Reddito sì, ma di cosa parliamo?

Reddito Cittadinanza

di William Scolastico |

Il Reddito di Cittadinanza è una misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale. Si tratta di un sostegno economico a integrazione dei redditi familiari associato a un percorso di reinserimento lavorativo e di inclusione sociale, di cui i beneficiari sono protagonisti sottoscrivendo un Patto per il lavoro e un Patto per l’inclusione sociale (fonte sito web del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali). Il dibattito politico, dall’approvazione del Rdc (gennaio 2019), è costantemente accesso sulle possibili modifiche e migliorie, indispensabili per risolvere i tanti problemi riscontranti e rendere la misura efficace.

Si dovrebbe partire dall’assunto che l’impianto voluto dal legislatore ha confuso non pochi aspetti e obiettivi che si volevano raggiungere:

  • la politica attiva con la politica passiva;
  • il sussidio con il lavoro;
  • il lavoro con il sociale;
  • i centri per l’impiego/agenzie per il lavoro con i Comuni o Inps;
  • gli operatori del lavoro con gli assistenti sociali;
  • le aziende con gli enti di formazione.

L’errore principale è stato quello di farlo divenire un sostegno economico a integrazione dei redditi familiari, non universale e perenne, ma temporaneo, vincolato alla partecipazione delle persone che lo ricevono a un percorso di inserimento lavorativo o alla sottoscrizione di un patto di inclusione sociale. Mentre i pensionati o i disabili, lo possono ricevere senza nessuna condizionalità.

Reddito di Cittadinanza: numeri che fanno pensare

Ricavare dei dati statistici sul Reddito di Cittadinanza è davvero arduo: si deve far riferimento all’Inps, ai Centri per l’Impiego, ad Anpal, al Ministero, ai Comuni e altri enti ancora. Manca un accentramento unico, divenendo causa di elusione, lavoro in nero e percettori non in regola e abusivi. Si rende difficile anche verificare la reale funzione del reddito: inclusione socio-economica; inclusione socio-lavorativa; welfare assistenziale o altra forma di aiuto?

Tra gli svariati dibattiti e discussioni, nessun legislatore, partito politico o commentatore esperto ha visionato i suddetti dati, prendendo atto che meno di un terzo dei percettori è in grado di lavorare e ha sottoscritto un Patto per il Lavoro. Dato ancora più importante e rilevante, che del terzo dei percettori, oltre la metà ha bisogno di formazione e aggiornamenti professionali per poter lavorare, integrarsi e costruirsi un futuro. Ci sono percettori che non lavorano da oltre 10 anni o più, o che il percettore di un nucleo familiare è in molti casi un/a figlio/a giovane che non ha mai lavorato.

L’Italia è stato l’ultimo paese europeo a introdurre il Reddito di Cittadinanza e siamo l’unico paese a definirlo di cittadinanza. In Europa non esiste paese che abbia le stesse regole e procedure, questo a causa della diversa composizione della popolazione residente, dal welfare state, dall’occupazione e di tanti altri fattori nazionali. Non dimentichiamoci che l’Italia è il paese più vecchio d’Europa, che ha la maggiore percentuale di disoccupati e analfabeti, che ha un sistema dei centri dell’impiego pubblici al collasso, che non esiste un sistema unico e centralizzato per visionare i curricula dei disoccupati. Anche sapendo ciò, si è costruito un Reddito di Cittadinanza che non rispecchia la realtà nazionale o delle singole regioni, una diversa dall’altra. Si è voluto applicare il vincolo di inclusione lavorativa entro un tempo limite, senza una reale condizionalità di sospensione o interruzione del reddito in caso di rifiuto o dichiarazioni mendaci. Senza una reale valutazione delle condizioni psico-fisiche, formative e lavorative dei percettori.

 Una misura suddivisa in più misure

Pertanto, a mio avviso, la soluzione potrebbe essere quella di suddividere la misura in più misure, rispetto al target di riferimento e seguita dai diversi operatori preposti e specializzati.

• RDS – Reddito di inclusione sociale: per soggetti disabili, inabili al lavoro o pensionati, con la collaborazione degli assistenti sociali (perenne edifferenziato in base alla percentuale di disabilità e inabilità);

• RDL – Reddito di inclusione lavorativa: per i soggetti disoccupati e inoccupati, con la collaborazione dei Centri per l’Impiego e Agenzie per il Lavoro (non perenne e differenziato in base ai mesi di disoccupazione, formazione, capacità, ecc.);

• RDSL – Reddito di inclusione socio-lavorativa: per i soggetti disabili e abili al lavoro, disoccupati e inoccupati, con la collaborazione degli assistenti sociali, dei centri per l’impiego e agenzie per il lavoro (non perenne e differenziato in base alla percentuale di disabilità e inabilità, ai mesi di disoccupazione, formazione, capacità, ecc.).

Resta inteso che la differenziazione potrà funzionare solo se andremo finalmente a centralizzare in un unico soggetto il controllo del reddito, con l’indispensabile implementazione delle condizionalità, di piattaforme telematiche, aggiornamento dei dipendenti pubblici e privati e le tanto sperante assunzioni presso i centri per l’impiego.


I numeri del Reddito di Cittadinanza

  • 242.000 nuclei familiari ricevono il reddito di cittadinanza.
  • 133.000 nuclei familiari ricevono la pensione di cittadinanza (reddito di cittadinanza per gli anziani sopra i 67 anni).
  • l’importo medio dell’assegno è di 578 euro.
  • i nuclei monocomponenti sono i maggiori destinatari.
  • la percentuale maggiore di percettori è nel sud dell’Italia.
  • 600.000 persone sono state convocate dai Centri per l’Impiego
  • 1.050.000 persone hanno sottoscritto un Patto per il lavoro (disabili e pensionati non sono vincolati a cercare un’occupazione).
  • 34,1% di persone ha instaurato un rapporto di lavoro o tirocinio. ogni posto di lavoro “creato” con il reddito di cittadinanza è costato allo Stato almeno 52mila euro.
  • in 2,5 anni lo Stato italiano ha investito 19,6 miliardi di euro.
  • solo 1/3 dei percettori ha avuto un’occupazione in passato.

 

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