di Egidio Sangue |
I Fondi Interprofessionali nascono in Italia con lo scopo di promuovere e finanziare la formazione continua dei lavoratori e delle imprese.
La loro principale funzione è favorire aggiornamento professionale, riqualificazione e sviluppo delle competenze, contribuendo così alla crescita e alla competitività delle aziende e dei lavoratori sul mercato del lavoro. Questa funzione viene svolta attraverso la raccolta e la gestione delle risorse finanziarie destinate alla formazione continua, come il noto contributo obbligatorio dello 0,30% versato dalle imprese per i propri dipendenti. Alla data di dicembre 2023, ultimo dato ufficiale a nostra disposizione, sono state oltre 1.200.000 le imprese, tra attive, sospese e provvisoriamente cessate, che hanno scelto di aderire a un Fondo Interprofessionale.
Fondi: non solo formazione continua
Come riportato nel XXIV Rapporto sulla Formazione Continua. Annualità 2023 -2024, “i Fondi Interprofessionali hanno rafforzato nel tempo il proprio ruolo di sostegno alle imprese sul piano della competitività. E, più recentemente, nella gestione del processo di transizione ecologica e digitale, garantendo loro proposte formative finalizzate al rafforzamento e alla riqualificazione delle competenze dei propri lavoratori. Attualmente, i Fondi costituiscono, quindi, un nodo fondamentale nel sistema delle politiche attive del lavoro in Italia. Come evidenziato dal ruolo centrale loro attribuito nell’attuazione degli interventi formativi previsti nell’ambito del Fondo Nuove Competenze. E, più recentemente, dal loro riconoscimento, avvenuto con decreto ministeriale n. 115 del 19 luglio 2024, quali Enti titolari delegati all’individuazione, validazione e certificazione delle competenze acquisite in esito agli interventi da essi stessi promossi”.

Coinvolgimento nella gestione del Fnc
Dalla sua istituzione nel 2020, il Fondo Nuove Competenze ha dimostrato un’efficacia crescente nel sostenere la riqualificazione professionale attraverso la riduzione dell’orario di lavoro compensata da percorsi formativi mirati. Il coinvolgimento del Fondi Interprofessionali nella gestione di Fnc è già in atto dal 2022. Periodo in cui la misura, già dalla seconda edizione, ha visto sostanziare il ruolo dei Fondi mediante il finanziamento degli interventi formativi per il 40% circa delle istanze.
Per quanto riguarda FondItalia, le istanze pervenute al Fondo da parte di Anpal, a valere su Fnc seconda edizione, sono state 426 e 190 i corrispondenti Progetti FEMI presentati al Fondo. Di cui 144 completamente finanziati per riscontro positivo da parte del Fondo. Nel 2025, FondItalia ha nuovamente aderito al Fondo Nuove Competenze alla sua terza edizione. Finalizzato ad accompagnare i processi di transizione digitale ed ecologica dei datori di lavoro, nonché a favorire nuova occupazione. Per questo motivo, a gennaio 2025, il Fondo ha pubblicato un Addendum Fnc all’Avviso FEMI già attivo per il finanziamento dei Progetti formativi a favore delle imprese aderenti che intendessero avvalersi dell’intervento del Fondo Nuove Competenze, con dotazione economica iniziale pari a un milione di euro.
La proposta per la realizzazione del Fondo Nuove Competenze 2026 è di giungere a una co-progettualità, perché gli attori in gioco facciano fronte comune per la trasformazione del Fnc in una politica strutturale permanente. L’integrazione del Fondo Nuove Competenze nella programmazione delle politiche attive del lavoro rappresenta un altro elemento centrale delle idee elaborate in questi anni da FondItalia. Il passaggio a una misura strutturale risponderebbe alla necessità di fornire alle imprese strumenti permanenti per affrontare le sfide della trasformazione digitale e della transizione ecologica. Rendendo la formazione continua un elemento centrale della strategia competitiva aziendale.
Coinvolgimento nella gestione dei processi IVC
Il Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, emanato il 9 luglio 2024 “Disciplina dei servizi di individuazione, di validazione e di certificazione delle competenze relativi alle qualificazioni di titolarità del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 185 dell’8 agosto, ha regolato le funzioni e disciplina gli ambiti di titolarità del Ministero del Lavoro per i servizi di individuazione, validazione e certificazione delle competenze relative alle qualificazioni non organizzate in ordini o collegi, né a diverso titolo regolamentate.
I Fondi Interprofessionali sono indicati come Enti titolari delegati per i servizi di individuazione, validazione e certificazione delle competenze acquisite in esito agli interventi promossi dagli stessi ai sensi della norma vigente. Sono chiamati a individuare gli Enti titolati all’erogazione dei servizi IVC tra gli enti titolati in altri ambiti di titolarità, compresi l’Unione nazionale delle Camere di Commercio, Sviluppo Lavoro Italia, gli Enti accreditati dalle Regioni e Province autonome a svolgere la formazione professionale, gli Enti Bilaterali e anche le imprese dotate di strutture formative aziendali interne o collegate o di gruppo o di rete di imprese, nell’ambito di interventi di cui sono beneficiarie.
Coinvolgimento in politiche attive
Il futuro coinvolgimento dei Fondi nelle politiche attive del lavoro rappresenta un tema di grande rilevanza. Soprattutto in continua evoluzione nel panorama non solo della formazione ma anche dell’occupazione in Italia, con grande ricaduta sulla competitività delle imprese e sull’inserimento e reinserimento dei lavoratori nel mercato del lavoro.
Il rafforzamento del ruolo dei Fondi Interprofessionali come partner strategici nelle politiche attive dovrebbe, pertanto, favorire una collaborazione più stretta tra enti pubblici, privati e Parti Sociali. Al fine di pianificare e finanziare interventi di formazione mirati alle esigenze del mercato del lavoro. Lo sviluppo di partnership pubblico-privato tra Fondi, enti pubblici e soggetti privati potrebbe intensificarsi, creando un ecosistema favorevole all’innovazione e alla sperimentazione di nuovi modelli di politiche attive. Come, ad esempio, sviluppo di piattaforme digitali condivise, coordinamento tra i servizi per l’impiego e i Fondi e progettazione di percorsi formativi mirati alle esigenze del mercato.
Il futuro dei Fondi: riforme e incentivi
Il sistema della formazione continua in Italia funziona efficacemente perché è strettamente collegato alle esigenze delle imprese. I Fondi hanno dimostrato di saper offrire l’ecosistema e l’infrastruttura tecnica necessari per assicurare l’efficacia dei percorsi formativi e il loro impatto sul mercato del lavoro. Pertanto, il loro coinvolgimento nelle politiche attive è destinato a crescere, diventando elemento centrale di un sistema integrato di supporto all’occupazione e allo sviluppo delle competenze.
La loro evoluzione sarà influenzata dalle nuove sfide del mercato del lavoro, dalla digitalizzazione dei processi e dalla volontà di rafforzare un modello di formazione più efficace, inclusivo e sostenibile. L’auspicio è che gli aggiornamenti legislativi in corso di elaborazione, volti a uniformare le modalità di gestione dei Fondi, definire criteri di qualità e rendicontazione e rafforzare ruoli e trasparenza, vadano verso una semplificazione sostanziale di regole e procedure. Riducendo i vincoli e favorendo l’autonomia imprenditoriale, per un accesso più ampio alle risorse per la formazione.
Siamo convinti che, per costruire un sistema di formazione e politiche attive del lavoro all’altezza delle sfide del domani, sia fondamentale abbracciare un approccio integrato, collaborativo e sostenibile per uno sviluppo più equo, resiliente e capace di rispondere alle complessità di un mercato in continua evoluzione.















