di Virna Bottarelli |
Sapete che cosa fa un colorista? In ambito cosmetico, è un tecnico specializzato, che si occupa dello sviluppo, della formulazione e del controllo qualità delle tonalità dei prodotti make-up.
Lo ha spiegato Maria D’Agata, che nel suo ruolo di Group Chief Hro, Legal, Regulatory & Csr Officer in Intercos, ha a che fare, a sua volta, con le tante sfumature che bisogna sapere cogliere in una realtà internazionale di oltre 4mila dipendenti e con un fatturato che supera il miliardo. Intercos sviluppa e produce prodotti di innovazione in ambito Make-up, Skincare, Personal Care, Haircare & Fragrances ed è uno dei primi player del settore. Abbiamo incontrato Maria D’Agata nell’headquarter di Agrate Brianza. Una location colorata e trendy, decisamente in linea con la vocazione estetica e innovativa dell’azienda.
Nel 2025 Intercos le ha affidato la responsabilità delle risorse umane, riunendo in un’unica figura apicale le funzioni legali, di Corporate Social Responsibility, di compliance e, appunto, di HR. Perché questa scelta?
È stata una scelta strategica: in questo momento storico era importante per Intercos che la funzione risorse umane fosse trasversale e potesse cogliere le sinergie tra la gestione delle persone e quella degli aspetti legali del Gruppo. L’azienda ha inoltre reputato che fosse positivo affidare questa funzione a una persona con una conoscenza profonda delle dinamiche aziendali. Sono in Intercos dal 2014 e ho vissuto in prima persona i cambiamenti e gli sviluppi che hanno interessato la nostra realtà nell’ultimo decennio. Questo nuovo approccio di gestione sta già avendo effetti positivi, con i team HR e legale che lavorano insieme in modo più efficiente. Proprio perché abbiamo eliminato i “muri di separazione” che potevano esserci in passato tra i due dipartimenti. È un modello organizzativo che Intercos intende adottare anche nelle sedi estere del Gruppo: sappiamo che si tratta di un cambiamento che richiede tempo, ma il percorso è tracciato.
Può fornirci qualche dato sulla popolazione aziendale in Intercos?
Intercos oggi ha circa 4200 dipendenti. Se contiamo anche gli agency worker, i consulenti e gli stagisti, arriviamo a un organico di circa 6mila persone. La ripartizione del personale rispecchia la natura industriale e innovativa dell’azienda: 3mila persone sono impiegate in produzione e di queste 1700 sono in ruoli operativi. 600 persone sono dedicate ai dipartimenti che si occupano di innovazione, 280 sono i responsabili delle funzioni di vendita e 280 i colleghi che si occupano delle funzioni di staff.
L’età media del personale è 40 anni, con qualche differenza sostanziale. Nelle aree produttive abbiamo più senior, mentre nei dipartimenti che si occupano di innovazione e commerciale l’età si abbassa. Dal punto di vista dei livelli di istruzione, abbiamo ovviamente una elevata quota di diplomati tecnici nelle aree produttive e di laureati in materie scientifiche (chimiche in particolare) nelle funzioni di R&D. Non mancano poi lauree di tipo economico e umanistico nelle funzioni trasversali.
Che cosa può dirci rispetto al turnover in azienda?
Nel 2025 il turnover complessivo di Gruppo si è attestato al 2,6%. Un livello piuttosto contenuto, che conferma la buona capacità di trattenere le persone e denota una certa stabilità e continuità a livello organizzativo. Ovviamente, quello del turnover è un dato che monitoriamo costantemente. Per noi è fondamentale mantenere un buon equilibrio tra le competenze interne, anche di lunga data e consolidate, e quelle che necessariamente dobbiamo acquisire dall’esterno per alimentare continuamente innovazione e cambiamento.
Da quante persone è composto e di che cosa si occupa il team HR?
A livello di Gruppo, il team è formato da 70 persone. Ed è ripartito, in ogni Paese, in diversi centri di competenza: payroll, amministrazione, reward, e, per l’Italia in particolare, gestione delle relazioni industriali. Sempre più rilevanti, poi, le attività che riguardano formazione, sviluppo e promozione dei talenti. Il team HR si occupa, in quest’ottica, anche della comunicazione interna: stiamo, infatti, lavorando molto sull’immagine aziendale per rendere Intercos sempre più attrattiva anche nei confronti dei suoi stessi dipendenti.
L’attraction è per noi una questione che riguarda sì i potenziali candidati sul mercato del lavoro, ma anche chi già lavora in Intercos e magari non ha ben chiara la percezione di quanto l’azienda sia un riferimento di livello internazionale nel settore della cosmetica B2B. Insomma, lavorare qui significa lavorare per una società di grande prestigio. Un vero e proprio miracolo italiano con una forte impronta internazionale. Ricordiamo che siamo presenti anche negli Stati Uniti, in Brasile, in Corea, in Cina, in India, a Hong Kong, oltre che in Svizzera, Francia e Polonia. Il poter fare esperienza anche in una sede estera del Gruppo è una leva importante per motivare le persone. Per un giovane, ad esempio, la possibilità di lavorare, anche solo per un poche settimane, in Corea, in Cina o negli Stati Uniti è un’opportunità di grande valore, a prescindere dal riconoscimento strettamente economico.
Quali sono, quindi, le priorità per l’HR di una realtà complessa e articolata come Intercos?
Rispondo citando i tre pilastri della nostra People Strategy per il triennio 2026-2028. Il primo riguarda proprio la costruzione di un’immagine aziendale che renda Intercos immediatamente riconoscibile come realtà di prestigio del settore della cosmesi. Il secondo interessa il trasferimento delle competenze: in azienda operano consulenti che in alcuni casi sono addirittura ex dipendenti assunti negli anni Settanta e Ottanta e abbiamo la necessità che queste persone, oltre che i dipendenti con maggiore anzianità, trasferiscano la propria preziosa competenza ai più giovani. È un passaggio generazionale che richiede tempo, non è immediato. Il terzo pilastro riguarda il Change Management: abbiamo in programma molti progetti, sui prodotti e non solo, che toccano anche il tema tanto in auge dell’Intelligenza Artificiale.
Quali sono invece i requisiti indispensabili, indipendentemente dal ruolo ricoperto, per lavorare in Intercos?
Credo sia indispensabile essere flessibili e sapersi adattare ai cambiamenti che, in Intercos, sono all’ordine del giorno. Siamo molto dinamici, anche perché i processi decisionali in azienda sono rapidi, non essendoci lunghe catene di comando. Può capitare, quindi, di dover rivedere un progetto già avviato e cambiare in corsa: per qualsiasi persona che lavora in Intercos, indipendentemente dal ruolo che ricopre, è fondamentale quindi entrare in quest’ottica. È poi importante avere la passione per ciò che si fa. Non a caso abbiamo recentemente coniato il pay off “United by passion”.
Come funziona il processo di recruiting?
Utilizziamo diversi canali, anche interni, ma il processo è diverso a seconda del tipo di figura ricercata. Quando si tratta di personale operativo per le aree produttive o il magazzino ci rivolgiamo ad esempio alle Agenzie per il Lavoro. Mentre ci affidiamo a Head Hunter quando si tratta di coprire ruoli decisionali. Dal punto di vista delle modalità, abbiamo ancora un approccio piuttosto tradizionale. Il nostro team si dedica alla ricerca dei cv, fa la selezione e i colloqui , non solo sui candidati esterni, ma anche per le persone interne che si propongono per un cambio ruolo in ottica di sviluppo professionale.
Ha accennato prima al ricambio generazionale: come sta procedendo?
Il tema del trasferimento delle competenze è molto sentito in Intercos, in particolare per alcune figure specifiche. Caso emblematico è quello dei coloristi, per i quali è necessaria una formazione specifica che può essere erogata da chi questo mestiere lo fa in prima persona. Proprio da questa esigenza è stato attivato tempo fa l’Intercos Skill Lab, un progetto che si è poi esteso alla formazione di altre figure professionali in altri ambiti aziendali, in Italia e negli altri Paesi. Con il Lab chiediamo, quindi, ai nostri lavoratori più esperti di fare da insegnanti sia a nostri dipendenti più giovani, sia a studenti che reclutiamo grazie a diverse partnership con istituti tecnici e università. In questo modo ci poniamo un duplice obiettivo: trasferire le competenze nel passaggio generazionale e riconoscere e valorizzare l’esperienza dei senior.
Il trasferimento delle competenze è strettamente connesso, quindi, alla formazione. Quanto è importante questo tema in Intercos?
La formazione è per noi centrale e non parliamo solo di formazione tecnica, ma di una formazione che accompagna il dipendente nella sua crescita a 360°. Proponiamo corsi di lingua, di public speaking, di potenziamento delle soft skill. Abbiamo un’intensa attività di coaching, individuale e di gruppo. Sappiamo che soprattutto le nuove generazioni apprezzano molto il fatto di avere in azienda una possibilità di crescita e ci attiviamo per promuoverla in vari modi.
Su quali altri elementi fate leva perché le persone restino a lungo e condividano con l’azienda il proprio percorso di crescita professionale?
Ci sono strumenti prettamente economici, come i premi di risultato o come il nuovo piano di incentivazione di lungo termine approvato recentemente dall’Assemblea degli Azionisti, che prevede per i manager del Gruppo l’assegnazione gratuita di azioni al raggiungimento di specifici obiettivi finanziari e di sostenibilità. Tuttavia, far stare bene le persone non significa solo assegnare riconoscimenti economici o facilitare la conciliazione vita-lavoro concedendo lo smart working. Che comunque adottiamo, anche se per ovvie ragioni non possiamo estenderlo al comparto produttivo.
Credo che il punto sia rendere le persone il più possibile partecipi dello spirito aziendale, di far vivere loro l’ambiente di lavoro in un modo confortevole, facilitando anche la conoscenza e lo scambio tra colleghi. Le attività che svolgiamo sono diverse: dalla disponibilità degli assorbenti nei bagni femminili alle macchinette erogatrici di pasti equilibrati, dai corsi di autodifesa per le donne alle iniziative di volontariato con diverse associazioni. Quello che fa la differenza è che ci impegniamo a seguirle con continuità e prestando ascolto alle nostre persone.
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Chi è Maria D’Agata












