L’incubo degli obiettivi

Più che imporci di raggiungere un determinato obiettivo, potrebbe essere utile fissare i nostri valori e vivere e agire di conseguenza.

Obiettivi

di Marina Fabiano |

Proprio mentre eravamo in una stagione di partenza verso i soliti complicati e fantasiosi obiettivi del nuovo anno, che alcuni ritardatari non erano ancora riusciti a ben definire, oppure avevano aspettato per capirne di più dell’andamento del business e stabilirne di più realistici, ecco che siamo andati a sbattere contro un muro imprevisto.

Molti l’hanno definito un “Cigno Nero”, ma lo stesso Nassim Taleb, inventore della definizione, non lo chiama cosi, questo muro dal nome Covid-19.

“Manca una connotazione essenziale: l’imprevedibilità”, spiega Taleb. “È valido per la malattia in sé, perché erano anni che la comunità scientifica avvertiva che prima o poi sarebbe scoppiata un’epidemia globale. Già ai tempi dell’Ebola si temette: non si diffuse perché si era sviluppato in un posto non troppo collegato con il resto del mondo, ora invece l’epicentro è stato nel Paese interconnesso per antonomasia. Ma non lo è, un cigno nero, neanche per il crollo dei mercati: era nell’ordine delle cose una correzione vistosa, perché i prezzi erano troppo gonfiati, sia in Usa che in Europa. Un po’ di ‘drenaggio’ non farà che bene. Di momenti del genere ce ne sono stati tanti, anche senza epidemie”. Quindi? Obiettivi frantumati, come minimo.

Un po’ di fatti miei

Molto tempo fa, quando felicemente lavoravo in un’azienda di medie dimensioni, ben guidata, addirittura divertente, di anno in anno gli obiettivi erano semplici: fatturare un po’ di più dell’anno precedente, consolidare le relazioni con i clienti buoni (quelli che pagavano con regolarità e permettevano un margine di guadagno decente), far rigar dritto i clienti indisciplinati, assottigliare le giacenze di magazzino; magari trovare nuovi fornitori in esclusiva e nuovi clienti di belle speranze, se possibile.

Certi anni, ci si accontentava di “consolidare” il business, cosa che oggi è vista come un atto di rinuncia. Poi venne la multinazionale, che acquisì la Pmi e proiettò i suoi dipendenti nel rutilante mondo del “cambiamento”. Tutti (ancora per un po’) felici, imparavamo con adrenalinico compiacimento parole e attività altamente coinvolgenti, che ci facevano sentire intelligenti e utili. Nel rapido giro di un paio d’anni, eravamo ciecamente concentrati all’interno, credendoci l’ombelico del mondo, anziché all’esterno, verso il mercato e i clienti.

In quel periodo nacque la mia avversione per gli obiettivi, che divennero micragnosi e arzigogolati, più impegnativi nella stesura che nel conseguimento. Nell’ultimo trimestre di ogni anno si cominciava a lavorare per settimane alla definizione dei futuri obiettivi, per ogni “goal” era necessario trovare le parole più ricercate, renderlo grandioso e indispensabile, dovevano essercene in gran numero, di fantasiosi risultati da raggiungere, ovviamente misurabili, ovviamente “smart”.

E se invece parlassimo di valori?

Tutto sommato stabilire obiettivi, anche nella vita privata, è piuttosto semplice: il difficile è identificare azioni pratiche che trasportino verso i desiderati traguardi e, passo passo, con costanza e pervicacia, al raggiungerli. Se non progrediamo rapidamente, ci sentiamo frustrati e lasciamo perdere; oppure ci raccontiamo mirabolanti giustificazioni del perché non si può, o troviamo dei consenzienti capri espiatori, tra cui noi stessi, a cui attribuire le colpe. Tutto già visto, vero?

Potrebbe invece piacerci di più, ed essere decisamente più utile, fissare i nostri valori, ciò che davvero riveste l’importanza, per noi, e vivere ed agire di conseguenza. Chi ha detto che il successo si misura in risultati raggiunti? Sì, è vero, l’hanno detto in molti, ma chi ha detto che ciò che dicono in molti è per forza vero? Alla fine, l’ho verificato sulla mia pelle, ma anche spesso e ancora di più seguendo le vite di altri, di persone di successo (ognuno nel proprio ambiente, nella propria nicchia, se vogliamo) che raggiungono risultati notevoli vivendo e agendo secondo i propri valori, secondo ciò che è veramente importante per loro, seguendo tempi e direzioni verso cui si sentono coinvolti e appagati.

Evitando di concentrarsi sugli aridi obiettivi del business puro, quello da perseguire calpestando ogni ostacolo, si può arrivare più o meno dove ci si aspetta di essere, un po’ più avanti o un filo più indietro non è poi così fondamentale, il bello è che il viaggio diventa avvincente tanto quanto la meta; si può partire quando si vuole, ci si può tranquillamente fermare ad ammirare un panorama particolarmente suggestivo, vivendo l’attimo nella sua impagabile attualità.

L’obiettivo a questo punto è l’azione che garantisce i valori perseguiti. Ad esempio, l’affidabilità è un valore, che non significa dire sempre di sì a tutto e a tutti; vuol dire saper scegliere tra le richieste che arrivano sul nostro tavolo, ponderarle, decidere quali accettare e quali no, rispondere di conseguenza e mantenere le promesse.

Un altro esempio: dimagrire è un obiettivo, ma quale valore lo accompagna? Vogliamo dimagrire perché la moda inneggia al magro è bello o perché avremmo più energia senza qualche chilo di troppo? Se il valore è sentirsi meglio, più in salute, probabilmente l’obiettivo sarà raggiungibile; se vogliamo perdere peso per piacere agli altri, mah! Non so.

Dunque, comprendere i valori che sostengono gli obiettivi o, meglio ancora, decidere quali valori fanno parte della nostra vita e di conseguenza evidenziare degli obiettivi che li accompagnino, come delle boe che segnano il percorso, secondo me è il modo più gradevole di stare nel business, e nel mondo.

Sì, ma quali?

Come identificare i nostri valori fonda- mentali, al di là di ciò che ci viene facile?

Proviamo a immaginarci alla festa del nostro ottantesimo compleanno: cosa vorremmo che i nostri invitati dicessero di noi parlandone con gli altri? Come potremmo aver influito sulle loro vite? Quali eredità, immateriali, naturalmente, vorremmo lasciare? Saremmo felici di essere descritti come “belli magri”? O preferiremmo essere etichettati come coraggiosi, creativi, spiriti liberi? O come persone che si prendono cura degli altri? Generosi, rispettosi, gentili? I valori rispecchiano il “come” si vuole essere, nel percorso personale e professionale della vita, piuttosto che nel “cosa” si vuole ottenere.

Se ci guardiamo onestamente attraverso una lente di ingrandimento, può darsi che ci si veda particolarmente ossessionati sugli obiettivi, se li stiamo raggiungendo o no; in questo caso potremmo sentirci frustrati, in colpa, angosciati, ipercritici.

Rimetterci in linea con i nostri valori ci permette di guardare alla macro-zona in cui ci troviamo e ci porta ad agire serenamente verso obiettivi magari meno eclatanti, ma sicuramente più soddisfacenti. Sempre che non arrivino altri cigni neri, veri o ipotetici, a rallentarci la vita.

INCERTEZZA E IMPREVEDIBILITÀ

Si impara dall’esperienza. Si conosce, o almeno si ipotizza il futuro, studiando il passato.

Anche il tacchino, che riceve cibo ogni giorno, è convinto che la regola generale della vita sia quella di essere sfamato quotidianamente dagli umani e che il suo futuro sarà tutto mangime e passeggiate nell’aia.

Poi, un giorno a ridosso di qualche infausta festività, al tacchino succede qualcosa di imprevisto, che lo porta a riconsiderare le sue convinzioni.

Gli capita un cigno nero, un evento a suo modo di pensare altamente improbabile, isolato, imprevedibile, con un impatto enorme, per il quale a posteriori noi troviamo giustificazioni plausibili.

Nassim Taleb, attraverso racconti, teorie e aneddoti, ne “Il Cigno Nero” ci accompagna dal Mediocristan all’Estreminan (e ritorno), smaschera la fallacia dell’imbroglione, dipinge l’estetica del caso e della tecnologia, rende comprensibili gli accadimenti mai pensati prima.

Un testo immancabile nella costruzione delle proprie competenze strategiche, dove i piani B spesso sono frettolosamente schematizzati, troppo superficiali e poco credibili.

Cigno

 

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