La bilateralità come strumento di sviluppo

La bilateralità rappresenta un’esperienza ormai consolidata delle relazioni sindacali in Italia, che ha portato gli Enti Bilaterali a offrire ai lavoratori e alle imprese servizi che spaziano dalla formazione allo sviluppo dell’occupazione, dal welfare alla sicurezza. Molte le criticità del sistema, tra cui quelle legate alla rappresentanza.

due lavoratori che si stringono la mano in segno di accordo

di Giovanni Galvan | 

Si intende per bilateralità qualsiasi processo di politiche attive o passive del lavoro che preveda una partecipazione e una governance paritaria tra parti di rappresentanza sindacale dei lavoratori e parti di rappresentanza dei datori di lavoro.

Enti bilaterali, un ruolo centrale nei rapporti di lavoro

La bilateralità è un processo antico, che risale secondo alcuni alle Corporazioni medievali. Nell’età moderna il sistema bilaterale come mediatore tra gli interessi di proprietà e lavoratori ha avuto un notevole incremento nel periodo della “concertazione” degli anni novanta e ha visto la sua consacrazione della nella legge Biagi (D.Lgs. 30/2003). Con questa gli Enti Bilaterali assumono un ruolo centrale per la gestione dei rapporti tra lavoratori e imprese insieme alla contrattazione, sia pure con qualche distinguo sindacale.  Gli Enti Bilaterali nascono spesso all’interno dei Ccnl ma, tenuto conto che i contratti registrati presso il Cnel sono quasi 900, anche gli Enti Bilaterali sono proliferati in maniera incontrollata e assommano a qualche centinaio.

Enti bilaterali, tipizzati e non

Negli ultimi anni gli Enti Bilaterali hanno assunto numerosi ruoli specialistici, soprattutto all’interno degli strumenti di welfare contenuti nei Ccnl. Infatti sono, tra l’altro, le sedi privilegiate per la regolazione del mercato del lavoro, attraverso la promozione dell’occupazione, l’intermediazione nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, lo sviluppo di formazione professionale, l’inclusione dei soggetti più svantaggiati, la gestione mutualistica di fondi per l’integrazione del reddito, la certificazione dei contratti di lavoro e di regolarità contributiva e lo sviluppo di azioni inerenti la salute e la sicurezza sul lavoro.

Le ricerche hanno classificato questi Enti secondo due macro – tipologie: “Enti Tipizzati”, ovvero con un mandato preciso rispetto ad un certo quadro giuridico e/o rispetto ad un certo strumento previsto dal Ccnl; “Enti non Tipizzati”, previsti di solito dal Ccnl come luoghi di concertazione, spesso di secondo livello, di certificazione dei contratti e di certificazione delle competenze su alcuni temi. Questi ultimi sono probabilmente i più numerosi e risentono fortemente delle problematiche di rappresentatività di alcune Parti costituenti. Dovendo classificare i Tipizzati per tipologia di servizio erogato, si può dividere il tutto per comparti.


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