Fondi: un’attenta valutazione delle opportunità

Francesco Agostino è direttore del Fondo Fon.Coop
Francesco Agostino è direttore del Fondo Fon.Coop

di Francesco Agostino* | 

La legge di conversione del decreto sul Reddito di Cittadinanza e “Quota 100” consegna ai Fondi interprofessionali alcune novità e qualche perplessità. L’articolo 11 bis allarga la platea dei destinatari dei finanziamenti dei Fondi a “soggetti disoccupati o inoccupati” per i quali è possibile prevedere “dei percorsi formativi o di riqualificazione professionale”; nonché la possibilità di finanziare “piani di formazione o di riqualificazione professionale previsti dal Patto di formazione” che deve avvenire (secondo l’articolo 8 comma 2) “attraverso specifici avvisi pubblici previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 28”.

Posto che la formazione di disoccupati e inoccupati è centrale nell’ambito delle politiche per il lavoro, le perplessità riguardano due ordine di problemi: il primo di impostazione metodologica e l’altro di risorse.

L’importante ruolo dei Fondi

L’occupabilità in particolare dei percettori del reddito di cittadinanza non è solo un problema di incontro domanda offerta di lavoro  né solo un problema di formazione, ma richiede azioni di assistenza, istruzione e formazione che per produrre risultati apprezzabili devono essere accuratamente progettate, eseguite con figure professionali di grande esperienza, prevedere  tempi medio-lunghi nonché risorse congrue.

Non sembra questa l’impostazione che si desume dalla legge sia per l’indeterminatezza del “Patto di Formazione”, sia per le procedure previste che per il suo finanziamento. Inoltre l’allargamento della platea dei destinatari supera lo spirito iniziale su cui sono nati i Fondi ormai 15 anni fa.

L’utilizzo dello 0,30%, versato da imprese e lavoratori per la formazione continua, era unanimemente condiviso dalle parti sociali e aveva l’obiettivo di affrontare una criticità del nostro sistema economico e di formazione: l’inadeguatezza di politiche e risorse per la qualificazione e riqualificazione delle risorse umane occupate.

A questo sono serviti e servono i Fondi: a gestire bilateralmente le politiche di riqualificazione; a favorire l’adeguamento delle competenze alla sfide dei mercati; a prevenire fenomeni di obsolescenza delle competenze professionali. Questo è stato il focus dell’attività della loro attività in questi anni e la possibilità di finanziare la formazione di disoccupati e inoccupati rischia di decentralizzare la loro missione.

E forse è utile ricordare che le risorse dei Fondi interprofessionali sono stabilmente decurtate dal 2015 di 120 milioni di euro l’anno che pesano per circa il 15% su ogni Fondo. D’altra parte i Fondi hanno saputo attivare la formazione continua nelle imprese associate e in particolar modo nelle imprese medie-piccole e micro, e questo risultato è testimoniato da tutti i rapporti europei sulla formazione continua. Oggi le risorse che all’inizio dell’attività sembravano tante sono divenute scarse: tutti i Fondi registrano una domanda superiore alle disponibilità.

L’insieme di queste osservazioni ripropone la questione se la formazione di disoccupati e inoccupati non debba essere prioritariamente finanziata con la fiscalità generale. Tuttavia le parti sociali costituenti i Fondi debbono attentamente valutare l’opportunità che viene offerta dal legislatore ed eventualmente concentrare le poche risorse disponibili in quei segmenti di mercato del lavoro più “contigui” al sistema delle imprese, quali ad esempio quello costituito da lavoratori in via di dismissione o dismessi, che potranno essere riqualificati e quindi ricollocati.


* Francesco Agostino è direttore del Fondo Fon.Coop

 

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