Cresce la domanda di lavoro delle imprese italiane

Secondo Excelsior, nel 2025 le imprese italiane hanno previsto oltre 5,8 milioni di assunzioni, con una forte richiesta di profili qualificati e tecnici, mentre è calata la domanda di diplomati e laureati. Il mercato del lavoro si polarizza tra competenze esecutive e specializzazioni avanzate, con contratti prevalentemente a termine e opportunità differenziate per giovani e adulti

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Nel 2025 le imprese italiane hanno previsto 5,8 milioni di assunzioni: più profili tecnici, meno domanda di lavoro per diplomati e laureati

di Romano Benini |

Il totale delle entrate stimato dal Sistema Excelsior (presentato nel rapporto “Il lavoro dopo gli studi”), che esprime la domanda di lavoro complessiva delle imprese, è valutato per il 2025 in 5.807.300 contratti di lavoro, in crescita sull’anno precedente. Un dato che riguarda le diverse fasce di età dei lavoratori, non solo i giovani, e comprende sia coloro che cercano il primo impiego sia i disoccupati rientrati nel mercato del lavoro.

I dati sulla domanda di lavoro nel 2025

Le imprese italiane nel 2025 hanno cercato soprattutto persone con qualifica o diploma professionale. Una percentuale del 39,6%, pari a 2.299.824 entrate. Fanno seguito le persone in possesso della scuola dell’obbligo, con entrate stimate per 1.380.647 unità, il 23,8% sulle entrate complessive. Segue la domanda di lavoro per le persone in possesso di un diploma di scuola superiore, che si rivolge a 1.366.528 persone, pari al 23% della domanda professionale complessiva. Troviamo poi il dato dei laureati, che riguarda l’11,6% delle entrate nel 2025, ossia 673.283 nuovi occupati. I diplomati superiori degli Its Academy coprono infine il 2% della domanda di lavoro: 116.986 persone.

È utile osservare la tendenza rispetto all’anno precedente, che impatta sia sui numeri sia sulla percentuale dei nuovi assunti nel 2025. Risultano in aumento la percentuale e il numero delle entrate dei lavoratori in possesso di diploma o qualifica professionale, ma anche gli occupati in possesso solo della scuola dell’obbligo. In diminuzione in termini percentuali la domanda di lavoratori con diploma di scuola superiore o di laurea. Mentre cresce sensibilmente la domanda di diplomati superiori Its Academy.

Serve anche valutare l’effetto della crescita della domanda di lavoro delle imprese tra il 2024 e il 2025, che ha determinato un aumento della domanda di profili con un titolo di studio inferiore e di natura esecutiva. Ma che conferma, in termini numerici, la domanda di profili tecnici o specializzati (diplomati superiori, diplomati Its e laureati) espressa l’anno precedente. Il calo più significativo riguarda la domanda da parte delle imprese di diplomati di scuola superiore, che nonostante l’aumento complessivo del fabbisogno scendono di circa 200.000 contratti di lavoro proposti.

Quali competenze per quali professioni

Se osserviamo la domanda di competenze che emerge dai diversi titoli di studio si ha conferma della esigenza di profili professionali con capacità, conoscenze e competenze strutturate e attestate, soprattutto di natura tecnica. Ma costituisce un indubbio fattore positivo nella ricerca di una occupazione anche il possesso di esperienza nel settore. Vediamo di seguito cosa ci indicano i diversi livelli di istruzione e formazione.

Scuola dell’obbligo

Per scuola dell’obbligo si intende l’aver assolto l’obbligo di istruzione. I dati Excelsior indicano che alla domanda di personale dipendente di questa categoria si associano soprattutto rapporti di lavoro meno strutturati, ossia in prevalenza a tempo determinato (l’80% dei neoassunti nel 2025 con la scuola dell’obbligo). Invece, i rapporti a tempo indeterminato (12,8%) o di apprendistato (2,6%) sono meno presenti.

Se aggiungiamo il lavoro a chiamata (previsto per il 4,6% di chi è in possesso dell’obbligo di istruzione), il lavoro a termine coinvolge quasi l’85% di chi viene assunto nel 2025 avendo assolto solo l’obbligo di istruzione. La precarizzazione delle opportunità di impiego per la domanda di competenze che richiedono solo l’obbligo di istruzione si è accentuata. Passando dall’80% del 2024 all’84,6% del 2025.

Qualifica triennale e diploma professionale quadriennale

Questo livello riguarda corsi di durata triennale o quadriennale che prevedono obbligatoriamente periodi di formazione pratica in azienda. Rappresenta il titolo di studio più richiesto: 39,6% dei casi, pari a 2.299.824 unità di lavoro. Nel caso di possesso di una qualifica o di un diploma professionale la maggior parte dei contratti di lavoro di ingresso in azienda è con rapporti a tempo determinato (72,7%) o a chiamata (4,5%). Con maggiore presenza di contratti a tempo indeterminato rispetto a chi ha assolto solo all’obbligo di istruzione (16,4%) e soprattutto di apprendistato (6,4%).

Diploma quinquennale

Questo livello di studi è indicato nel 23% dei casi rispetto al fabbisogno di competenze richiesto dalle imprese italiane nel 2025, in calo sull’anno precedente. Si tratta del percorso di istruzione propedeutico all’università, ma permette anche di accedere ai percorsi di istruzione tecnologica superiore (Its Academy). Rispetto alle forme contrattuali previste, si assiste a un aumento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato (23,8%) o di apprendistato (7,2%) rispetto a qualifica o diploma professionale non quinquennale. E alla conseguente minore presenza di rapporti a termine: 64,3% di contratti a tempo determinato e 4,7% di rapporti a chiamata. I quali restano tuttavia prevalenti come contratti di accesso al lavoro anche per chi è in possesso di un diploma quinquennale.

Pur rappresentando il terzo ambito di riferimento per i titoli di studio, il costante calo della domanda di lavoro per diplomati di questi anni mostra la tendenza alla polarizzazione dei titoli. Con una crescita maggiore che è intervenuta per le competenze professionali esecutive (obbligo formativo e qualifica o diploma professionale) e per quelle tecnico e professionali superiori (Its, laurea).

Diploma di istruzione tecnologica superiore

Chi è in possesso di un diploma quinquennale o ha completato il percorso di specializzazione tecnica può accedere agli Its Academy per acquisire una specializzazione superiore definita da istituti in raccordo con il sistema delle imprese di riferimento. Sono percorsi che durano due o tre anni, e che garantiscono un’alta percentuale di prima assunzione con rapporti a tempo indeterminato.

Rispetto alle modalità contrattuali, il diplomato Its Academy viene assunto con un rapporto a tempo indeterminato nel 41% dei casi, con un contratto di apprendistato nel 8,2% dei casi e con un contratto a termine nel 50,5% dei casi (a tempo determinato nel 49,2% e a chiamata nel 1,3%).

Laurea triennale e magistrale

I dati Excelsior del 2025 mostrano come la richiesta di laureati in Italia sia intorno al 11,6%, in leggero calo rispetto all’anno precedente. Le condizioni contrattuali e retributive mediamente offerte ai laureati, tuttavia, sono migliori rispetto a quelle offerte ai diplomati. Con un 45,1% di rapporti a tempo indeterminato per gli assunti con laurea (la percentuale più alta tra i diversi livelli di studio). In questi anni la crescita del numero dei laureati si è anche affiancata a quella della domanda di lavoro per giovani neolaureati da parte delle imprese. Si può constatare un collegamento evidente tra l’aumento del livello di studi e la possibilità di ottenere un rapporto di lavoro più stabile.

Nel caso dei laureati, anche la maggior parte delle posizioni di lavoro offerte dalla Pubblica Amministrazione, alle quali si accede attraverso concorso. Questa fase di ricambio generazionale nel settore pubblico spinge ulteriormente e in modo significativo la domanda di laureati, anche nelle discipline giuridiche o umanistiche. La laurea, inoltre, in Italia è richiesta per l’accesso a quasi tutte le professioni ordinistiche e regolamentate ed è quindi una condizione pregiudiziale per poter entrare nel mondo delle professioni.

I settori professionali di riferimento

Se osserviamo dall’analisi Excelsior la distinzione nei grandi gruppi professionali in base ai titoli di studio, possiamo osservare come la laurea sia molto importante. In quanto richiesta per gran parte dei rapporti avviati, per la domanda che coinvolge i dirigenti, amministratori, manager e nel caso delle professioni intellettuali, scientifiche e con elevata specializzazione. Mentre è richiesta per poco meno della metà delle professioni tecniche e per meno del 20% della domanda di assunzione rivolta agli impiegati del privato. Nel pubblico invece la richiesta di laurea è prevalente. Residuale la domanda nelle professioni con qualifica nei servizi e nel commercio, tra gli operai specializzati e conduttori di macchinari e in generale nelle attività che prevedono una bassa qualifica.

Il diploma tecnico superiore degli Its Academy coinvolge quasi un quarto dei dirigenti e amministratori di imprese. Ed è richiesto soprattutto nelle professioni a elevata specializzazione, nei tecnici ma anche negli operai specializzati. Tuttavia, la presenza ancora recente dei diplomati superiori nel mercato del lavoro non consente di attribuire percentuali significative. Anche se nelle nuove generazioni di tecnici e lavoratori specializzati questo titolo di studio appare in crescita.

Il diploma di scuola media superiore quinquennale è invece particolarmente richiesto nelle professioni tecniche (in quasi la metà dei casi) ed è il titolo di studio prevalente tra gli impiegati. Il diploma è particolarmente presente nelle professioni qualificate nel commercio (circa il 30% dei casi). Ma anche tra gli operai specializzati: circa il 20% ha un diploma quinquennale, in genere di istituto tecnico.

La qualifica o il diploma professionale sono determinanti e coinvolgono circa la metà delle professioni qualificate nel commercio e degli operai specializzati. Chi ne è in possesso rappresenta anche la metà dei conduttori di impianti e degli operai di macchinari fissi. E intorno al 40% delle professioni per le quali non è richiesta una specifica qualifica professionale. Coloro che hanno assolto solo l’obbligo di istruzione sono richiesti soprattutto nelle professioni non qualificate (rispondono a più della metà della relativa domanda). Ma sono anche presenti tra i conduttori di impianti, tra gli operai di macchinari fissi, intorno al 30% del totale del relativo gruppo professionale, e tra gli operai specializzati e le professioni qualificate nelle attività commerciali.

I settori economici e le assunzioni

Se osserviamo la composizione complessiva della domanda di lavoro in Italia, il macrosettore principale è rappresentato dai servizi, con 3.913.00 entrate pari al 67,4% del totale. Seguito dall’industria, con 914mila entrate pari al 15,7 % sul totale delle assunzioni, e dalle costruzioni, con 548mila assunzioni pari al 9,4% del totale. Nel 2025 si segnalano novità nel settore primario (estrazione e raccolta delle materie prime dalla natura) ossia l’agricoltura, la pesca, la silvicultura e l’attività mineraria. Una previsione di 432mila entrate, pari al 7,4% del totale.

Domanda di lavoro nell’industria

Se osserviamo invece il settore industriale, le maggiori opportunità di impiego riguardano le industrie alimentari, delle bevande e del tabacco con 176.449 entrate previste (19,3% sul totale del settore industriale). Seguite da industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo con 165.171 entrate previste (intorno al 18% sul totale). Significativo anche il dato delle industrie per la fabbricazione di macchinari, attrezzature e dei mezzi di trasporto, con una previsione di assunzioni pari a 162.669 unità di lavoro pari al 17,8%. E le industrie tessili, dell’abbigliamento e delle calzature, con 95.271 entrate pari a più del 10% del totale.

Di rilievo anche lo spazio occupazionale offerto dalle Public Utilities (energia, gas, acqua, ambiente) con 62.530 entrate previste nel 2025 (6,8%). Interessante anche la domanda proveniente da altri settori manifatturieri ad alto valore aggiunto come le industrie dell’energia, elettroniche, chimiche e farmaceutiche. Tuttavia, assistiamo a una diminuzione della domanda da parte delle imprese del settore industriale intorno all’8%.

Servizi, commercio, agricoltura

Se consideriamo invece la distribuzione della domanda di lavoro per gruppi di imprese nel macrosettore dei servizi, le entrate prevalenti arrivano da alloggio e ristorazione e dai servizi turistici, con una domanda di entrate di ben 1.169.720 unità. Pari al 29,9% del totale dei servizi, commercio e turismo. Segue il commercio al dettaglio, con 497.950 entrate pari al 12,7% del totale. Consistente anche la domanda proveniente dai servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone: 451.000 nuove entrate, pari all’11,5% del totale. I servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio registrano 374.970 assunzioni, pari al 9,6%. Mentre sanità, assistenza sociale e servizi sanitari privati chiudono il 2025 a 296.830 assunzioni, il 7,6%.

Meno significative sono invece le assunzioni in servizi avanzati di supporto alle imprese, commercio all’ingrosso e grande distribuzione, istruzione e formativi privati, servizi informatici e delle telecomunicazioni. E anche altri settori come i servizi dei media e della comunicazione e i servizi finanziari e assicurativi. Se infine consideriamo il settore primario, le attività che riguardano le coltivazioni a campo e ad albero generano più del 60% della domanda di lavoro e delle entrate nel 2025.

La polarizzazione tra basso e alto valore aggiunto

Nel 2025, in modo ancora più accentuato, si assiste a una prevalenza della domanda di lavoro nel macrosettore dei servizi. Caratterizzata da settori (come l’alloggio, la ristorazione, i servizi alla persona e il commercio al dettaglio) a basso valore aggiunto. Mentre nel settore industriale abbiamo una interessante quota della domanda di assunzioni provenienti da aziende e settori a maggior valore aggiunto e più innovativi. Questa tendenza nel 2025 si è rafforzata, determinando una crescita occupazionale potenziale in termini numerici che non corrisponde a una analoga crescita in termini di valore aggiunto e produttività.

Le opportunità per i giovani rispetto al titolo di studio

È possibile valutare le caratteristiche specifiche della domanda di lavoro e dei fabbisogni che coinvolgono le giovani generazioni, in particolare gli under 30 e gli under 24. Così da capire con maggiore dettaglio le caratteristiche delle opportunità destinate specificamente agli occupati più giovani. Se consideriamo il confronto con il totale delle entrate, la domanda di competenze e di titolo di studio sugli under 30 vede una importante crescita del livello di istruzione richiesto e del relativo titolo di studio.

La domanda complessiva rivolta ai giovani under 30 riguarda il 27,5% del fabbisogno totale delle imprese italiane, ossia 1.128.903 unità di lavoro, di cui 466.166 entrate destinate agli under 24. Questa percentuale sul totale delle entrate appare in calo rispetto al dato rilevato nel 2024, che era del 29,5%. Se consideriamo i titoli di studio la domanda rivolta ai giovani under 30 riguarda per il 25,7% persone in possesso di titolo di studio terziario, ossia la laurea.

Il dato complessivo della domanda di laureati del 2025, l’11,6%, coinvolge circa 172mila entrate di giovani laureati. Se consideriamo i diplomati tecnologici superiori Its Academy la percentuale dei diplomati superiori under 30 richiesti dal mercato del lavoro è intorno al 33,8% rispetto al totale dei diplomati Its Academy. Quasi 40mila diplomati tecnologici superiori, in crescita rispetto allo scorso anno. I diplomati superiori under 30 coprono circa il 35% della domanda complessiva rivolta ai diplomati, intorno alle 477mila unità.

Se consideriamo il diploma o la qualifica professionale il dato percentuale che riguarda i giovani under 30 comprende il 28% dei giovani con qualifica o diploma professionale. Quasi 650mila entrate, delle quali 230mila rivolte agli under 24. Considerando i giovani under 30 in possesso di obbligo di istruzione, la percentuale sul totale è infine intorno al 18%. Coinvolgendo circa 256mila persone.

Se osserviamo il confronto dei titoli di studio richiesti agli under 30 rispetto al totale spicca la quota di laureati, più del doppio rispetto alla media. Destinata a coloro che hanno una età fino ai 29 anni compiuti e una quota più alta anche per i diplomati tecnologici Its e i diplomati superiori. Per i titoli di studio di livello inferiore, invece, la percentuale che riguarda i giovani under 30 è più bassa rispetto al totale della domanda che riguarda tutte le fasce di età. Un segnale chiaro del maggior livello di istruzione che il sistema economico e il mercato del lavoro richiedono alle nuove generazioni rispetto ai lavoratori più anziani. I quali, tuttavia, rappresentano una quota molto più consistente presente nel mercato.

Qualche riflessione su domanda di lavoro e competenze

Continua nel 2025 la crescita della domanda di entrate da parte delle imprese, che si caratterizza e stabilizza, mostrando tuttavia alcuni fenomeni significativi. I fabbisogni professionali non sono particolarmente rivolti alle nuove generazioni. In quanto le entrate destinate nello specifico alle assunzioni degli under 30 non raggiungono il 30% del totale delle entrate previste. Questo dato conferma il fenomeno che vede nelle classi di età superiore quelle caratterizzate in questi anni da una maggiore crescita occupazionale.

L’Italia è uno dei Paesi al mondo con l’età anagrafica media dei lavoratori più alta (gli occupati over 50 sono più del doppio di quelli under 34). Sia in ragione dell’andamento demografico sia in riferimento ad altri fattori che premiano i lavoratori over 35. Come la presenza di un minor livello di innovazione nei sistemi produttivi e organizzativi nei servizi e nelle piccole imprese e di un sistema economico che tende a valorizzare l’esperienza. Al tempo stesso la crescita della formazione continua degli occupati e della stessa formazione rivolta ai disoccupati, insieme alla domanda di “formazione breve”, in parte compensa questa domanda. E ne trova la soluzione non con l’assunzione di nuove figure professionali, ma soprattutto tramite l’aggiornamento e la riqualificazione degli occupati.

L’analisi dei settori mostra anche come il mercato del lavoro industriale stia vivendo una fase in cui le esigenze di rimpiazzo dei lavoratori in età pensionabile rendono dinamica la domanda verso le nuove generazioni. Pur in un settore che ha diminuito negli anni il suo peso specifico nell’economia italiana. Il macrosettore dei servizi si caratterizza per l’estrema disomogeneità della domanda, che vede una prevalenza di profili con titolo di studio medio-basso. Ai quali si affiancano anche professionalità più elevate, richieste soprattutto nei settori ad alto valore aggiunto, dalla finanza alle telecomunicazioni.

In ogni caso, anche in ragione dell’andamento demografico, appare in crescita il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. Una carenza trasversale ai diversi settori e alle diverse competenze. Non limitata ai profili più innovativi. Resta infatti alta la domanda insoddisfatta anche dei profili chiamati a mansioni più esecutive o con titolo di studio limitato alla qualifica e al diploma professionale. A conferma di come non vi sia in corso un complessivo salto di qualità nella domanda di competenze nel mercato del lavoro.

Romano BeniniChi è Romano Benini

Romano Benini è professore straordinario di Sociologia del welfare e coordinatore del corso di laurea in Consulenza del lavoro presso la Link Campus University di Roma e docente di Sociologia del Made in Italy presso l’Università La Sapienza di Roma. Giornalista economico, è autore di Il posto giusto, il programma di Rai3 su formazione e mercato del lavoro, e consulente della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, della Cna nazionale e di diverse istituzioni. Tra le sue pubblicazioni: Il fattore umano (Donzelli, 2016), Lo stile italiano, Mutamenti sociali e inclusione attiva (Eurilink, 2018), Il posto giusto (Eurilink, 2020).

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