Lavoro vista mare

La Liguria ha vissuto negli ultimi 25 anni una profonda trasformazione economica: si è allontanata dal modello della grande industria novecentesca per orientarsi verso servizi, innovazione tecnologica e attività legate all’economia del mare e al turismo. E il mercato del lavoro si sta adattando, positivamente, al cambiamento, creando occupazione stabile

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La Regione Liguria ha vissuto negli ultimi 25 anni una profonda trasformazione economica: dal modello della grande industria a servizi, innovazione tecnologica e attività legate all’economia del mare e al turismo

di Virna Bottarelli |

Con il 76,8% degli occupati che lavora nel settore terziario, la Regione Liguria è una regione che ha vissuto, negli ultimi 25 anni, una profonda trasformazione economica e occupazionale.

Da qui parte la nostra intervista a Simona Ferro, dal 2024 assessore al lavoro della Regione Liguria. “Il mercato del lavoro regionale si è progressivamente allontanato dal modello fondato sulla grande industria novecentesca, orientandosi sempre di più verso i servizi, l’innovazione tecnologica e le attività legate all’economia del mare e al turismo”, esordisce Ferro, evidenziando che la quota di lavoratori nel settore terziario è, nella sua Regione, “significativamente superiore sia alla media del Nord-Ovest, del 70,1%, sia a quella nazionale, che arriva al 68%”.

Commercio, servizi alle imprese e logistica rappresentano i principali motori della crescita occupazionale nel territorio. Dice ancora Ferro: “Un ruolo decisivo è svolto dai porti di Genova, Savona e La Spezia, che insieme alla filiera turistico-ricettiva hanno favorito la nascita di nuove professionalità sempre più specializzate e digitalizzate. Parallelamente, pur riducendosi il peso della manifattura tradizionale, la Liguria ha consolidato le proprie eccellenze nella cantieristica navale di lusso, nella navalmeccanica e nella difesa. A queste realtà si è affiancato lo sviluppo di un importante ecosistema dell’innovazione, con investimenti significativi nell’alta tecnologia e nella digitalizzazione, di cui il polo degli Erzelli rappresenta uno degli esempi più rilevanti”.

I più recenti dati Istat sull’occupazione in Liguria sono positivi: tasso di occupazione del 68,8%, aumento degli occupati del 2,7% sul 2024 e tasso di disoccupazione al 4,7%. Come commenta questi dati e in quali settori il lavoro è cresciuto di più?

Questi dati restituiscono l’immagine di una Liguria dinamica e capace di creare occupazione stabile. Confermano anche l’efficacia delle politiche regionali e la capacità di adattamento del sistema produttivo locale. Un elemento particolarmente significativo riguarda il contributo delle donne alla crescita occupazionale. L’occupazione femminile è aumentata del 3,7%, pari a oltre 10.300 nuove lavoratrici, superando l’incremento maschile fermo al 2,0%. Allo stesso tempo, il numero delle donne disoccupate è diminuito del 22,8%, contribuendo in modo determinante al calo complessivo della disoccupazione regionale (-12,3%). Positivo anche il dato sulla qualità del lavoro: i contratti a tempo pieno sono cresciuti dell’8,9%, con oltre 33.000 unità in più. Mentre quelli a tempo indeterminato registrano un aumento del 7,2%, pari a quasi 30.000 stabilizzazioni.

Tra i settori più dinamici spiccano le costruzioni (+12,0%), sostenute dai grandi cantieri infrastrutturali. Seguite da commercio, alberghi e ristorazione (+6,1%) e dal manifatturiero (+3,9%). Incoraggiante infine il dato sui giovani: il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è sceso dal 22,2% al 20,6%. Segnale che il mercato del lavoro ligure sta diventando sempre più inclusivo e capace di offrire opportunità alle nuove generazioni.

Quali sono per la Regione Liguria i soggetti strategici con i quali lavorare per attuare una politica del lavoro efficace?

Per costruire politiche del lavoro realmente efficaci, la Regione Liguria ritiene fondamentale operare attraverso una rete stabile di collaborazioni tra soggetti pubblici e privati. L’obiettivo non è limitarsi a misure assistenziali, ma creare un sistema capace di favorire crescita economica, occupazione e sviluppo delle competenze. In questi anni è stata rafforzata in modo significativo la collaborazione tra i Centri per l’Impiego e le Agenzie per il Lavoro private. Una logica di integrazione che ha consentito di ampliare i servizi offerti ai cittadini e di personalizzare i percorsi di inserimento e reinserimento lavorativo.

Parallelamente, per contrastare il fenomeno del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, la Regione lavora a stretto contatto con enti di formazione accreditati, università e Its Academy. Questi ultimi rappresentano una delle esperienze più efficaci, grazie a percorsi progettati insieme alle imprese e a tassi di occupazione post-diploma che sfiorano il 90%. Un ruolo altrettanto importante è svolto dalle parti sociali, dalle associazioni di categoria, dalle organizzazioni datoriali e dai sindacati. Il confronto costante con questi soggetti permette di intercettare i reali fabbisogni delle aziende e dei lavoratori, costruendo interventi mirati e coerenti con le esigenze del mercato. La convinzione è che soltanto attraverso una governance condivisa sia possibile programmare in modo efficace il lavoro di oggi e quello del futuro.

Quante risorse destina la Regione Liguria alle politiche attive e alla formazione professionale? Quali sono i programmi attivati?

La Regione investe risorse molto significative, con l’obiettivo di favorire l’occupazione, sostenere la crescita delle competenze e accompagnare cittadini e imprese nelle trasformazioni del mercato del lavoro. Un ruolo centrale è svolto dal programma Gol finanziato dal Pnrr, che ha consentito di rafforzare la collaborazione tra Centri per l’Impiego e soggetti privati accreditati. Alla Liguria sono stati assegnati complessivamente 104.121.989,03 euro e, al 30 aprile 2026, risultano già impegnati 98.344.036,75 euro. Accanto a questo strumento, nel 2025 è stato avviato un innovativo Piano Triennale dedicato alle persone con disabilità, sostenuto con una dotazione di 8 milioni di euro, finalizzato a favorire l’inclusione lavorativa attraverso servizi, formazione e incentivi all’occupazione.

Un’altra leva strategica è rappresentata dal programma regionale Fse+ 2021-2027, che sostiene l’intera filiera formativa, dai percorsi triennali di istruzione e formazione professionale agli Its Academy, fino agli interventi rivolti a giovani, adulti e soggetti svantaggiati. Il programma finanzia inoltre incentivi alle assunzioni, apprendistato, formazione continua e voucher per la conciliazione vita-lavoro. Complessivamente, dal luglio 2022 a oggi, il Fse+ ha destinato in Liguria circa 275 milioni di euro a interventi di formazione e politiche attive del lavoro. Confermando l’impegno della Regione nel costruire un sistema occupazionale più inclusivo, qualificato e competitivo.

Quali sono stati i primi interventi riguardo l’occupazione del vostro Assessorato e quali i primi risultati conseguiti?

Fin dall’inizio del mandato, l’Assessorato ha scelto di concentrare le proprie azioni su interventi immediatamente in grado di produrre effetti concreti sull’occupazione. Puntando sui settori strategici dell’economia ligure e sul rafforzamento delle politiche attive del lavoro. Tra le iniziative più significative figura il Patto per il Lavoro nel Turismo, giunto alla nona edizione, che ha introdotto incentivi alle imprese per favorire assunzioni più stabili e di maggiore qualità in un comparto tradizionalmente caratterizzato da una forte stagionalità.

I risultati sono stati particolarmente positivi. Solo nell’ultima edizione sono stati attivati quasi 2.500 nuovi contratti grazie alle risorse del Fondo Sociale Europeo Plus. Parallelamente è partito il Patto per il Commercio e l’Artigianato, destinato a sostenere le piccole imprese, le botteghe e le attività dell’entroterra attraverso contributi per le assunzioni e per l’aggregazione tra aziende. Grande attenzione, inoltre, alla formazione, con piani specifici per la blue economy e per la qualificazione di nuovi operatori sociosanitari.

Sul fronte delle infrastrutture per il lavoro, è proseguita l’attuazione del programma Gol e del Piano straordinario di potenziamento dei Centri per l’Impiego. Dal 2021 è in corso un investimento complessivo di 35 milioni di euro, di cui oltre 11 milioni destinati all’ammodernamento delle sedi. Il rafforzamento del personale, l’innovazione tecnologica e il successo crescente dei recruiting day stanno contribuendo a rendere i Centri per l’Impiego sempre più efficaci nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro e nel supporto alle imprese e ai cittadini.

Quali sono oggi i cittadini più a rischio di essere esclusi dal mercato del lavoro e come intervenite per limitarlo?

Il nostro obiettivo è non lasciare indietro nessuno, né tra i cittadini, né tra i territori. I programmi di intervento già descritti prevedono linee specifiche destinate ai soggetti più distanti dal mercato del lavoro o comunque a rischio di marginalizzazione socio-lavorativa. E abbiamo approvato interventi mirati alle aree di crisi industriale o ai territori più periferici del nostro entroterra.

La Regione Liguria ha costruito un sistema di interventi integrati che combina formazione, orientamento, accompagnamento al lavoro e incentivi all’assunzione. Attraverso il programma Gol, il Fondo Sociale Europeo Plus e il nuovo Piano Triennale per l’occupazione delle persone con disabilità, vengono offerti percorsi personalizzati finalizzati a rafforzare le competenze e favorire l’inserimento lavorativo. Particolare attenzione è rivolta anche alle aree interne e ai territori più fragili, con misure specifiche per contrastare lo spopolamento e sostenere le opportunità occupazionali locali. Vogliamo costruire un mercato del lavoro sempre più inclusivo, in cui ogni persona possa valorizzare le proprie capacità e trovare strumenti adeguati per accedere o rientrare nel mondo del lavoro.

Avete un sistema di certificazione delle competenze? Come funziona?

La Liguria dispone di un sistema strutturato di Individuazione, Validazione e Certificazione delle Competenze, nato per valorizzare le competenze acquisite dalle persone in qualsiasi contesto, non solo attraverso percorsi scolastici o formativi, ma anche tramite esperienze professionali, attività svolte nel volontariato o altri contesti informali. Il sistema, avviato con la Dgr n. 612 del 2017 e successivamente aggiornato fino agli indirizzi operativi approvati nel 2024, si fonda sul principio che una competenza abbia lo stesso valore indipendentemente dal modo in cui sia stata acquisita.

Il percorso si sviluppa in quattro fasi: accoglienza e sottoscrizione del Patto di Servizio, individuazione delle competenze e costruzione del dossier individuale, validazione delle competenze emerse e, infine, certificazione ufficiale da parte di Alfa, su delega della Regione Liguria, attraverso apposite commissioni. Una delle peculiarità del modello ligure è l’ampia rete di soggetti coinvolti, che comprende organismi formativi accreditati, Centri per l’Impiego, enti per il lavoro, scuole, Cpia, università e Fondazioni Its. A oggi risultano accreditati 46 enti titolati e 384 operatori specializzati nelle diverse funzioni previste dal sistema. Il servizio è generalmente a pagamento, con un costo standard di 1.044 euro per l’intero percorso, anche se in specifici progetti sperimentali la Regione ha sostenuto direttamente tali spese. Si tratta di uno strumento importante per rendere le competenze più riconoscibili e spendibili sul mercato del lavoro.

Lei ha anche la delega alle politiche giovanili: quali sono le priorità e gli obiettivi in questo ambito?

Le politiche giovanili rappresentano uno degli ambiti strategici dell’azione regionale, con l’obiettivo di offrire ai giovani liguri maggiori opportunità di crescita personale, formazione e partecipazione. Va in questa direzione il “Progetto Giovani”, un piano triennale sostenuto da risorse regionali e dal Fondo Nazionale Politiche Giovanili. Articolato in sei assi strategici che spaziano dalla partecipazione attiva alla formazione, dall’orientamento al benessere, fino al sostegno dell’autoimprenditorialità.

L’idea di fondo è accompagnare le nuove generazioni nello sviluppo delle competenze necessarie per affrontare le sfide sociali ed economiche contemporanee, valorizzando creatività, spirito di iniziativa e capacità progettuale. Tra le iniziative più significative spicca il progetto Log In, realizzato in collaborazione con oltre 70 enti del Terzo Settore e capace, nella sua prima edizione, di coinvolgere circa 4.000 giovani attraverso 170 iniziative. Grande attenzione anche alla partecipazione, con la costituzione del Forum Regionale dei Giovani e con percorsi di confronto che permettono ai ragazzi di contribuire direttamente alla definizione delle politiche pubbliche.

Accanto a questo trovano spazio laboratori formativi su temi quali digitale, intelligenza artificiale, teatro, musica e lavoro di gruppo, oltre a progetti per favorire l’autoimprenditorialità giovanile, come Lab Liguria. L’obiettivo complessivo è costruire una rete territoriale che coinvolga istituzioni, scuola, università, terzo settore e mondo produttivo, offrendo ai giovani strumenti concreti per diventare protagonisti del proprio futuro.

Parlando della delega alle pari opportunità: cosa significa essere una donna lavoratrice in Liguria?

Essere una donna lavoratrice in Liguria oggi significa poter contare su condizioni generalmente più favorevoli rispetto a molte altre realtà italiane, pur in presenza di sfide che richiedono ancora interventi mirati. Secondo i dati più recenti dell’Istat, nel 2025 il tasso di occupazione femminile ha raggiunto il 66,6%, mentre il tasso di attività si attesta al 69,9%. Sebbene questi valori restino inferiori di circa 14-15 punti percentuali rispetto a quelli maschili, il divario è più contenuto rispetto alla media nazionale, dove supera i 19 punti.

Negli ultimi anni si è registrato inoltre un importante miglioramento dell’occupazione femminile e una forte riduzione della disoccupazione, che nel 2025 risulta più che dimezzata rispetto ai livelli del 2018. Per superare eventuali criticità legate soprattutto al lavoro part-time involontario e alla difficoltà di conciliare carriera e responsabilità familiari, la Regione Liguria investe in servizi e misure di sostegno alla genitorialità. Sono attivi 351 servizi per la prima infanzia, con 9.210 posti disponibili e una copertura pari a circa il 36% della popolazione tra 0 e 2 anni, superiore all’obiettivo europeo del 33%.

A questi si aggiungono interventi come “Nidi Gratis”, che nel 2025 ha previsto uno stanziamento di oltre 8 milioni di euro, il programma “Nidi Estivi”, finanziato con 500mila euro l’anno, e il “Bonus Badanti e Baby-sitter”, sostenuto con 6 milioni di euro. L’obiettivo è permettere alle donne di partecipare pienamente al mercato del lavoro senza essere costrette a scegliere tra maternità e realizzazione professionale, promuovendo al tempo stesso una più equa condivisione delle responsabilità di cura all’interno della società.

Simona Ferro, assessore al lavoro della Regione LiguriaChi è Simona Ferro

Nata a Genova nel 1969, Simona Ferro è un avvocato con competenza in ambito di attività giudiziale e consulenza stragiudiziale al servizio di privati, multinazionali, aziende e organizzazioni in diverse materie. Membro del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati dal 2012 al 2022, dal 2024 è assessore della Giunta Bucci con deleghe alla cultura, sport, scuola-università-formazioneorientamento-lavoro, politiche dell’occupazione, pari opportunità, tutela e valorizzazione dell’infanzia, animali d’affezione, tutela dei consumatori, politiche giovanili, cittadinanza responsabile.

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