AI al lavoro, persone al centro

Con le linee guida del Ministero del Lavoro, l’Italia costruisce un modello “umanocentrico” di adozione dell’Intelligenza Artificiale. Una roadmap in sei fasi che punta a coniugare competitività e innovazione con tutela dei lavoratori, riduzione del divario digitale, formazione continua e sviluppo di fiducia, trasparenza e supervisione umana nei processi aziendali

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Con le linee guida del Ministero del Lavoro, l’Italia costruisce un modello “umanocentrico” di adozione dell’Intelligenza Artificiale

di Romano Benini |

Il Ministero del Lavoro italiano si è distinto durante i lavori del G7 del 2024 per la proposta relativa alla dimensione “umano-centrica” nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel mercato del lavoro.

Questa proposta è stata accolta dalle principali nazioni occidentali e ha portato all’adozione di un impegno comune e di un piano di intervento per la promozione dell’uso dell’Intelligenza Artificiale e la sua diffusione in base a principi etici di riferimento. L’attenzione alla regolamentazione di AI e lavoro è stata fatta propria in questi anni dalle decisioni e dai regolamenti della Commissione europea. E dalle disposizioni di diversi organismi internazionali, dall’Ocse all’Oil, dall’Unesco al Wef.

AI e lavoro: il quadro regolatorio

Il quadro dentro cui il sistema italiano di regolazione dell’impatto dell’AI sul lavoro agisce è quello che segue.

AI Act (Regolamentazione europea)

L’AI Act è il primo quadro normativo a livello europeo che stabilisce regole chiare per l’uso dell’AI, classificando le tecnologie in base al rischio che comportano. L’ambito lavorativo rientra tra i settori a rischio elevato, poiché l’uso dell’AI per la selezione del personale, la valutazione delle performance e la gestione dei dipendenti può avere conseguenze dirette sui diritti dei lavoratori.

Gdpr (Protezione dei dati personali)

Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati stabilisce principi fondamentali per l’uso responsabile delle informazioni personali dei lavoratori. Le aziende devono assicurare che l’AI non venga impiegata per scopi discriminatori o invasivi, rispettando il diritto alla privacy e ottenendo il consenso esplicito prima di utilizzare dati sensibili.

Piano d’Azione del G7 di Cagliari

Nel corso del G7 sul lavoro del 2024 di Cagliari, i Paesi membri hanno stabilito una serie di principi fondamentali per un’AI sicura, protetta e affidabile, con particolare attenzione al contesto lavorativo.

Tra i punti chiave:

  • Supervisione umana obbligatoria: le decisioni AI che influenzano la vita lavorativa devono essere validate da operatori umani.
  • Non discriminazione e trasparenza: gli algoritmi devono essere progettati per garantire equità e accesso alle stesse opportunità.
  • Protezione dei dati e della sicurezza: gli strumenti AI devono rispettare standard elevati di sicurezza informatica e tutela della privacy.

Il riferimento normativo italiano del 2025

Il principale riferimento normativo italiano è costituito dalla Legge n. 132 del 23 settembre 2025, pubblicata in Gazzetta Ufficiale e in vigore dal 10 ottobre 2025, denominata “Disposizioni e delega al Governo in materia di Intelligenza Artificiale”. Si tratta del primo riferimento nazionale in conformità all’AI Act. Questa legge introduce una serie di norme volte a regolamentare l’uso dell’AI in Italia, rafforzando sia la tutela dei cittadini sia la responsabilità nell’impiego di sistemi avanzati.

Le linee guida del Ministero del Lavoro

Alla fine dello scorso anno il Ministero del Lavoro ha approvato e pubblicato un complesso ed articolato documento di linee guida sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per il lavoro. Istituendo anche un Osservatorio sull’Intelligenza Artificiale che ha una funzione di vera e propria cabina di regia, con un ruolo non solo consultivo, ma anche operativo e di indirizzo strategico.

Il filo conduttore è la convinzione che il lavoro non possa essere ridotto alla sola esecuzione di mansioni o alla generazione di reddito. La Costituzione della Repubblica ricorda che il lavoro può essere descritto come attività libera e responsabile della persona che contribuisce al progresso della società. E costituisce il principale veicolo di realizzazione della dignità, della personalità e della cittadinanza.

Nel momento in cui l’Intelligenza Artificiale diventa il filtro attraverso cui selezioniamo, valutiamo, promuoviamo o escludiamo le persone, il rischio più insidioso non risiede tanto nell’accuratezza statistica degli algoritmi. Quanto nella possibilità di trasformare in puro numero ciò che, per sua natura, chiede di rimanere storia personale e relazione.

AI e lavoro: opportunità e rischi

Le linee guida illustrano le opportunità che l’AI può introdurre: la nascita di nuove professioni, la progressiva scomparsa di compiti logoranti e ripetitivi, la possibilità di coltivare competenze inedite. Tuttavia, il testo non nasconde il pericolo di una polarizzazione sociale e territoriale. Il rischio di scavare un solco profondo tra chi possiede il capitale formativo per cavalcare l’onda digitale e chi ne è privo, così come tra territori dotati di ecosistemi innovativi e aree che rischiano di restare indietro.

Mettere al centro la fiducia

Il documento, parlando di roadmap, governance, sandbox e osservatori introduce e promuove anche un termine chiave: la fiducia. Senza fiducia, anche l’algoritmo più sofisticato rischia di essere percepito come un mero strumento di sorveglianza e controllo. Con la fiducia, costruita attraverso trasparenza e responsabilità condivisa, l’innovazione può essere accolta come alleata.

Il documento insiste sulla supervisione umana e sul diritto di intervento, ribadendo che, sebbene siamo tentati di affidarci ai sistemi automatici per la loro velocità decisionale, esistono ambiti della vita lavorativa in cui il giudizio umano resta insostituibile. Le linee guida nascono per fornire alle imprese uno strumento pratico e aggiornato su AI e lavoro. Aiutandole a comprendere i benefici della tecnologia, gestire i rischi e rimanere competitive nel mercato globale.

Tuttavia, non hanno carattere prescrittivo. Costituiscono un primo quadro di orientamento e di promozione della consapevolezza sull’impiego dell’AI nel lavoro ed evolveranno nel tempo nell’ambito dell’Osservatorio sull’adozione di sistemi di AI nel mondo del lavoro, anche sulla base dei contributi e delle analisi condotte.

Obiettivi concreti per le aziende italiane

L’obiettivo è accompagnare il tessuto produttivo italiano, e in particolare le Pmi, lungo un percorso di innovazione sostenibile. Favorendo al contempo la tutela e la valorizzazione del capitale umano. Nonché fornire un quadro chiaro sull’uso dell’AI nel mercato del lavoro. Mettendo in evidenza opportunità e rischi, nel rispetto delle normative vigenti.

L’AI può rappresentare un potente strumento di crescita e innovazione, ma la sua implementazione deve avvenire in modo responsabile e consapevole. Garantendo la tutela dei lavoratori, la trasparenza nei processi decisionali e l’equità nell’accesso alle nuove tecnologie. Tuttavia, la mancata adozione o un’adozione inadeguata dell’AI esporrebbe le imprese italiane al rischio di perdere competitività su scala internazionale: ciò può tradursi in un calo dell’occupazione e in una stagnazione dell’innovazione. Di contro, un’adozione responsabile e strategica dell’AI potrebbe operare quale fattore di successo per il rilancio economico, con benefici che spaziano dalla creazione di nuove professioni alla semplificazione di processi produttivi.

3 azioni per gestire l’impatto sui lavoratori

È fondamentale garantire che questa trasformazione non impatti in maniera negativa sui lavoratori. La sostituzione di forza lavoro in alcune mansioni ritenute ripetitive o a basso valore aggiunto deve essere accompagnata da politiche di reskilling e upskilling che puntino a un equilibrio “a somma positiva”. In cui i nuovi posti di lavoro superino quelli eventualmente persi e la gestione algoritmica di attività e processi deve essere guidata da principi di tutela della salute fisica e mentale dei lavoratori.

Il Ministero del Lavoro orienta le sue azioni su tre linee fondamentali:

  1. Formazione e sviluppo delle competenze: il Ministero attraverso le linee guida orienta verso percorsi formativi accessibili e di qualità per tutti i lavoratori, favorendo l’aggiornamento professionale, l’acquisizione di competenze in linea con il mercato del lavoro e l’inserimento in ruoli coerenti con le trasformazioni in atto.
  2. Tutela dei lavoratori: le linee guida sono progettate per prevenire discriminazioni, proteggere la privacy e assicurare che l’AI non venga utilizzata in modo improprio nei processi aziendali. La supervisione umana, la trasparenza algoritmica e la sicurezza nei luoghi di lavoro sono principi irrinunciabili per garantire un’adozione etica della tecnologia, tutelando il lavoratore.
  3. Riduzione del divario digitale: le linee guida promuovono attivamente l’inclusione al fine di garantire che nessun lavoratore venga escluso dalla transizione digitale, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili. L’Intelligenza Artificiale non è solo uno strumento di automazione, ma una tecnologia in grado di trasformare il modo in cui le aziende operano, rendendole più efficienti, reattive e competitive.

Due sono le tendenze emergenti nell’adozione dell’AI nell’economia italiana. AI Tradizionale, che rappresenta il 57%, includendo sistemi di machine learning, analisi predittiva e computer vision. E AI Generativa, che copre il restante 43% degli investimenti totali, grazie all’innovazione legata a modelli di linguaggio e alla creazione automatica di contenuti.

I vantaggi dell’Intelligenza Artificiale

L’Intelligenza Artificiale offre numerosi vantaggi alle aziende. Innanzitutto, consente un aumento della produttività grazie all’automazione di compiti ripetitivi e all’ottimizzazione dei processi interni, riducendo il carico di lavoro per i dipendenti e migliorando la qualità delle attività svolte. Inoltre, permette di prendere decisioni più accurate e basate sui dati, poiché gli algoritmi analizzano grandi volumi di informazioni in tempo reale, facilitando scelte più rapide e informate.

Un altro beneficio rilevante è la possibilità di personalizzare l’offerta. Nel settore commerciale e dei servizi, infatti, consente di adattare prodotti e strategie di marketing ai comportamenti e alle preferenze dei clienti. Contribuisce anche a migliorare la sicurezza sul lavoro, grazie al monitoraggio di ambienti e comportamenti a rischio, riducendo così il numero di incidenti. Infine, favorisce la sostenibilità e l’ottimizzazione delle risorse, aiutando le aziende a gestire meglio i consumi energetici, ottimizzare le catene di approvvigionamento e ridurre gli sprechi.

Dal lato dei lavoratori dipendenti, l’adozione dell’AI può eliminare compiti usuranti e ripetitivi, riducendo il carico di lavoro manuale e lo stress operativo. Può, inoltre, abilitare nuove opportunità di crescita professionale in ambiti di alta innovazione. Servono competenze in data analysis, gestione di sistemi AI, manutenzione di robot, ecc., aprendo percorsi di carriera innovativi per il personale esistente e per nuove assunzioni specializzate. In generale, l’uso di strumenti digitali avanzati tende a migliorare la qualità del lavoro. Si pensi a un tecnico di manutenzione che, grazie a un sistema AI di diagnostica, riesce a individuare e risolvere guasti più rapidamente. Il suo lavoro diventa meno gravoso e più qualificato.

AI e rapporto tra aziende e lavoratori

L’adozione dell’AI all’interno delle aziende non riguarda solo l’innovazione tecnologica, ma comporta una ridefinizione del rapporto tra impresa e lavoratori. Può facilitare il lavoro, ma senza adeguate misure di tutela può anche generare nuove forme di disuguaglianza e precarietà. È, quindi, necessario definire principi che garantiscano che i lavoratori siano informati, protetti e coinvolti attivamente nella trasformazione digitale.

Uno degli aspetti più delicati di AI e lavoro riguarda l’uso nei processi decisionali aziendali, in particolare nelle selezioni del personale, nelle valutazioni delle performance e nell’organizzazione del lavoro. Secondo le linee guida del Ministero del Lavoro le tecnologie di AI possono analizzare grandi quantità di dati e supportare le decisioni aziendali, ma non devono mai sostituire il giudizio umano.

Per questo motivo, è essenziale che le imprese adottino principi di trasparenza e supervisione umana. Garantendo che ogni decisione basata sull’AI venga verificata e validata da responsabili umani. I lavoratori devono essere sempre informati su come e quando l’AI viene utilizzata, in modo da poter esercitare il loro diritto di contestazione in caso di valutazioni non corrette o ingiustificate. Inoltre, l’AI non deve diventare uno strumento di sorveglianza invasiva. L’utilizzo di sistemi intelligenti per monitorare le attività dei dipendenti deve essere regolamentato con attenzione, per evitare forme di controllo eccessivo che potrebbero compromettere la libertà e la qualità del lavoro.

AI e lavoro: roadmap di adozione

L’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nei processi aziendali richiede un approccio metodico e consapevole. Non si tratta di una semplice adozione tecnologica, ma di un processo trasformativo che incide sull’organizzazione, sulle competenze e sulla cultura del lavoro. Richiedendo un attento approccio di change management per gestire efficacemente il cambiamento e favorire l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nei processi aziendali.

Perché l’AI possa generare benefici concreti e duraturi, è necessario che le imprese seguano un percorso strutturato. Fondato su un’attenta analisi delle proprie esigenze e sulla selezione delle soluzioni più adeguate al contesto operativo. In quest’ottica, il Ministero del Lavoro, in collaborazione con altri attori istituzionali, suggerisce una prima ipotesi di roadmap articolata in sei fasi che accompagna le imprese lungo tutto il ciclo di adozione.

Il percorso ha l’obiettivo di offrire un primo orientamento su come adottare l’AI, valorizzando le iniziative in corso, e di promuovere una maggiore consapevolezza sulla tematica. Tale percorso è destinato a evolvere nel tempo, grazie al contributo degli altri Ministeri. Fino a configurarsi come un ecosistema integrato di strumenti operativi a supporto delle imprese e, in particolare, delle Pmi.

Ogni fase è supportata da strumenti operativi e servizi dedicati, e si integra con i principi di responsabilità, sicurezza e inclusione, nonché con le procedure di gestione del rischio e conformità normativa. Questo approccio consente non solo di ridurre le incertezze legate all’introduzione di tecnologie avanzate, ma anche di valorizzare il capitale umano. Promuovere l’innovazione sostenibile e garantire che l’adozione dell’AI avvenga nel rispetto dei diritti dei lavoratori e degli standard etici.

Le fasi verticali e trasversali della roadmap

La roadmap si articola in quattro fasi principali di tipo verticale (1-4). Cui si affiancano due fasi trasversali (5-6) che accompagnano e rafforzano l’intero percorso di adozione.

  1. Valutazione preliminare e AI Readiness: consente all’impresa di comprendere il proprio livello di maturità tecnologica e individuare le aree di applicazione dell’AI.
  2. Pianificazione strategica e governance: definisce obiettivi, budget, tempi e responsabilità, con l’introduzione di modelli di governance e policy aziendali conformi alle normative vigenti.
  3. Sperimentazione (Progetti Pilota): prevede l’avvio di test controllati in ambiti circoscritti, per valutare rischi, benefici e impatti organizzativi prima di procedere con un’adozione su più ampia scala.
  4. Implementazione e scaling: l’estensione progressiva delle soluzioni AI ai processi principali, garantendo interoperabilità con i sistemi esistenti, qualità dei dati e coinvolgimento attivo dei lavoratori.
  5. Monitoraggio, risk management e miglioramento continuo: creazione di un sistema permanente di valutazione delle performance e degli impatti, con audit periodici e aggiornamenti costanti degli algoritmi per mantenere sicurezza, trasparenza ed efficacia.
  6. Valorizzazione del capitale umano: investimento in formazione, riqualificazione e inclusione, affinché l’AI diventi un fattore di crescita per i lavoratori e non di esclusione.

Valutazione e AI Readiness

La fase di valutazione preliminare e AI Readiness rappresenta il primo passo strategico per un’organizzazione che intende adottare soluzioni di Intelligenza Artificiale. In questa fase si analizzano in modo sistematico il contesto aziendale, gli obiettivi di business e la maturità digitale dell’organizzazione, al fine di comprendere se e come l’AI possa generare valore. L’obiettivo è costruire una visione chiara e realistica delle opportunità e dei limiti, così da definire una roadmap di adozione dell’AI sostenibile, efficace e allineata agli obiettivi strategici. Questa fase non è solo tecnica, ma anche culturale e organizzativa. Qui si gettano le basi per un cambiamento consapevole e duraturo.

Pianificazione strategica per AI e lavoro

Una volta completata la valutazione preliminare e compresi i punti di forza e le aree di miglioramento, l’impresa è chiamata a definire una strategia chiara e coerente per l’adozione dell’Intelligenza Artificiale. Diventa cruciale individuare quali processi aziendali possono trarre maggiore beneficio dall’Intelligenza Artificiale, ad esempio, quelli legati all’analisi dei dati, alla gestione operativa, al supporto clienti o alla supply chain. Capire dove e come l’AI può essere integrata consente di orientare gli investimenti in modo mirato e di massimizzare l’impatto delle soluzioni adottate.

Dai progetti pilota alla realtà dell’implementazione

Questo passaggio segna la transizione dall’uso dell’AI come progetto pilota all’integrazione stabile nei processi aziendali. Il primo passo consiste nell’integrare le soluzioni pilota nei processi principali dell’organizzazione. L’integrazione deve avvenire in modo graduale, così da permettere di monitorare e correggere eventuali criticità prima che queste possano amplificarsi su larga scala.

Un aspetto cruciale è la garanzia di interoperabilità tra i sistemi di AI e le infrastrutture digitali già presenti in azienda, come Erp, Crm, piattaforme di gestione del personale o sistemi produttivi. Parallelamente, il coinvolgimento attivo dei lavoratori rappresenta una condizione essenziale per il successo dell’integrazione. I dipendenti devono essere messi in condizione di comprendere e utilizzare correttamente le nuove soluzioni. Oltre a poter contribuire con osservazioni e suggerimenti.

La fase di implementazione diventa così un’occasione preziosa per promuovere formazione pratica, rafforzare il dialogo interno e sviluppare una cultura condivisa dell’innovazione. Per garantire una gestione efficace di questa transizione, è utile individuare i principali Kpi e predisporre un sistema di monitoraggio che consenta, successivamente, di valutare in modo oggettivo benefici, rischi e ritorno sugli investimenti.

Monitoraggio e Kpi aggiornati

L’implementazione di sistemi di Intelligenza Artificiale non può essere considerata un processo statico o un’operazione conclusa una volta introdotta la tecnologia. Al contrario, si tratta di un processo dinamico e continuo, che richiede un costante monitoraggio dei risultati, una valutazione dei rischi sempre attiva e un’evoluzione degli strumenti.

Le tecnologie intelligenti, infatti, evolvono nel tempo. I modelli di AI possono deteriorarsi o risultare superati da nuovi modelli più efficaci, i dati su cui si basano possono diventare obsoleti, i rischi di discriminazioni possono emergere in maniera imprevedibile. Per questo motivo, è essenziale predisporre un ciclo di miglioramento continuo, in cui i sistemi vengano costantemente verificati, adattati e aggiornati. Così da garantire che l’innovazione tecnologica rimanga coerente con i principi di equità e inclusione.

Audit etici e rispetto della normativa

Parallelamente, l’introduzione di audit etici e verifiche di conformità consente di valutare il rispetto delle normative vigenti, come l’AI Act e il Gdpr. Nonché dei principi di responsabilità, sicurezza e inclusione. Il monitoraggio non deve limitarsi agli aspetti tecnici o prestazionali, ma includere anche una valutazione etica e sociale. È importante, ad esempio, raccogliere feedback dai dipendenti. Anche monitorare gli indicatori di benessere organizzativo e analizzare l’evoluzione delle relazioni di lavoro. Il tutto per comprendere in che misura l’AI incida sulla qualità del lavoro e se comporti rischi di esclusione, discriminazione o perdita di autonomia decisionale.

Tecnologia e capitale umano

Affinché l’adozione dell’Intelligenza Artificiale sia realmente efficace, è fondamentale considerare non solo gli aspetti tecnologici, ma anche quelli legati al capitale umano. L’introduzione di nuove soluzioni digitali potrebbe essere percepita erroneamente dai lavoratori come una minaccia. Per questo motivo, le imprese devono investire in percorsi strutturati di formazione, aggiornamento e riqualificazione, così da accompagnare i dipendenti in tutte le fasi della transizione.

La sfida principale consiste nel garantire che l’evoluzione tecnologica non generi esclusione digitale o professionale. L’AI può infatti trasformare radicalmente alcune professioni, rendendo obsolete competenze consolidate e, al contempo, creando nuove figure lavorative legate alla gestione dei dati, alla supervisione degli algoritmi, all’analisi dei rischi e all’etica di AI e lavoro. È quindi cruciale che le aziende si impegnino a prevenire le disparità, promuovendo un modello di lavoro più inclusivo, equo e sostenibile.

Romano BeniniChi è Romano Benini

Romano Benini è professore straordinario di Sociologia del welfare e coordinatore del corso di laurea in Consulenza del lavoro presso la Link Campus University di Roma e docente di Sociologia del Made in Italy presso l’Università La Sapienza di Roma. Giornalista economico, è autore di Il posto giusto, il programma di Rai3 su formazione e mercato del lavoro, e consulente della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, della Cna nazionale e di diverse istituzioni. Tra le sue pubblicazioni: Il fattore umano (Donzelli, 2016), Lo stile italiano, Mutamenti sociali e inclusione attiva (Eurilink, 2018), Il posto giusto (Eurilink, 2020).

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