Radon: il rischio invisibile

Gas naturale radioattivo, silenzioso ma pericoloso: perché il radon è una minaccia concreta per la salute nei luoghi di vita e di lavoro, cosa prevede il Piano nazionale d’azione 2023-2032 e quali strategie di prevenzione e risanamento sono oggi indispensabili per tutelare i lavoratori

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Gas naturale radioattivo e silenzioso: perché il radon è una minaccia per la salute nei luoghi di vita e di lavoro e cosa prevede il Pnar

di Tiziano Menduto |

Il radon è gas nobile radioattivo naturale, invisibile, inodore, incolore e insapore.

È un prodotto intermedio del decadimento di elementi radioattivi che si trovano nel suolo, nell’acqua e, come vedremo, nei materiali da costruzione. Il problema è che, se inalato, i prodotti di decadimento possono dare origine a processi di cancerogenesi. Infatti, il radon è stato classificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel Gruppo 1 delle sostanze cancerogene per le quali vi è la massima evidenza di cancerogenicità.

Piano nazionale d’azione

Proprio partendo da questa constatazione di pericolosità, che, come vedremo, riguarda sia gli ambiti lavorativi sia i luoghi di vita, nasce il “Piano nazionale d’azione per il radon 2023-2032”, adottato con il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 gennaio 2024. Il Pnar sottolinea che l’esposizione al radon nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro può aumentare il rischio di cancro ai polmoni. Questo aumento è “statisticamente significativo anche per esposizioni prolungate a concentrazioni di radon medio-basse, ovvero livelli che si trovano comunemente in molte abitazioni e luoghi di lavoro”.

Alcuni studi hanno evidenziato una relazione di tipo lineare tra “rischio relativo di cancro ai polmoni e concentrazione di radon negli ambienti di vita e di lavoro”. E se poi le cellule polmonari sono esposte ad altre sostanze cancerogene, come, ad esempio, quelle contenute nel fumo di sigaretta, “la probabilità di rischio di cancro al polmone aumenta ulteriormente: i rischi dovuti al fumo e al radon si moltiplicano tra di loro”.

Da dove proviene il radon?

Il radon, come ricorda il Pnar, si trova “nel terreno e nelle rocce, sia pur in quantità molto diverse, in relazione alle caratteristiche geologiche del terreno quali la concentrazione degli elementi precursori, la permeabilità, la presenza di fratture/faglie, l’umidità e l’orientamento dei pendii”. A causa della sua natura gassosa e della sua inerzia chimica, “il radon può diffondere rapidamente dal luogo in cui si forma fino a raggiungere lo spazio esterno. All’aperto si disperde, mentre nei luoghi chiusi, si concentra (radon indoor)”.

Chiaramente la concentrazione di radon negli edifici dipende anche dalle “caratteristiche strutturali, in particolare dalle caratteristiche dell’interfaccia tra edificio e suolo, dai materiali utilizzati per la costruzione, dalla tipologia costruttiva, dal ricambio di aria interna, dovuto alla ventilazione naturale (porte e finestre), e dagli impianti di ventilazione forzata”.

Le principali fonti di ingresso del radon negli ambienti di vita e di lavoro sono:

  • suolo circostante e sottostante l’edificio;
  • materiali da costruzione, quali tufo, graniti, pozzolane, porfidi, usati nella costruzione o come rivestimenti interni;
  • acqua presente nel sottosuolo ad alto contenuto di radon;
  • aria esterna.

Gli interventi di risanamento

Se il suolo costituisce la principale sorgente di radon indoor, normalmente gli interventi di risanamento sono indirizzati a “limitare il suo ingresso dal suolo. L’interno degli edifici è generalmente in depressione rispetto all’esterno, a causa della differenza di temperatura tra interno ed esterno, ciò fa sì che il radon diffonda verso l’interno degli edifici stessi”.

Le principali vie di ingresso del radon negli edifici sono:

  • fessure nei pavimenti;
  • giunzioni del pavimento e della parete;
  • passaggi degli impianti termici idraulici, delle utenze elettriche, del gas.

Il Pnar, che presenta attentamente la situazione in Italia, riportando anche indicazioni per gli interventi di risanamento e per prevenire l’ingresso del radon nelle nuove costruzioni/ristrutturazioni, segnala che la presenza del radon si può riscontrare anche nei materiali da costruzione ricavati dal riciclo o dal riutilizzo di residui di processi industriali.

Questi materiali Norm (Naturally Occurring Radioactive Materials) possono essere impiegati come additivi: “cementi e ceramiche prodotti con scorie di alto forno o additivati con ceneri di carbone volanti ( fly ash, sottoprodotto delle centrali elettriche a combustibile solido), sabbie zirconifere impiegate nella produzione di piastrelle, mattoni prodotti con i cosiddetti fanghi rossi (scarti della produzione dell’alluminio), gessi in quanto sottoprodotti dell’industria dei fosfati, cementi di origine pozzolanica, intonaci pozzolanici deumidificanti, malte di calce additivata con pozzolana”. Tuttavia, la eventuale pericolosità di un determinato materiale da costruzione “dipende anche dal suo specifico impiego nell’ambito dell’opera da realizzare. Se materiale strutturale o di rivestimento, ovvero se utilizzato per ambienti interni o per realizzazioni all’esterno”.

Lavoratori e settori più esposti al radon

Segnaliamo, infine, che per un’efficace controllo sull’esposizione dei lavoratori al radon, la direttiva 2013/59/ Euratom e il decreto legislativo 31 luglio 2020, n.101, individuano situazioni di particolare interesse dal punto di vista della radioprotezione (luoghi di lavoro interrati, luoghi di lavoro seminterrati e al piano terra in aree prioritarie, stabilimenti termali). Ma rimandano al Pnar il compito di identificare altre tipologie di luoghi di lavoro ed edifici pubblici nonché “specifiche” tipologie di attività lavorative che necessitano di un particolare approccio alla prevenzione. Per concludere ricordiamo che il Pnar 2023-2032 interverrà con strategie volte a misurazione, prevenzione e riduzione dell’esposizione al radon. E verranno sviluppate a livello nazionale e locale adeguate campagne informative.


* Articolo realizzato in collaborazione con PuntoSicuro, dal 1999 il primo quotidiano online sulla sicurezza.

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