La ricerca di ruoli esplicitamente legati all’Intelligenza Artificiale è meno pronunciata di quanto si potrebbe immaginare, la modalità di lavoro full-remote è sostanzialmente scomparsa, le leve per attrarre candidati sono promessa di crescita professionale e clima inclusivo e innovativo.
Talents Venture ha osservato 329 annunci di lavoro diretti all’Italia tra il 16 e il 21 gennaio 2026 da Accenture, Capgemini ed Engineering con il duplice obiettivo di individuare le figure professionali più richieste e capire in che modo queste aziende cercano di conquistare l’interesse dei candidati.
Le figure tech più ricercate
Dall’osservazione emergono evidenze interessanti. La gran parte della domanda esercitata da questi colossi può essere ricondotta a figure professionali tech (79% del totale). Solo una parte minore è riconducibile a figure non tech, pari al 21% degli annunci. Ma tra i profili tech ricercati, quelli legati all’Intelligenza Artificiale sono ancora una minoranza. La domanda di lavoro nel campione analizzato appare infatti più traversale e variegata.
Gli annunci si distribuiscono tra le diverse categorie professionali, spaziando dalle figure legate ai sistemi di pianificazione aziendale (ERP: Enterprise Resource Planning) e di gestione clienti (CRM: Customer Relationship Management) a quelle legate allo sviluppo software. Paradossalmente, sono proprio le figure professionali legate alla cybersicurezza e all’Intelligenza Artificiale a godere di una rappresentazione lievemente minore.
Tre tendenze emergenti per l’AI
Sebbene gli annunci dedicati a figure esplicitamente legate all’Intelligenza Artificiale siano solo 17, il 5% del totale, non si può trascurare la velocità con cui questi profili si fanno spazio. Le tre professionalità più richieste sono:
- sviluppo dell’AI: profili operativi con focus su ingegneria del software applicata all’intelligenza artificiale, sviluppano modelli e applicazioni basate su AI generativa e LLM; tra i job title, AI/Gen AI Engineer, Full Stack LLM Development, e Front End Engineer AI Native;
- applicazioni industriali dell’AI: profili con focus sull’applicazione dell’AI a contesti fisici (fabbriche, robot, impianti produttivi) e sovrapposizione tra AI, IoT, simulazione e automazione; tra i job title, l’Industrial AI Engineer o il Digital Twin Architect;
- consulenti e specialisti di AI: profili “di confine”, meno tecnici e più vicini alle implicazioni strategiche, etiche, normative e di sicurezza, nessuno di loro ha il compito di sviluppare modelli; vi rientrano figure come il Prompt Engineer e il GenAI Marketing Transformation Consultant.
Il tramonto del lavoro full-remote
Altro elemento interessante circa gli annunci analizzati, la modalità di lavoro (in sede, ibrido, full-remote). Il 68% non indica in maniera netta al futuro lavoratore quale sarà la politica di presenza in ufficio. Questa percentuale è divisa tra annunci che non fanno riferimento alla modalità di lavoro prevista e che parlano in modo generico di flessibilità tra orari e presenza in sede. Rimangono poi gli annunci in cui da subito è indicata in maniera chiara la modalità di lavoro prevista (il 32%). Tra questi domina la modalità ibrida, che vale 27 punti percentuali su 32, affermandosi come la preferita dal campione di imprese.
Di conseguenza, si nota la sostanziale assenza del lavoro full-remote, indicato in meno dell’1% dei casi. Questo suggerisce che anche in queste grandi aziende stia tramontando l’idea, emersa negli anni del Covid, di un possibile passaggio al lavoro completamente da remoto per alcune figure professionali.
La presenza ibrida sul territorio
Le attività di reclutamento svolte da queste imprese non si concentrano solo sulle città italiane più grandi (Roma e Milano). Si distribuiscono su molti altri centri in cui queste aziende hanno uffici minori o clienti rilevanti. Se consideriamo gli annunci di Capgemini e Accenture, per esempio, sono ben 25 i diversi comuni italiani in cui è distribuita la domanda di lavoro.
La capillarità territoriale produce almeno due conseguenze. Nei centri minori la loro spinge le Pmi locali a rafforzare i propri standard di selezione per restare concorrenziali. Poi, la distribuzione della domanda su un numero più ampio di città attenua la competizione nei grandi mercati del lavoro di Milano e Roma. Limitando le pressioni al rialzo sui salari.
Cosa altro promettono le aziende?
Oltre le modalità di lavoro e i territori presidiati, è interessante indagare cosa queste aziende promettano ai futuri dipendenti. Si parte della promessa di un percorso di crescita, a cui si fa riferimento nel 97% degli annunci. Per poi passare alla promessa di un ambiente di lavoro stimolante, innovativo e/o incusivo, nel 90% dei casi. Sulla promessa di un percorso di crescita le aziende del campione non si presentano tutte allo stesso modo. In alcuni casi la crescita è intesa in termini di formazione. In altri, è legata allo sviluppo di carriera, responsabilità e salario.
Su quest’ultimo punto, nel momento in cui è stata realizzata la raccolta dei dati non risultavano nella quasi totalità degli annunci di lavoro riferimenti espliciti al salario. C’è da attendersi che su questo tema si registrino significativi cambiamenti con l’entrata in vigore delle nuove politiche sulla trasparenza salariale.
Quali suggerimenti per le imprese?
Tolte le logiche di queste grandi aziende, le imprese italiane possono trarre dalle evidenze dell’analisi alcune indicazioni concrete. Per esempio, nelle attività di reclutamento può essere molto utile chiarire fin da subito la modalità di lavoro proposta ai candidati. Evitando ambiguità che possono indebolire l’attrattività dell’offerta di lavoro. La posizione scelta dall’azienda diventa infatti un elemento fondamentale della proposta di valore.
In ultimo, serve trasparenza sul percorso di crescita professionale atteso, sulle opportunità di formazione e sulle caratteristiche culturali dell’ambiente di lavoro. Per chi vuole assumere, scegliere quali profili avvicinare è solo un pezzo dell’attività di reclutamento. Si devono aggiungere energia e attenzione alla promessa concreta con cui l’azienda si presenta al mercato.

















