Angela Robbe: “Creare lavoro vero, stabile e qualificato”

È questa la sfida che sta affrontando con determinazione la Regione Calabria, guardando ai giovani e accompagnando i più deboli verso la stabilizzazione. Ne abbiamo parlato con l’assessore Angela Robbe.

angela robbe

di Laura Reggiani |

Una regione difficile la Calabria, sicuramente la più difficile d’Italia e, secondo qualche fonte, anche una tra le più difficili d’Europa, visto che i dati Eurostat la collocano tra quelle con la più alta disoccupazione in Europa (21,6%); un tasso triplo rispetto alla media europea e doppio rispetto alla media italiana. Disoccupazione che riguarda soprattutto la componente più giovane della forza lavoro: nel 2017 su 10 giovani 5,5 erano disoccupati.

La persistenza di preoccupanti fenomeni all’interno del mercato del lavoro calabrese, nonostante i timidi segnali di miglioramento dell’ultimo anno, a cui si aggiungono altri problemi, come quello del lavoro sommerso e del caporalato (46mila lavoratori in nero, con un’incidenza sul Pil del 10%), chiamano la Regione Calabria a migliorare le istituzioni che regolano il mercato del lavoro e indirizzare l’azione verso interventi a sostegno dell’occupazione, creando opportunità di lavoro vero, stabile e qualificato.

Ed è proprio questo l’obiettivo a cui sta lavorando con determinazione Angela Robbe, assessore al Lavoro, Formazione e Politiche sociali della Regione Calabria, in carica dall’aprile 2018: combattere il precariato attraverso la stabilizzazione. Per farlo ha iniziato dando il buon esempio e stabilizzando oltre 1.200 lavoratori. Le abbiamo chiesto un bilancio di questi primi mesi di attività e di spiegarci come intende portare avanti il proprio ambizioso obiettivo di ricreare la fiducia in una terra che spesso si sente persa.

Parliamo del lavoro nella sua Regione. Ci sono delle aree e dei settori su cui è possibile puntare per un futuro sviluppo?

La domanda di lavoro in Calabria è molto debole e risente ancora dei perduranti effetti della crisi economica. I segnali di ripresa ci sono, ma nella nostra regione è difficile individuare le imprese capaci di esprimere fabbisogni lavorativi. Lo sforzo che stiamo realizzando è di migliorare la capacità di cogliere e leggere i segnali di ripresa, che comunque ci sono, verificare le reali esigenze del mondo imprenditoriale e alimentare una logica di cooperazione istituzionale e operativa. In Calabria le prospettive di sviluppo economico sono molto difficili, a causa di un tessuto imprenditoriale particolarmente debole.

Ci sono però delle aree e dei settori da valorizzare, su cui è necessario puntare per favorirne lo sviluppo. Penso ad esempio a tutta la filiera legata al patrimonio culturale, utile all’ambiente e a rigenerare le imprese in crisi del settore edile, e penso al sistema del turismo in generale, non solo quello delle coste ma anche quello culturale, che funziona e che va incrementato. Ma penso anche all’agroalimentare, un settore per la nostra regione molto importante, legato a prodotti tipici di elevata qualità e caratterizzato da un export in crescita. In Calabria abbiamo anche diverse esperienze di qualità e di innovazione, come ad esempio il centro all’avanguardia sul biomedicale a Catanzaro, che vanno sostenute.

I dati Eurostat collocano la Calabria tra le regioni con il più alto tasso di disoccupazione. Quali sono i programmi di politica attiva messi in atto?

Per quanto riguarda il lavoro la situazione in Calabria è pesantissima, soprattutto per quanto riguarda il precariato, un precariato legato a situazioni istituzionali (lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità), che arriva a oltre 10mila unità. Convinta che l’esempio valga più delle parole e che sia necessario dare un segnale forte, appena mi sono insediata ho avviato un percorso con il lavoratori provenienti dal bacino della ex Legge 28 e ho fatto la prima stabilizzazione di 287 persone. A questa ne sono seguite altre da parte degli enti locali e, in soli 9 mesi, abbiamo concluso ben 1.200 stabilizzazioni, 1.200 famiglie calabresi che ora possono finalmente progettare con qualche sicurezza in più il loro futuro. L’obiettivo ora è quello di mettere in sicurezza altri 4.500 lavoratori e soprattutto non creare altre sacche di precariato.

Per quanto riguarda le politiche attive abbiamo adottato un provvedimento concreto a sostegno dell’inserimento lavorativo e dell’inclusione sociale delle persone in condizione di fragilità e vulnerabilità. Si tratta dei tirocini di inserimento e reinserimento che nascono per offrire opportunità di sostegno economico ma anche di socializzazione in contesti lavorativi per chi non ha le condizioni per entrare o rientrare nel mondo del lavoro.

Strumenti che hanno un valore e raggiungono l’obiettivo solo se a queste persone diamo poi l’opportunità di valorizzare le esperienze acquisite all’interno di percorsi di stabilizzazione. Per questo ritengo sia necessario che anche nei nuovi concorsi della Pubblica Amministrazione si debba dare un valore positivo alle esperienze maturate che devono essere usate come trampolino per entrare nel mondo del lavoro. Il rischio, altrimenti, è che le persone non li utilizzino come politiche attive ma come sedi di parcheggio, perdendo la poca fiducia rimasta.

Anche il tasso di Neet in Calabria è tra i più elevati. Come si può fare per aiutare i giovani a entrare nel mondo lavoro?

La Calabria in base ai dati Anpal si attesta per capacità di attuazione rispetto al programma “Garanzia Giovani” al secondo posto tra le regioni meno sviluppate. Detto questo credo che il problema maggiore stia nella sfiducia da parte dei nostri giovani nella possibilità di trovare un lavoro. Per questo dobbiamo attivare dei percorsi di fiducia e intraprendere azioni immediate e concrete basate su formazione e apprendistato.

L’attuazione delle politiche attive del lavoro deve mettere in rete le istituzioni e le imprese capaci di stare sul mercato per sostenere processi che coinvolgono tutti i soggetti dei territori che sono capaci di creare occupazione vera. Questo non significa creare lavoro per tutti in tempi rapidi, ma sicuramente aver imboccato una strada nuova. Non possiamo pensare e dare la sensazione di vivere in una regione perduta, dobbiamo raccontare quello che c’è di positivo nella nostra regione, a partire dall’entusiasmo, dalla preparazione e dalle idee dei nostri giovani e ricostruire la fiducia.

La Calabria ha un altro triste primato, quello del lavoro sommerso. Come si può contrastare questo fenomeno?

Il problema del lavoro sommerso lo si riscontra soprattutto nel settore agricolo e in edilizia, dove si generano dei meccanismi perversi legati alla presenza dei migranti facilmente soggetti allo sfruttamento, ed è un problema che genera un altro problema, quello della sicurezza. Stiamo lavorando alla lotta al caporalato, attraverso progetti specifici legati ai migranti e alla loro uscita dai circuiti della criminalità. Non è facile individuare il lavoro nero; si può però tentare di far funzionare meglio i controlli istituzionali e gli elementi deterrenti, premiando e incentivando al contempo le aziende virtuose.

Parliamo di Decreto Dignità e degli effetti sul mercato del lavoro. Avete già riscontrato qualche conseguenza sul territorio? 

Proprio lo scorso mese a Crotone 400 addetti di un importante call center hanno vissuto il dramma del licenziamento: questo è il risultato paradossale del Decreto Dignità, presentato come strumento di lotta al precariato che, invece, sta portando in tutta Italia migliaia di lavoratori a passare da una condizione incerta ad una stabile, ma assai più drammatica, quella di disoccupati. In Calabria non abbiamo voluto giocare sulla vita delle persone e abbiamo scelto un’altra strada per la lotta al precariato, quella della stabilizzazione, convinti che il lavoro non si stabilizzi per decreto, ma mettendo in moto percorsi che aiutino le imprese ad aumentare i fatturati e consentano una crescita della Calabria più veloce delle altre regioni del mezzogiorno.

Qual è la situazione dei Centri per l’Impiego in Calabria? Le Agenzie per il Lavoro possono essere un’alternativa?

Erano mesi che si discuteva del passaggio dei Centri per l’Impiego in capo alla Regione, con il trasferimento delle funzioni, dei servizi e del personale. Abbiamo quindi lavorato per definire al meglio tutti i passaggi e lo scorso luglio abbiamo riportato in sede regionale i Cpi. Oggi abbiamo avviato un percorso che dovrà portare tutti i cittadini ad ottenere dai Centri per l’Impiego servizi omogenei su tutto il territorio.

I livelli essenziali delle prestazioni da garantire a tutti rappresentano un obbligo cui non possiamo sottrarci. Per questo abbiamo avviato un processo di innovazione e rafforzamento dei servizi pubblici per il lavoro, rivedendo tutta la strumentazione e le dotazioni esistenti e soprattutto formando e qualificando il personale presente, nell’ottica poi di implementarlo, visto che abbiamo un rapporto tra utenti e operatori che è il più alto in Italia.

Poi stiamo anche puntando sulla ricerca continua di reti relazionali e di rapporti operativi tra tutti gli attori del mercato del lavoro. Siamo convinti che sia necessario lavorare tutti insieme, e per questo vogliamo confrontarci con le parti datoriali e interfacciarci con le Agenzie per il Lavoro private. Bisogna abbattere il pregiudizio che esista competizione tra Cpi e ApL. Si tratta infatti di realtà che hanno funzioni e competenze differenti e che, lavorando in sinergia, possono creare una filiera occupazionale virtuosa.

Lei si occupa anche di pari opportunità. Il divario di genere è molto evidente nella sua Regione? 

Il divario di genere nella mia regione è molto evidente e l’occupazione femminile rimane una tra le più basse d’Italia. Credo che si debba far risalire le origini di questo divario alla impossibilità delle donne di riuscire a conciliare i tempi del lavoro con quelli della vita domestica e della cura di figli e anziani. Per questo, soprattutto nei territori più disagiati, stiamo implementando forme di sostegno domiciliare per anziani e disabili e supportando le madri con l’istituzione di asili domiciliari. Avvicinando il servizio alle donne non solo le si aiuta ad approcciare il mondo del lavoro, ma si creano anche occasioni di lavoro. 


angela robbeLaureata in filosofia e con diversi Master in curriculum, Angela Robbe è stata Presidente di Legacoop Calabria, Vice Presidente della Fondazione Ivano Barberini, membro della Consulta Regionale della Cooperazione.
È stata anche Presidente della Commissione Provinciale Pari Opportunità di Catanzaro
e ha ricoperto diverse cariche presso gli Enti territoriali. È stata nominata Assessore a Lavoro, Formazione e Politiche Sociali il 12 aprile 2018 nella giunta guidata dal presidente
Mario Oliverio.


 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.