse

Per rafforzare il sistema delle politiche attive:

  Rafforzare la verifica delle prestazioni dei Centri per l’Impiego

  Sviluppare e comunicare meglio le strategie e il piano di riforme delle politiche attive

  Rafforzare il ruolo dei prestatori di servizi privati come complemento alle attività di counselling e collocamento dei Centri per l’Impiego

  Sviluppare un sistema informatico integrato

  Rafforzare le strutture di supporto allo staff dei Centri per l’Impiego a livello locale.

Per migliorare il contenuto delle politiche attive:

  Rafforzare la condizionalità alla ricerca attiva del lavoro

  Migliorare l’accesso per tutti i disoccupati alle politiche attive di sostegno

  Migliorare il supporto anche per le imprese che cercano personale.


SCHEMA politiche attive

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