Fringe benefit in crescita

L’edizione 2020 dell’Osservatorio Easy Welfare Edenred evidenzia una crescita esponenziale della macro-categoria dei “Fringe benefit”, che, unita all’acquisto di beni e servizi, nel 2019 ha rappresentato il 41% circa delle voci di spesa del paniere welfare.

di Giorgia Andrei |

L’osservatorio Easy Welfare Edenred monitora la diffusione del welfare aziendale in Italia. Dall’edizione 2020 del rapporto emergono in particolare una crescita costante del welfare aziendale, trainata soprattutto dalle realtà del Nord e Centro Italia, dove si colloca il 94% dei contratti con premio di produttività, e il boom dei Fringe benefit, che coprono il 41% della spesa welfare.

L’analisi è stata condotta su un panel confrontabile di oltre 1.700 aziende che hanno implementato piani flexible benefit avvalendosi del provider Easy Welfare Edenred nel corso del 2019.

Il welfare aziendale si consolida

Dal 2016 in poi si è registrata una crescita esponenziale dei contratti integrativi che prevedono il premio di produttività: si è passati da 9mila a oltre 54mila contratti.

A inizio 2020, su 10mila contratti attivi, oltre 6mila prevedono misure di welfare aziendale. Il tasso di incidenza delle misure di welfare su contratti che includono il premio di produttività è aumentato dal 46% del 2018 al 57% del 2020. Il premio di produttività, inoltre, è sempre più destinato ai beni e servizi del paniere welfare e ai flexible benefit.

Luca Palermo, Amministratore Delegato di Edenred Italia, ha commentato, in occasione della presentazione dell’Osservatorio, lo scorso giugno: “Il welfare aziendale si è affermato e consolidato in questi ultimi anni come imprescindibile strumento di virtuosa e sinergica valorizzazione del rapporto tra impresa, dipendenti e collettività. Mai come in questo momento di emergenza sanitaria ed economica esso risulta, ancora una volta, fondamentale per la ripresa e lo sviluppo del sistema Paese. Garantisce infatti un insieme di iniziative e prestazioni connesse all’obiettivo di integrare  il reddito delle famiglie, aumenta il benessere e il potere d’acquisto delle persone e migliora contemporaneamente la performance aziendale”.

Sugli oltre 54 mila contratti integrativi con premio di produttività dal 2016, il 94% è localizzato nelle regioni del Nord e del Centro con Emilia Romagna e Lombardia ai primi posti rispettivamente con il 30,5% e il 24%. Il Sud conferma, per contro, ancora un ritardo evidente rispetto allo sviluppo di premi di produttività e nella loro conversione in piani di welfare, sebbene si colga un’inversione di tendenza nel recente periodo. La somma media disponibile per i dipendenti sotto forma di credito in welfare aziendale è pari a 860 euro pro capite per il 2019.

In tre anni si è registrato un aumento del +10% di tale cifra, che nel 2018 era pari a 780 euro e nel 2017 a 645 euro. Il settore industria e manifattura è il principale comparto di diffusione di welfare aziendale e flexible benefits, grazie anche alla quota pro capite di 200 euro in welfare prevista dal contratto nazionale di categoria, che rappresenta il 46% del totale di tali misure, mentre a garantire ad un oggi l’importo economico in welfare più elevato è il settore bancario e assicurativo (tra i 1.000 e i 2.000 euro per dipendente).

SETTORI E CREDITO WELFARE MEDIO ANNUO PER DIPENDENTE

  • Bancario e assicurativo | (1.000-2.000 euro)
  • Sanità e assistenza sociale | (750-1.000 euro)
  • Commercio | (750 – 000 euro)
  • Industria e manifattura | (500 – 750 euro)
  • Digital e media | (0 – 500 euro)
  • Istituti di istruzione e ricerca | (0 – 500 euro).

welfare

Boom dei Fringe benefit e acquisto di beni e servizi

La spesa in istruzione (rimborsi spese in istruzione per figli e familiari, come tasse scolastiche, acquisto di libri, iscrizione ad asili infantili) rappresenta la voce più consistente, con il 33,8%.

Seguono l’area ricreativa con il 22,4% (palestra, viaggi, sport ecc.); i Fringe benefit (carte prepagate per spesa, carburante, shopping ed elettrodomestici) con il 18,1%; la previdenza integrativa, 12,7%; l’assistenza sanitaria, 7,6%; la mobilità, 3,7%; l’assistenza familiare, 1,2%; infine mutui e prestiti, 0,5%. Dai dati emerge una crescita esponenziale della macro-categoria dei Fringe benefit, che, unita all’acquisto di beni e servizi, è passata dal 28% del 2017 al 35% del 2018, fino al 41% circa del 2019, come voce di spesa complessiva del paniere welfare.

Per il 2020 si attende un superamento della quota di spesa complessiva in beni e servizi rispetto alla spesa in welfare sociale. Il 36% di tutte le richieste di spesa per il 2019 ha riguardato beni in regime di Fringe benefit per un valore medio di 110 euro per dipendente. Per contro, la voce di spesa per assistenza familiare rappresenta solo lo 0,4%, ma al contempo mostra l’importo medio di spesa più elevato, con 700 euro.

IL CREDITO WELFARE PER GENERE ED ETÀ

La quota flexible benefit media aumenta al crescere dell’età del beneficiario, un trend evidente almeno fino ai 55 anni di età. Il credito welfare medio procapite appare mediamente più elevato per le donne (poco meno di 920 euro pro capite contro i circa 830 euro medi di cui beneficiano i colleghi), con particolare evidenza per la fascia d’età compresa tra i 25 e i 54 anni: è il riflesso della costante e diffusa presenza di componenti dei piani welfare aziendali a sostegno della maternità delle dipendenti. A questo fa però da contraltare il fatto che per le donne oltre i 55 anni si assiste a una rilevante contrazione del valore medio.

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