Mindless o Mindful?

In che modo il nostro cervello ci ostacola, o ci facilita, nel vivere le nostre esperienze e nella nostra capacità di cambiare.

cervello

di Melania Mecenate* |

Anche se non ci piace sentircelo dire, spesso agiamo senza pensare. Perché? Di seguito qualche utile nozione.

Il nostro cervello gestisce energia, informazioni e si relaziona con se stesso e con l’ambiente circostante; tutto questo rappresenta un’enorme quantità di dati.

A livello conscio il cervello non riesce a processare in media più di cinque o al massimo sette informazioni allo stesso tempo, mentre a livello inconscio la capacità di processare dati è molto più estesa. Eppure, nonostante ciò, non riesce comunque a gestire l’enormità di dati con cui interagisce!

Sappiamo inoltre che la priorità numero uno del nostro cervello è la “sopravvivenza”! Comprendiamo quindi che il cervello dà priorità all’energia, alle informazioni e alle relazioni che più gli garantiscono la sopravvivenza, in quello che si può definire “base level processing”.

Agire senza pensare

Questo dare delle priorità nella nostra vita quotidiana si traduce nella creazione di categorie e di schemi (bianco o nero, giusto o sbagliato) e di comportamenti automatici. Ciò avviene perché è il modo più funzionale, cioè che causa il minore dispendio di energia, di processare informazioni, assicurandoci appunto la sopravvivenza.

Ricadere automaticamente negli automatismi, ovvero nel base level processing, ci fa diventare Mindless: ci fa agire senza pensare, ci fa seguire delle routine come se fossimo bendati, creando abitudini, stereotipi, bias e scorciatoie. Vi è mai capitato di guidare facendo sempre la stessa strada per andare al lavoro e ritrovarvi sotto l’ufficio senza esservi resi conto del tragitto percorso? Questo ci può tornare utile se abbiamo bisogno di pensare durante il tragitto, ma può rappresentare un problema non essere in contatto con ciò che ci accade in quel momento, se non siamo presenti a noi stessi, al contesto e all’ambiente che ci circonda.

Il deliberato utilizzo dell’attenzione

Essere Mindful, comporta il deliberato utilizzo dell’attenzione e del non-giudizio rispetto alle esperienze, interne a noi stessi ed esterne, che facciamo. Portare intenzionalmente e senza giudizio la nostra completa attenzione all’esperienza presente, momento per momento, crea una connessione migliore tra corpo e mente.

Ma nel mondo reale a cosa ci serve? Per rispondere a questa domanda sono state svolte molteplici ricerche, tra cui un interessante studio svolto su alcuni venditori di automobili. Ad un primo gruppo di venditori fu chiesto di usare esattamente la solita scaletta che usavano per vendere. Ad un secondo gruppo fu chiesto invece di approcciare il cliente come se fosse il loro primo cliente e di cambiare la scaletta normalmente utilizzata in un modo che soltanto loro avrebbero però notato.

Per fare ciò, il secondo gruppo avrebbe avuto bisogno di essere molto presente momento per momento, ovvero Mindful. I risultati furono sorprendenti, il secondo gruppo non solo fu recensito dai clienti come più carismatico e preparato del primo, ma ottenne risultati di gran lunga migliori del primo gruppo, vendendo un maggior numero di auto proprio perché era stato Mindful.

Migliorare le prestazioni

Per tornare alla nostra domanda, a cosa serve essere Mindful, una prima riposta è che migliora la nostra performance. Se un forte impatto sulla performance di questi tempi non bastasse, molti studi dimostrano che persone Mindful (o che praticano la Mindfulness) hanno migliori indicatori di benessere (pressione, battito cardiaco ecc.) di chi non lo è, un minore livello di stress, maggiore capacità di focus per periodi di tempo più lunghi, migliore capacità decisionale e migliore gestione delle reazioni emotive.

La buona notizia è che non serve meditare per ottenere questi benefici; togliamoci quindi dalla mente l’immagine dei monaci buddisti che meditano per ore ed ore!

Allenare un Mindful Brain ci facilita nel vivere al meglio le nostre esperienze. Numerose ricerche sulla Mindfulness, molte di cui svolte e raccontate dalla famosa psicologa statunitense Ellen Langer nel suo libro “Mindfulness”, dimostrano che allenare il nostro essere Mindful migliora il nostro modo di vivere, percepire e quindi rispondere a ciò che ci accade; riusciamo a fare ciò più obiettivamente, formuliamo meno pensieri negativi e la nostra mente è più calma.

La nostra reattività emotiva si riduce mentre diventiamo più consapevoli, riuscendo così ad auto-regolarci e a diventare più intenzionali. In poche parole, impariamo a rispondere invece che a reagire. Quindi, per stare meglio ed essere più efficaci, su cosa possiamo fare leva?

Indurre il cambiamento

In fisica quantistica, la rapida e ripetuta osservazione di una particella rende la particella stessa stabile: essenzialmente congeliamo l’evoluzione di un sistema semplicemente osservandolo. Questo significa che l’osservatore “influenza” o “interferisce” con la realtà osservata.

Allo stesso modo, quando noi indirizziamo e utilizziamo la nostra attenzione (mindful brain) stiamo direttamente influenzando come il nostro cervello funziona, scegliendo quindi come vogliamo essere. Con il suo lavoro Jeffrey Schwarz offre una prospettiva applicata alle neuroscienze e ci dice che “focalizzare l’attenzione può stabilizzare circuiti neurali associati con ciò che si sta focalizzando”, questo è il “Quantum Zeno Effect”.

Se, di fronte alle sfide o ai cambiamenti che ci troviamo ad affrontare, decidiamo di prestare attenzione e di concentrarci sulle eventuali opportunità e non sui rischi, stiamo influenzando il modo in cui percepiamo la sfida o il cambiamento in generale; stiamo fortificando quei percorsi neurali che ci portano a vedere le opportunità e non i rischi ogni volta che ci troveremo davanti a una sfida.

Questo concetto ci introduce alla legge di Hebb sulla neuroplasticità: “neuroni che sparano insieme, si connettono insieme”. Il cervello è in continuo cambiamento, ma noi possiamo deliberatamente usare la nostra attenzione per fortificare i circuiti neurali su ciò su cui ci stiamo focalizzando.

È un po’ come l’acqua che scorre nella sabbia, scava un percorso dove poi scorre più acqua che a sua volta scava quel percorso in modo sempre più profondo e dove scorrerà ancora più acqua.

Cosa significa questo? Che grazie alla capacità del nostro cervello di cambiare, se vogliamo possiamo decidere quale strada rendere forte e quale indebolire fino a non percorrerla più; possiamo cambiare alcuni nostri comportamenti, abitudini, reazioni, automatismi che non ci piacciono, non ci soddisfano o non ci portano ai risultati desiderati.

Questo formerà dei nuovi percorsi, appunto i circuiti neurali, che utilizzeremo ancora e ancora, rendendoli sempre più forti, creando quindi un cambiamento neuroplastico auto indotto. È proprio questa nostra capacità di scegliere i nostri percorsi neurali che ci permette di essere Mindful.

TRAIN YOUR BRAIN

Ecco alcuni semplici esercizi per allenare la “Mindful Attention”.

  • | Durante una conversazione con un collega con il quale lavorate normalmente, o se vi trovate in un ambiente che conoscete bene, provate a notare ogni volta che decidete tre cose nuove e tre cose diverse di questa persona o dell’ambiente.
  • | Provate a porre regolarmente durante la giornata per tre minuti quattro volte al giorno deliberata attenzione a ciò che ci arriva attraverso i Cosa vediamo, ascoltiamo, tocchiamo, odoriamo, assaporiamo e come percepiamo il nostro corpo magari quando camminiamo.

mindfulness

 


* Melania Mecenate è co-founder e Head of Research and Development di Disclose srl, una start-up che si occupa di formazione e che ha sviluppato un nuovo concept sul talento che aiuta le organizzazioni ad agire sui talenti delle persone, utilizzando l’intelligenza emotiva, il coaching e le conoscenze in ambito neuroscientifico.