Dove lo metto il laureato?

Il nostro è un Paese che continua a produrre tantissimi giovani altamente formati in settori dove non c’è più occupazione. Dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro un’indagine che mostra il distacco tra offerta formativa universitaria ed effettiva occupabilità dei laureati.

laureato

di Greta Gironi |

Quali sono i percorsi universitari più attenti alle esigenze del mercato del lavoro? E quanto il livello di istruzione influisce sulla partecipazione dei più giovani in termini di continuità e redditività? Questi alcuni degli interrogativi che le famiglie si pongono prima di investire nella formazione universitaria dei propri ragazzi e a cui dà risposta l’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro con l’indagine “Quale laurea dà maggiori opportunità occupazionali? L’analisi dei laureati trentenni in Italia”.

Uno studio che fotografa il divario tra l’offerta formativa dei laureati italiani e la loro effettiva occupabilità, mostrando un Paese che continua a produrre tantissimi giovani altamente formati in segmenti di mercato dove non c’è più occupazione.

Più studi e più lavori

Dall’analisi dell’Osservatorio, che si focalizza sulla posizione nel mercato del lavoro di laureati di età compresa fra i 30 e i 39 anni, risulta che degli oltre 1,7 milioni di trentenni laureati residenti in Italia il 19,5% (344mila) è privo di un’occupazione, mentre un ulteriore 19% (336mila) lavora in posizioni professionali che non richiedono la laurea. Il restante 61,5%, invece, lavora mettendo a frutto il titolo di studio conseguito. Dai dati emerge, inoltre, che nel 2017 il tasso di occupazione dei trentenni laureati (81,3%) è superiore di 8 punti percentuali rispetto ai giovani diplomati di pari età e arriva a 24 punti percentuali rispetto ai trentenni con la sola licenza media.

Le prospettive occupazionali, quindi, migliorano per gli individui che hanno raggiunto almeno un titolo secondario superiore e sono massime per coloro che raggiungono un titolo universitario. Il vantaggio in termini occupazionali nel possedere un livello di istruzione più elevato è più marcato per le donne trentenni, specie nel Mezzogiorno.

Tutti occupati i laureati in statistica

L’analisi dell’Osservatorio mostra anche i dati assoluti e in percentuale dei livelli di occupabilità per singola classe di laurea. Tra le classi di laurea che registrano un incremento maggiore del numero di laureati troviamo medicina (+55mila), scienze economiche (+21mila), scienze sociali (+19mila) e psicologia (+15mila). Aumento, però, non sempre guidato da una effettiva richiesta da parte dei datori di lavoro in Italia. Infatti, rispetto al tasso di occupazione medio dei laureati trentenni (81,3%) esiste una forte variabilità dell’occupazione rispetto al tipo di laurea conseguita.

Ad esempio, se quasi la totalità dei trentenni in possesso di una laurea in scienze statistiche è occupata (96,3%), tra i laureati in lingue, solo tre su quattro lavorano (73,2%). Di questi, inoltre, il 44% svolge una mansione per la quale non è richiesta la laurea. A colpire è anche il caso di giurisprudenza, che registra una diminuzione sia in termini occupazionali sia nel numero di giovani laureati. Aumentano, invece, i laureati in medicina, che mantengono un tasso di occupazione invariato. Nel campo sanitario, infatti, la forte domanda di medici ha trovato nel bacino dei laureati trentenni una ampia disponibilità, tanto che i laureati aggiuntivi (+34%) sono stati “assorbiti” dal settore che ha registrato un aumento dell’occupazione di mezzo punto percentuale. La forte espansione della domanda del settore sanitario è dovuta anche all’uscita per pensionamento di molti medici di famiglia. Spiccano, poi, per livelli di dispersione del capitale umano, i 287mila laureati trentenni in lettere, filosofia e storia, dei quali il 25% (71mila) non lavorano e solo il 55,6% è occupato in posizioni lavorative in linea con il titolo di studi.


Dimmi che titolo hai e ti dirò quanto guadagnerai

Qualche numero sugli stipendi dei laureati che risultano occupati alle dipendenze. La retribuzione mensile è pari a 1.632 euro, ovvero il 30% in più di un occupato con la licenza media (1.139 euro) e del 20% di un diplomato (1.299 euro). Tuttavia, un trentenne psicologo guadagna mensilmente 1.351 euro (solo 52 euro in più di un coetaneo diplomato) mentre un ingegnere (1.850 euro) o un medico (1.869 euro) percepiscono come retribuzione oltre 550 euro in più rispetto a un diplomato.


 

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