Competenze per l’innovazione digitale

La trasformazione digitale delle imprese richiede un supporto multilivello della politica industriale, che favorisca gli investimenti in tecnologie, crei un più stretto legame tra ricerca e industria e stimoli l’aggiornamento continuo delle competenze.

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Trasformazione digitale

di Cleopatra Gatti |

Presentato a Milano la scorsa estate, il Rapporto annuale del Centro Studi Confindustria sul sistema industriale si focalizza, tra i vari aspetti, anche sulla trasformazione digitale delle imprese, sul perché essa sia necessaria e su come stiano operando in questa prospettiva le politiche pubbliche.

I vantaggi della digitalizzazione

La digitalizzazione della manifattura offre importanti benefici potenziali alle imprese: arricchisce l’offerta industriale di nuovi servizi “intelligenti”, migliora l’efficienza tecnica ed energetica dei processi industriali, aumenta la flessibilità produttiva. Le tecnologie 4.0 servono anche a prendere decisioni più rapide e precise, a permettere nuove forme di interazione uomo-macchina, a interconnettere l’intera catena del valore interna all’impresa e, potenzialmente, l’intera catena di fornitura.

L’Europa in questo contesto rischia di perdere la sfida globale contro Asia e Nord-America per la leadership nell’offerta di tecnologie abilitanti per la trasformazione digitale dell’industria. La trasformazione digitale delle imprese va quindi sostenuta attivamente, per consentire al sistema produttivo di cogliere le opportunità legate alle tecnologie 4.0 con politiche mirate.

Gli interventi necessari

Gli interventi su cui le politiche industriali devono intervenire riguardano tre ambiti fondamentali:

gli investimenti in tecnologie;

un più stretto legame tra mondo della ricerca e l’industria attraverso il rafforzamento dei meccanismi di trasferimento tecnologico;

la formazione a tutti i livelli: la disponibilità di competenze e di profili professionali capaci di progettare e gestire l’integrazione delle tecnologie 4.0 rappresenta infatti la chiave per l’innovazione digitale.

In quest’ottica da qualche anno, sia la Commissione europea che i Governi nazionali europei hanno avviato piani per sostenere la trasformazione digitale delle imprese. L’Italia, pur se in ritardo rispetto agli altri principali Paesi europei, si è dotata dal 2016 di una strategia di policy di medio-lungo periodo in linea con le best practice internazionali.

Il finanziamento della formazione 4.0

Per quanto riguarda in particolare la formazione professionale, alcuni dati utili ci vengono da Fondirigenti, Fondo Interprofessionale per la formazione manageriale che, a partire dal 2016, ha finanziato iniziative di formazione finalizzate all’aggiornamento delle competenze manageriali in ottica “Industria 4.0”.

In particolare, nel triennio 2016-2018, tramite la procedura degli avvisi sono stati messi a disposizione delle imprese aderenti un totale di 25 milioni di euro per la formazione delle competenze digitali.
A fronte di questa offerta di fondi, sono pervenute 3.500 richieste di finanziamento: tra queste sono stati approvati 1.700 piani formativi, che hanno coinvolto circa 4mila dirigenti. Con riferimento al solo anno 2018, su un totale di 845 piani di formazione approvati, il tema “Industria 4.0” è risultato quello prevalente, con un’incidenza di circa quattro progetti su cinque.

Nell’ambito dei programmi di formazione rivolti a “Industria 4.0”, i temi più ricorrenti nelle iniziative presentate dalle aziende hanno riguardato: il project management per la gestione dell’innovazione (42%); l’automazione dei processi organizzativi o produttivi (39%); la cybersecurity e il data protection per la sicurezza e la privacy dei dati aziendali (19%). Disaggregando il dato del 2018 per classe dimensionale dell’impresa che ha richiesto la formazione sui temi digitali si osserva che più della metà dei finanziamenti è riconducibile a imprese di micro, piccole e medie dimensioni.

Particolarmente significativo il dato delle medie imprese, che hanno ricevuto il 38% dell’ammontare di risorse bandite con gli avvisi e impiegano oltre il 30% dei dirigenti che partecipano a percorsi di formazione.

L’impatto della formazione sulla produttività

Secondo uno studio dell’Università di Trento, basato sempre sui dati di Fondirigenti, un incremento dell’investimento in formazione ha un impatto positivo sulla performance aziendale misurata dalla produttività totale dei fattori dell’impresa: un raddoppio delle ore di formazione genera infatti un incremento della produttività del 12%. La trasformazione digitale in atto sta determinando una progressiva polarizzazione dell’occupazione: in Italia le professioni apicali hanno visto aumentare il loro peso sull’occupazione totale tra il 2008 e il 2017, ma, all’interno di questa categoria, i dirigenti sono gli unici ad aver registrato una contrazione della relativa quota, in controtendenza rispetto al totale degli occupati con alto contenuto di competenze. Sono quindi indispensabili le azioni di policy a supporto della managerializzazione delle imprese, a partire dalla leva formativa.


Il piano italiano per l’Industria 4.0

Il Piano Nazionale Industria 4.0, finanziato con la legge di bilancio 2017 e confermato con nuovi stanziamenti in quella del 2018 e del 2019, ha definito per la prima volta in Italia una politica organica di sostegno pubblico all’adozione di tecnologie 4.0 da parte delle imprese, composta da un insieme di misure che hanno da un lato promosso l’offerta di soluzioni tecnologiche 4.0 da parte delle eccellenze industriali del Paese, e dall’altro stimolato la domanda qualificata di investimenti da parte dell’intero sistema produttivo.

Il sostegno all’offerta tecnologica si è articolato sotto forma di:

  credito d’imposta per Ricerca & Sviluppo;

  strumenti a selezione e negoziali attivati da Mise e Miur per singoli.

A queste linee di intervento si è aggiunto il finanziamento per la creazione del Cluster tecnologico nazionale “Fabbrica Intelligente”, che tra le sue finalità ha quella di aiutare le imprese e il policy maker a costruire percorsi di innovazione legati alle tecnologie digitali, partendo dal bagaglio di competenze industriali già presenti nel Paese. La domanda, invece, è stata sostenuta dal Piano attraverso una molteplicità di strumenti complementari, che agiscono sia sul vincolo finanziario che su quello manageriale e delle competenze tecniche digitali detenute dalle imprese:

  sgravi fiscali automatici riconosciuti alle imprese che investono in beni strumentali e tecnologie 4.0 in essi incorporate, sotto forma di iperammortamento dei costi deducibili;

  credito agevolato per sostenere gli investimenti;

  credito d’imposta alla formazione 4.0 del personale dipendente;

  finanziamento dei Centri di Competenza digitale;

  stimolo alla costituzione dei Digital Innovation Hub.

A queste linee di intervento vanno aggiunti il sostegno finanziario alla creazione di “Fabbriche Faro”, per testare l’utilizzo delle tecnologie digitali nei processi industriali, nonché il voucher per richiedere la consulenza di un “Innovation Manager”, previsto in via sperimentale dall’ultima Legge di bilancio e rivolto alle Pmi.

Si può quindi affermare che, ad oggi, la politica industriale per la digitalizzazione in Italia sia tra le più ambiziose tra quelle esistenti in Europa. Tuttavia, si deve constatare come il totale degli stanziamenti per il triennio 2019-2021, approvati dal Governo con l’ultima Legge di bilancio e con il recente Decreto Crescita, sia pari a circa a un terzo di quanto stanziato nel corso del 2017 per il triennio 2017-2019 e a circa la metà di quanto stanziato lo scorso anno per il triennio 2018-

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