Il lavoro si trasforma: il caso del settore turistico

Non solo pandemia e digitalizzazione, ma anche l’esigenza di una formazione da rivoluzionare. Lo rivela l’Osservatorio sulle trasformazioni del lavoro e della formazione continua promosso da FondItalia.

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di Christian Poccia |

Digitalizzazione, automazione, intelligenza artificiale e robotica stanno rimodellando le nostre vite a ritmi travolgenti, ancor più nel periodo difficile del Covid che ha comportato una rapida accelerazione della rivoluzione tecnologica.

Per analizzare le ripercussioni di queste trasformazioni sul mondo del lavoro, FondItalia ha commissionato al proprio “Osservatorio sulle trasformazioni del lavoro e della formazione continua”, composto da università, centri di ricerca, rappresentanti delle Parti Sociali e delle articolazioni territoriali del Fondo, un’indagine i cui risultati sono stati approfonditi a fine aprile nel corso della tavola rotonda on-line su “Le imprese di FondItalia e le trasformazioni del lavoro”.

“La ricerca ricopre una particolare importanza perché frutto di una interessante sinergia tra centri di ricerca e base territoriale dell’economia” ha spiegato nella fase iniziale del dibattito Gaetano Sabatini, professore di Roma Tre e direttore dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea del Cnr “con il duplice obiettivo di comprendere come i protagonisti del mondo del lavoro stiano vivendo i cambiamenti in atto e le conseguenze nell’ambito della formazione”. Al centro del dibattito i risultati dello studio condotto dall’Osservatorio, in collaborazione con i titolari di alcuni Conti di Rete del Fondo, su un campione rappresentativo delle oltre 131mila imprese aderenti, appartenenti ai settori del terziario, del turismo e dell’edilizia. “La crisi che stiamo vivendo, complice anche l’effetto dirompente che la tecnologia sta producendo nel mondo del lavoro, ha profondamente inciso sul tessuto economico e sociale” ha detto Roberto Rossi, coordinatore di EcoLab, l’associazione affidataria del progetto per lo start-up dell’Osservatorio.

Rossi si è detto convinto che presto “ci troveremo ad avere a che fare con una realtà in cui il lavoro stabile sarà sempre meno presente nei mercati economici e in questo senso la formazione professionale diventerà essenziale, sarà necessario strutturare un sistema formativo che sappia rispondere a questa nuova dinamicità”. La fotografia scattata dall’Osservatorio, che ha consentito un’analisi concreta di cosa accade all’interno delle aziende del terziario, dell’edilizia e del turismo, settori fra i più colpiti dalla pandemia, suggerisce proprio la necessità di pensare a nuove forme di organizzazione del lavoro.

“La ricerca dell’Osservatorio” ha detto nel corso del convegno Alessandro Albanese Ginammi, coautore dell’indagine “è iniziata a marzo 2020 e fin da subito abbiamo cercato dialogo con associazioni, enti di formazione e istituzioni pubbliche. Siamo partiti da tre importanti domande: come la tecnologia sta cambiando il mondo del lavoro in un anno di crisi pandemica? Quali sono i problemi di imprenditori, aziende e lavoratori oggi? Quali percorsi di formazione e competenze possono essere acquisiti per poter superare queste problematiche?”. “In questi mesi” ha riflettuto il Direttore di FondItalia Egidio Sangue “si è sviluppata consapevolezza da parte delle aziende sul tema dell’innovazione e sulla necessità di un adeguamento dell’organizzazione aziendale a fronte di scenari in continua evoluzione. Per contro c’è una forte incertezza nel futuro, che è un elemento che disincentiva i soggetti a fare investimenti. FondItalia” ha proseguito Sangue “ha colto questo elemento e perciò ha messo a disposizione risorse finanziarie a favore delle aziende con un Avviso che copre dal punto di vista operativo e finanziario fino a novembre 2021, offrendo certezza ai nostri associati”.

Dalle tecnologie alla gestione dei processi

Nel settore del terziario, tra i fattori che innoveranno i rispettivi ambiti di attività, le imprese hanno indicato le nuove tecnologie specifiche del settore, le attrezzature e strumentazioni tecniche di nuova generazione, i software, la comunicazione digitale, il digital marketing e la gestione dei processi aziendali. Le imprese del settore dell’edilizia hanno invece posto l’accento sui materiali ecocompatibili. Mentre nel turismo, dove le aziende intervistate evidenziano più chiaramente la sensazione che la pandemia determinerà dei cambiamenti permanenti, è emerso che gli aspetti da curare in futuro sono rappresentati dalle mutate esigenze della clientela, dalla comunicazione e il marketing, ovviamente digitali, e dalla sicurezza, anche sanitaria. L’offerta formativa di cui usufruiscono attualmente le imprese risponde parzialmente a queste nuove esigenze, essendo centrata soprattutto sulla formazione obbligatoria ex-lege. Sebbene le stesse imprese confermino l’importanza di questo tipo di attività formativa anche in futuro, in funzione dei continui aggiornamenti normativi, esse manifestano il desiderio di poter usufruire maggiormente di percorsi in Digital marketing e di aggiornamento informatico e sui nuovi software, ma anche di corsi dedicati a “Industria 4.0”, alla gestione del cliente e della privacy, alla salute dei clienti, all’informazione circa gli sviluppi in termini di materiali ecocompatibili. Le interviste hanno evidenziato anche la necessità di predisporre percorsi di aggiornamento specifici sulle nuove normative che interessano il mondo del lavoro. È infatti emerso come molte aziende non siano a conoscenza della possibilità di applicare deroghe economicamente migliorative nell’ambito della contrattazione collettiva, così come molte non sono a conoscenza della possibilità di applicare contratti collettivi diversi da quelli maggiormente utilizzati.

Molte le sfide per il turismo

Nel corso del convegno, il dibattito si è concentrato su un settore particolare, quello del turismo, uno tra i più colpiti dagli effetti della pandemia.

“La metà delle aziende interpellate non è in grado di prevedere i cambiamenti che le attendono” ha detto Marco Zaganella, coautore della ricerca. “È evidente quanto sia dunque necessario predisporre consulenza, informazione e accompagnamento per queste imprese che stanno attraversando una fase delicata che va al di là della pandemia e che coinvolge i cambiamenti tecnologici”.

“Per quanto riguarda il settore turistico, ad esempio, abbiamo posto l’attenzione anche sul tema dello smart working” ha proseguito Zaganella. “Il workation (work + vacation) è infatti un’ipotesi da prendere in considerazione per rilanciare il Mezzogiorno. Può incentivare la presenza, soprattutto nei mesi più miti, di lavoratori desiderosi di trascorrere periodi medio lunghi in territori tradizionalmente meta di vacanza. L’88,2% delle agenzie di viaggio ritiene che lo smart working non rappresenti un volano, mentre oltre il 60% delle aziende di alloggio sì. Altro dato che emerge dall’indagine è la propensione delle aziende a collegarsi ad altre aziende del territorio per costruire una filiera turistica vantaggiosa e green”.

“La ricerca fa luce su molti aspetti critici e offre un quadro ampio e articolato ricco di spunti utili per definire gli strumenti utili alle piccole imprese” ha commentato nel corso del convegno Alessandra Marasco, ricercatrice presso l’IRIS di Napoli specializzata nel settore turistico, esortando l’approfondimento di due aspetti: “La possibilità per le imprese di maturare un approccio alla tecnologia più completo e strategico, non soltanto nell’ambito del marketing e della comunicazione, ma soprattutto utilizzando i nuovi strumenti a disposizione per monitorare i dati. E lo sviluppo di competenze necessarie a creare un collegamento tra l’innovazione digitale e la trasformazione green alla luce dell’accresciuta sensibilità dei turisti verso servizi e mete ecofriendly”. Ma proprio le conseguenze dei processi di digitalizzazione rischierebbero di esacerbare le differenze fra territori centrali in cui le infrastrutture esistono e sono performanti e territori periferici, piccoli comuni o borghi di provincia, sprovvisti di infrastrutture digitali adeguate, e che rischiano di restare esclusi da opportunità di crescita e sviluppo. Ne è convinta Stefania Oppido, tecnologo presso l’IRIS di Napoli, secondo cui tale rischio può però trasformarsi in opportunità: “La digitalizzazione e le piattaforme possono essere di aiuto per la creazione di nuove forme di cooperazione fra le aziende di questi territori periferici al fine di dar vita a filiere di qualità attraenti per i turisti. Servono ovviamente competenze e il cosiddetto South Working, in questo senso aiuta. Nei mesi del 2020 circa 145mila lavoratori hanno sperimentato questa modalità di lavoro”.

La Oppido ha citato una ricerca condotta dall’associazione South Working su 2.000 persone fra i 25 e i 40 anni e con un alto grado di istruzione, che evidenzia come 85 intervistati su 100 vorrebbero lavorare nel proprio territorio qualora ci fossero le condizioni. “La possibilità di lavorare da remoto, in presenza di uno sviluppo adeguato di digitale e servizi” ha concluso Oppido “è una grande occasione per ripensare alle risorse umane dei territori periferici, per far crescere le aziende e le comunità locali. E in questo senso la formazione è essenziale”.

“Quello svolto dall’Osservatorio FondItalia è un lavoro prezioso che trasmette come stia cambiando la modalità di fare formazione” ha commentato nel suo intervento Nicola Patrizi, Presidente di FederTerziario, secondo cui “la sfida del presente è essere in grado di percepire il cambiamento in atto e far capire alle imprese cosa serve e come attingere agli strumenti della formazione”.

Una ulteriore sfida per il settore è quella relativa alla definizione del nuovo Contratto Collettivo del Turismo. “Si tratta di una grande opportunità per il settore” ha sottolineato Giuseppe Mallardo, in rappresentanza di FederTerziario Turismo. “Il nuovo Contratto Collettivo del comparto, oltre a rappresentare un momento per superare la contrapposizione tra le parti, consente di incorporare in questo alcuni aspetti di fondamentale importanza come la formazione, la digitalizzazione e la valorizzazione delle persone impegnate in un comparto così polimorfo e variegato”. “È necessaria una rimodulazione del settore turistico e di tutti i suoi segmenti, da quello sportivo al congressuale, a quello legato al benessere” ha concluso Nevio D’Arpa, presidente della fiera BTM Business Tourism Management, a chiusura degli interventi sul settore turistico. “Servono soluzioni mirate dal carattere fortemente innovativo e creativo, che tengano sempre conto dell’importanza del fattore umano e che rispondano alla principale esigenza espressa in questo momento dai turisti, che è quella della sicurezza. Ecco perché la formazione degli operatori del settore rappresenta un elemento di primaria importanza”.

Per tutti i comparti, la ricerca ha comunque evidenziato una cospicua percentuale di aziende incapace di prevedere i cambiamenti che le attendono. Il discorso qui chiama in causa l’attività dei Fondi Interprofessionali, che possiedono gli strumenti per dispiegare un’opera di informazione presso le imprese e di sensibilizzazione verso la necessità di riqualificare i propri lavoratori.

DIECI PUNTI DI APPRODO DA CUI RIPARTIRE

Un decalogo, risultato della ricerca su “Le imprese di FondItalia e le trasformazioni del lavoro” realizzata dall’Osservatorio promosso dal Fondo, con i dieci punti di approdo dai quali ripartire per approfondimenti futuri.

1 | Le imprese riconoscono la centralità dell’innovazione, ma evidenziano una scarsa propensione agli investimenti.

2 | Il futuro è delle competenze nelle nuove tecnologie.

3 | Digital Marketing, nuovi software, industria 4.0, privacy e gestione del cliente tra i corsi più richiesti in futuro.

4 | Emerge la centralità di una nuova figura professionale che faccia da mediatore dell’innovazione tecnologica presso le imprese.

5 | Nel settore dell’edilizia sarà sempre più importante la conoscenza dei nuovi materiali da costruzione.

6 | Le imprese sembrano trascurare le potenzialità offerte dalle costruzioni digitali, dall’utilizzo dei droni e della realtà aumentata.

7 | La “rivoluzione verde” richiederà un costante aggiornamento normativo sull’edilizia.

8 | Siamo di fronte a uno spartiacque tra un turismo “pre-pandemia” e un turismo “post-pandemia”? La metà delle imprese del turismo non è in grado di prevedere i cambiamenti che le attendono.

9 | Smart working e turismo medico concorreranno allo sviluppo di un nuovo turismo nel XXI secolo?

10 | Emerge la necessità di predisporre percorsi di aggiornamento specifici sulle nuove normative che interessano il mondo del lavoro.

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