Il Lavoro Agile ai tempi del Covid-19

Il 72% delle aziende italiane ha attivato lo Smart Working per affrontare il temporaneo “lockdown” del Paese, ma per il futuro non si sbilanciano. Sono questi alcuni dei risultati che emergono da una indagine di InfoJobs, che rivela anche che non tutti i lavoratori sono preparati e disponibili a lavorare sempre in modo “agile”.

lavoro agile

di Laura Reggiani |

Il lockdown del Paese causato dal dilagare di un’emergenza sanitaria senza precedenti ha imposto alle aziende di riorganizzarsi per garantire l’operatività e la sicurezza delle persone.

Ma come hanno vissuto i lavoratori italiani questo approccio obbligato al lavoro agile? E, soprattutto, quale potrà essere la sua applicazione sul mercato del lavoro di domani? A queste domande ha risposto un’indagine realizzata da InfoJobs mettendo a confronto il punto di vista delle aziende e dei lavoratori sul tema dello Smart Working.

Una risposta all’emergenza

I dati emersi rispecchiano un Paese che ha risposto all’emergenza utilizzando in maniera massiccia lo Smart Working: il 72% delle aziende ha infatti messo a disposizione in tempi brevi mezzi e strumenti per permettere ai collaboratori di proseguire  il lavoro da remoto.

Tuttavia, è chiaro che non tutte le tipologie di business e non tutte le funzioni possono essere svolte in Smart Working: dai dati di InfoJobs risulta infatti che i lavoratori italiani in Smart Working sono il 15% della forza lavoro complessiva del nostro Paese. La parte restante è infatti rimasta a casa senza reddito (45% dei rispondenti, percentuale che sale al 50% per le donne), in ferie o in congedo (25%) mentre il 13% si è recato ancora sul luogo di lavoro, senza nessuna modifica alle modalità di prestazione del servizio.

Il 56% delle aziende che hanno attivato lo Smart Working ha dichiarato di averlo applicato per la prima volta, mentre il 29% l’ha esteso a più figure o su più giorni. Percentuali ancora più polarizzate sui lavoratori, dove il 79% ha affermato di averlo adottato per la prima volta, mentre per il 14,5% sono solo cambiate le modalità di fruizione e per il 6,5% non c’è stato alcun cambiamento rispetto a prima.

prospettive smart working
Le prospettive dello Smart Working nelle aziende italiane a emergenza terminata (in % di risposte, fonte InfoJobs)

Opportunità e difficoltà dello Smart Working

Il 64,5% delle aziende intervistate ha dichiarato che i dipendenti hanno apprezzato questa decisione, che non ha avuto contraccolpi sulla produttività (39%) o ne ha avuti ma in maniera limitata (25,5%). Le difficoltà comunque non sono mancate e il 19% delle aziende ha sostenuto che lo Smart Working non ha funzionato, complici la struttura o il business che mal si sposano con il lavoro da remoto.

In linea più generale, le maggiori criticità riscontrate sono state legate soprattutto a problemi di tipo organizzativo (44%), a causa della mancanza di supervisione e di controllo sul lavoro svolto, e relazionale (42%) in quanto è mancato il confronto quotidiano e il lavorare fianco a fianco con i colleghi.

Solo il 14% delle aziende ha dichiarato problemi legati alla tecnologia, rilevante soprattutto per quelle aziende che non erano preparate a gestire l’emergenza a livello di strumenti e competenze interne. Per quanto riguarda i lavoratori, il 38% del campione intervistato si è dichiarato fortunato di poter evitare gli spostamenti in questo momento, mentre il 27% ha apprezzato le possibilità date dalla tecnologia, che ha messo a disposizione un ufficio “virtuale” dove è stato possibile continuare a lavorare come prima.

Solo il 7% ha dichiarato di essere meno produttivo soprattutto a causa degli impegni familiari da gestire in contemporanea, percentuale che è salita al 33% per le donne con figli conviventi.

Tra le cose più apprezzate dello Smart Working, il 17% dei lavoratori ha dichiarato la possibilità di gestire esigenze personali e lavorative, con una percentuale che è salita al 30% per le donne con figli. Gli italiani che si sono inoltre trovati a dover far fronte alla creazione di spazi di lavoro fra le mura domestiche, hanno notato in modo favorevole il tempo risparmiato per gli spostamenti da casa all’ufficio (49%) e la flessibilità degli orari (19,5%).

L’azienda non è però solo un luogo di prestazione d’opera, ma anche un mondo in cui si intessono relazioni o dove semplicemente ci si confronta. Ecco allora che sono diversi anche gli aspetti di cui i lavoratori hanno lamentato la mancanza, prima tra tutte la socialità del luogo di lavoro e il confronto quotidiano con i colleghi (parimerito al 27%).

A seguire, aspetti all’apparenza secondari, come la comodità della propria postazione (11%) o il piacere di prepararsi alla giornata con outfit e make-up (10%).

Uno sguardo “tiepido” sul futuro

“Su ciò che avverrà una volta superata l’emergenza sanitaria, le aziende sono caute a parlare di rivoluzione”,  ha commentato Filippo Saini Head of Job di InfoJobs. “Anche i lavoratori sembrano apprezzare le potenzialità del lavoro da remoto, ma sono ben lontani dall’augurarsi che possa essere la modalità esclusiva e prioritaria di domani. In generale, dalla nostra indagine emerge un’Italia molto pragmatica e realista, che distingue le misure eccezionali dai propri desideri e dalla speranza per la nuova normalità di domani”.

Nel dettaglio, per il 30% delle aziende non ci saranno cambiamenti delle modalità di lavoro rispetto al business pre-Coronavirus, mentre il 28% dovrà valutare gli sviluppi legislativi per implementare a regime lo Smart Working e il 24% lo abiliterà, ma solo per una parte dei dipendenti.

Concordi su un approccio prudente anche i lavoratori: il 71% vorrebbe mantenere il lavoro agile solo 1 o 2 giorni alla settimana (89% per le donne con figli) mentre solo il 16% si auspica un full time smart. Dissente il 13%: meglio l’ufficio!