Benessere visivo, una nuova frontiera per l’HR

“Anche solo una finestra per poter vedere il cielo”. È quanto basterebbe per garantire a un lavoratore un minimo di benessere visivo, un fattore che, tenuto in giusta considerazione, può diventare un vantaggio competitivo e rappresentare una competenza futura e distintiva delle direzioni HR

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Il benessere visivo, ovvero offrire un luogo di lavoro bello e luminoso, può diventare un vantaggio competitivo per le HR di oggi

di David e Lavinia Trotti |

Immaginiamo di acquistare una casa. Andiamo all’appuntamento per la visita e, al primo sguardo, si presenta con piccole finestre da cui non entra la luce, con un arredamento indefinito, rovinato e privo di attrattiva per noi. La compreremmo mai? La domanda è retorica. Quanto meno, in caso di acquisto, cambieremmo l’arredamento.

La casa è il luogo in cui passare il nostro tempo, il nido in cui vorremmo tornare la sera dopo una giornata di lavoro o studio. Sì, perché per la stragrande maggioranza dei casi, una persona con un contratto di lavoro da dipendente, in Italia, passa 40 ore alla settimana nel luogo di lavoro. Ma come si presenta, questo luogo?

L’impatto di un luogo di lavoro “bello”

Se sulla propria casa si ha la possibilità di imprimere un cambiamento, sull’ambiente di lavoro non si ha possibilità di azione. Se non per il piccolo spazio della propria scrivania e, se si fanno lavori più operativi, nemmeno quello. Eppure, ciò che ci circonda e ciò che osserviamo intorno a noi, ha un impatto significativo sul nostro benessere. “Che si tratti anche solo di una finestra da cui vedere il cielo, la giornata lavorativa cambia”, spiegava una collega HR con cui abbiamo affrontato la questione recentemente.

Che il luogo di lavoro bello abbia un ruolo nella nostra esistenza è provato in modo empirico su base quotidiana e, negli ultimi anni, anche scientificamente. Le neuroscienze, infatti, sempre più esplorano i confini del bello e del benessere visivo (ciò che osserviamo ci rende in parte ciò che siamo). Andando a confermare quello che sentiamo intuitivamente: il colore, le forme, gli ambienti visivi ci parlano in modo molto preciso di ciò che vogliamo avere intorno. Quindi, di ciò che vogliamo essere.

Basti pensare alle piccole piantine, ai Lego e allo screensaver con quelle immagini bellissime che ci portano in luoghi lontani. Questo insieme di input visivi rappresenta la perfetta espressione dell’assoluto bisogno di avere qualcosa di familiare e piacevole da osservare durante la giornata lavorativa. Per sentire quel luogo un po’ più nostro. Quello che sembra una innocente abitudine, nasconde in realtà una necessità ben precisa dell’essere umano. Nel nord Europa e Oltreoceano questo è già realtà e lo è da molti anni. Ci sono organizzazioni che, addirittura, hanno fatto del bello uno statement per attirare lavoratori e invogliarli a restare.

Ispirare a restare

Che cosa spinge una persona a restare in un luogo di lavoro? Che cosa la induce a partecipare attivamente all’azienda di cui fa parte, e non sono a svolgere la propria attività al minimo indispensabile? Sono domande che, in qualità di HR, ci si pone spesso. Le risposte possono essere diverse: l’interesse per il proprio lavoro e il compenso, certo. Ma c’è un’altra risposta significativa: il welfare e l’attenzione al benessere dei dipendenti.

Si parlava con una giovane professionista di ritorno da un viaggio in cui aveva visitato la sede di una grande azienda internazionale. “Le persone con cui abbiamo parlato”, diceva, “erano entusiaste di lavorare lì. Sì, il lavoro a volte era standard, ma il tasso di soddisfazione era comunque elevato, perché tutto in quell’azienda era esteticamente bello e curato. La sensazione, anche per noi di passaggio, era di benessere e attenzione”.

Perché puntare sul benessere visivo

Se pensiamo a un ambiente lavorativo standard, questa immagine è molto lontana dal racconto appena descritto. Oggi il rapporto tra dipendenti e organizzazioni è al centro dell’attenzione. Le dinamiche sociali, in questi anni in profondo cambiamento, portano sotto i nostri occhi sfumature e dettagli che dieci anni fa avremmo giudicato, forse, secondari. L’immagine dell’azienda oggi non riguarda solo il logo e i colori che utilizza, ma concerne anche una sfera molto più ampia e decisiva: il percepito, da parte dei lavoratori, del clima aziendale. L’immagine, appunto, che l’azienda offre di sé a tutto tondo.

Nell’era delle recensioni, della personalizzazione e del visivo come motore centrale delle nostre vite (ricordiamo la quantità di tempo passata scrollando il nostro smartphone: una centralità del visivo sempre più prorompente), le persone stanno imparando a valutare i contesti anche sulla base di come l’ambiente li fa sentire. In quale ambiente sto investendo il mio tempo e la mia professionalità? Se ci fosse un’alternativa, più curata, più accogliente, andrei altrove?

Le persone lo sanno, lo sentono, che avere la possibilità di osservare una pianta rigogliosa, un bel quadro, pareti pulite e uno spicchio di cielo all’occorrenza trasforma attivamente la percezione di ciò che stanno facendo. E, a detta delle neuroscienze, anche la chimica del loro corpo. In poche parole: il benessere visivo ha un’importanza decisiva. Però, poi, per il lavoro ci si accontenta: ma è davvero questo che vogliamo per le nostre aziende?

Il benessere e la gestione delle risorse umane

Se ci occupiamo di risorse umane, le domande che ci siamo posti devono essere il drive con cui approcciamo queste tematiche. E la risposta farà la differenza. Ogni organizzazione che tiene a sé stessa desidera che le persone all’interno vivano e partecipino all’attività lavorativa con dedizione e proattività, per garantire una produttività costante e partecipata.

Poche, anche se in crescente aumento, si chiedono come fare in modo che questo sia possibile. Ma siamo fiduciosi che sempre più luoghi e organizzazioni saranno illuminati in questo senso. Tutto questo, e in particolare lo star bene in un determinato posto e in una determinata azienda, ha una ricaduta diretta sulla produttività, qualunque sia la mission dell’impresa.

Il discorso vale per il mondo profit, il mondo no profit e dovrebbe valere per il mondo istituzionale. Quello che genericamente chiamiamo Pubblica Amministrazione, ma che riguarda una pletora di forme: dai ministeri alle Asp, passando per le partecipate. Far star bene le persone produce ingaggio, senso di appartenenza, voglia di rimanere e incentiva sicuramente la produttività. Vuol dire realizzare in maniera continua ed efficiente gli obiettivi che l’organizzazione si è data. Certo non è l’unico fattore, ma sicuramente è un facilitatore molto potente.

Se tutto ciò è vero, allora le risorse umane assumeranno un ruolo sempre più centrale in tale contesto. Il percorso che ha portato gli uffici del personale, di antica memoria, dapprima a occuparsi dell’amministrazione del personale, poi alla gestione del personale e alla valorizzazione del capitale umano e, oggi, arrivati alla gestione delle persone, non può che svilupparsi nella gestione del benessere dell’organizzazione e di coloro che la compongono. Una evoluzione che i più sensibili al futuro stanno già vivendo.

Un percorso possibile

I responsabili delle risorse umane dovranno essere attori e attrici di un cambiamento culturale. Dovranno far sì che le idee esposte sopra e i vantaggi sottesi siano percepiti e valorizzati da tutti coloro che decidono. Le politiche del benessere, e tra queste quelle che si occupano del benessere visivo, devono essere rese comprensibili in ogni contesto. Evidenziandone i vantaggi sulla produttività e sul clima psicologico delle aziende, con un occhio attento agli effetti in termine di reputazione e di attrattività dell’azienda stessa.

L’invito è a fare anche piccoli esperimenti e osservarne gli effetti. Non stiamo parlando solo di grandi investimenti, ma di piccole azioni, come tinteggiare una stanza o scegliere dei mobili esteticamente piacevoli, curare un giardino vicino la sede di lavoro o solamente inserire delle piante per creare un luogo di lavoro bello. L’invito è aperto a tutti, responsabili e dipendenti, persone delle risorse umane e non solo. Prendiamoci cura di ciò che osserviamo, perché ciò che osserviamo e ciò di cui ci circondiamo contribuisce a renderci le persone e i professionisti che vogliamo diventare. Oltre che a renderci, potenzialmente, molto più felici.

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