Welfare aziendale e public benefit come leva per il reddito

I salari italiani crescono la metà rispetto alla media Ue, mentre il costo della vita corre. Il welfare aziendale si conferma strumento strategico, ma la novità è l’integrazione dei “public benefit”: bonus e agevolazioni che possono valere oltre 1.000 euro l’anno

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Il welfare aziendale si conferma strumento strategico se integrato ai public benefit: bonus e agevolazioni fino a 1.000 euro l’anno

di Laura Reggiani |

Welfare aziendale e public benefit: un’integrazione possibile e necessaria.

I dati Eurostat “Annual full-time adjusted salary in Eu”, aggiornati al 2024, parlano di salari aumentati del 2,7%, contro il 5,2% della media europea. Un incremento modesto, che ha dovuto fare i conti con l’inflazione e l’impennata dei prezzi alimentari, cresciuti del 25% in due anni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il potere d’acquisto delle famiglie continua a erodersi, mentre la percezione di precarietà economica si diffonde anche tra chi ha un lavoro stabile.

In questo contesto, le imprese cercano soluzioni per sostenere i redditi dei dipendenti senza gravare eccessivamente sui bilanci. Tra gli strumenti più diffusi c’è il welfare aziendale, che consente di erogare importi esentasse e senza contributi previdenziali, aumentando di fatto la busta paga. Secondo l’Osservatorio Welfare Aziendale 2025 di Edenred, il valore medio annuo di un piano di welfare in Italia è di circa 1.000 euro pro capite. Una cifra che, se ben gestita, può fare la differenza.

Il paradosso del welfare non riscosso

Ma c’è un altro dato che sorprende. Milioni di lavoratori italiani hanno diritto a bonus e agevolazioni pubbliche (nazionali, regionali e comunali) che potrebbero alleggerire il peso delle spese quotidiane. Tuttavia, una larga parte di questi benefici non viene richiesta.

Perché? Le ragioni sono tre:

  • scarsa conoscenza delle misure disponibili;
  • procedure burocratiche complesse, che scoraggiano anche i più determinati;
  • presunzioni errate: molti lavoratori credono di non avere i requisiti, ma non è così.

Questo fenomeno, noto come non-take-up, genera il cosiddetto “welfare non riscosso”, che riguarda in media il 40% dei potenziali beneficiari (dati Eurofound 2015, Inapp 2022, Inps 2025). Un paradosso che pesa sulle famiglie e che, in un contesto di inflazione e salari stagnanti, diventa ancora più grave.

Public benefit in azienda: la nuova frontiera

Come invertire la rotta? Una risposta arriva dalle imprese. Una ricerca Ipsos-Doxa, realizzata per conto di Bonoos, evidenzia una tendenza in crescita: l’integrazione dei public benefit nei piani di welfare aziendale. Si tratta di centinaia di bonus e agevolazioni pubbliche che, se resi accessibili tramite piattaforme dedicate, aumentano il valore economico disponibile per i lavoratori.

Secondo lo studio, 8 aziende su 10 con oltre 250 dipendenti offrono già un piano di welfare. I “fringe benefit” sono la formula più diffusa (76%), seguiti dai “flexible benefit” (44%). Ma la vera novità è che quasi il 20% delle imprese garantisce ai dipendenti anche l’accesso ai “public benefit”, un ambito in rapida crescita grazie alle soluzioni digitali che semplificano il take-up.

Conoscenza limitata, potenziale enorme

Oltre il 60% degli HR Manager conosce i public benefit, ma il livello di consapevolezza è ancora basso: il 75% non sa indicare il numero effettivo di bonus disponibili. Eppure, il potenziale è enorme. Bonoos ha mappato oltre 1.000 misure, che spaziano dal sostegno alla famiglia alla salute, dalla mobilità sostenibile alla casa, passando per istruzione e tempo libero. Solo 4 HR Manager su 10 sanno che il contributo medio annuo può superare i 1.000 euro pro capite. Una cifra che, sommata ai benefit aziendali, può rappresentare un incremento significativo del reddito disponibile.

Il 60% degli HR Manager è propenso a introdurre i public benefit nei piani di welfare o a confermarli. Le ragioni? Vantaggi win-win: aumento della soddisfazione dei dipendenti, miglior clima interno e sostegno concreto al reddito, senza costi aggiuntivi per l’azienda. Per i lavoratori, significa più potere d’acquisto e risposte efficaci ai bisogni sociali.

La piattaforma Bonoos

Bonoos, nata da poco più di due anni, conta già oltre 100 aziende clienti e 70mila lavoratori beneficiari. Un segnale che il mercato è pronto per una nuova fase di sviluppo. “Con la nostra soluzione risolviamo un paradosso”, spiega Giovanni Scansani, co-founder di Bonoos. “Il welfare aziendale nasce per sostenere il reddito, ma è incompleto se non integra i bonus pubblici”. Gli fa eco Emanuele Cipriani, co-founder: “La piattaforma è già integrata con i principali provider di welfare. Non sfruttare questa sinergia è un errore: è una soluzione immediata che aiuta i lavoratori e rafforza il valore sociale dell’impresa”.

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