Consulenti del Lavoro: impegno costante per il lavoro etico

I Magazzini del Cotone di Genova hanno ospitato dal 29 al 31 maggio la sedicesima edizione del Festival del Lavoro, l’evento annuale organizzato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalla Fondazione Studi. Il Festival ha affrontato quest’anno i temi dell’etica e della sostenibilità del lavoro con un’attenzione particolare alle competenze, alla dignità e all’inclusione nell’era dell’Intelligenza Artificiale

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ll Festival del Lavoro 2025 ha affrontato i temi del lavoro etico e dell'ai

di Giorgia Andrei | Umanità, dignità, ruolo del lavoro etico in un contesto che mira a essere socialmente sostenibile.

Sono decisamente altii temi che il Festival del Lavoro, dal 29 al 31 maggio ai Magazzini del Cotone di Genova, ha cercato di sviscerare in dibattiti, workshop e presentazioni. Come detto in apertura da Rosario De Luca, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, ente che dal 2010 organizza il Festival: “La nostra categoria è da sempre protagonista attiva del sistema del lavoro nel nostro Paese. Contribuisce a dare certezza ai rapporti di lavoro e promuove il lavoro etico e regolare. Ha vissuto in prima persona i cambiamenti che il mercato del lavoro ha attraversato negli ultimi vent’anni e oggi interpreta l’esigenza comune di rendere il lavoro etico, più sostenibile e più inclusivo”.

Imprese, mismatch, giovani

De Luca si è anche soffermato su alcuni dei punti deboli del mercato del lavoro italiano. Come la scarsa attrattività che le imprese sembrano esercitare sui giovani. “È vero che molti giovani vanno all’estero, ma è anche vero che molti, dopo un’esperienza fuori dai confini, rientrano”, ha detto. Riportando di 150mila italiani trasferitisi all’estero nel 2024 e di 50mila che però nello stesso anno sono rientrati.

“Ricordiamoci che abbiamo il migliore sistema giuslavoristico e la migliore contrattazione collettiva che esistano al mondo: sono aspetti da valorizzare. Certo, dobbiamo anche fare in modo che il nostro Paese sia più attrattivo aumentando il potere di acquisto delle retribuzioni, fortemente eroso negli ultimi anni. Cercando di abbassare il costo del lavoro e incentivando i premi di risultato”.

Non meno importante, e impattante, il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. Sul tema, De Luca ha ribadito la necessità di avvicinare sempre più mondo della formazione e mondo del lavoro. Ricordando come la problematica sia complessa, perché tocca sia la formazione tecnica-professionale, sia quella accademica.

AI umanocentrica per migliorare la produttività

Tra i tanti argomenti, quello dell’Intelligenza Artificiale è stato senza dubbio uno dei più attesi. Se ne è parlato, in particolare, il 30 maggio nel panel dal titolo “AI e inclusione: una sfida per il futuro del lavoro”, moderato da Romano Benini. “Dobbiamo evitare che l’intelligenza artificiale produca un nuovo gap digitale”, ha detto Benini introducendo l’argomento. “C’è il rischio che chi non sa usare l’AI rimanga escluso dal mercato”.

Di che tipo di intelligenza artificiale, però, abbiamo bisogno? Senza dubbio, di un AI umano-centrica, che aiuti a migliorare la produttività, ad avvicinare istituzioni e cittadini, a sfruttare meglio le risorse che l’UE mette a disposizione dei Paesi per modernizzarsi. Anche la senatrice Paola Mancini ha evidenziato questo aspetto, commentando il disegno di legge sull’Intelligenza Artificiale in discussione in parlamento. “La centralità dell’individuo è la base su cui stiamo costruendo il provvedimento, che deve tutelare la possibilità per tutti di accedere agli strumenti di AI. Questi ultimi possono essere utili a colmare anche il gap scuola-lavoro e favorire il cambio di passo tecnologico di cui il Paese ha bisogno”.

“La scarsa produttività e la stagnazione salariale sono i grandi problemi del nostro Paese, ma l’AI potrebbe essere uno strumento utile per affrontarli”, ha aggiunto Tommaso Nannicini, economista e senatore nella passata legislatura. Evidenziando come sia importante contrastare la polarizzazione dell’occupazione, che vedrebbe in alto una fascia di lavoratori specializzati e ben retribuiti e in basso una base rimpolpata da una classe media che, dopo essere stata il fulcro dello sviluppo economico della società occidentale, si impoverisce sempre più.

Luca Caratti, esperto scientifico e consigliere di amministrazione della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro, ha poi sottolineato come l’AI debba essere sfruttata per accrescere le competenze. E come evitarne l’eventuale impatto negativo sulle professioni, in particolare quelle di tipo intellettuale.“Dovremmo chiederci in che cosa siamo più bravi dell’intelligenza artificiale e come possiamo migliorare le nostre competenze per migliorare, di conseguenza, i servizi che offriamo in qualità di professionisti”, ha detto.

Lavoro etico significa lavoro stabile e inclusivo

La terza giornata del Festival ha visto sul palco la titolare del Ministero del Lavoro, Marina Calderone, intervistata dalla giornalista Barbara Capponi. “Abbiamo oltre 24 milioni di persone occupate, il trend dell’occupazione è in crescita e stanno diminuendo le percentuali di disoccupazione giovanile e femminile”, ha esordito la ministra. Sottolineando la forte propensione delle imprese all’assunzione di lavoratori con contratti stabili, frutto anche della politica di incentivi avviata dal Governo.

Calderone ha toccato anche il tema del lavoro etico e della dignità del lavoro. Ricordando come qualsiasi misura di sostegno debba essere finalizzata all’accompagnamento al lavoro e al ritorno alla vita lavorativa attiva e all’inclusività. In riferimento alla convivenza tra le diverse generazioni e alla partecipazione delle donne nel mercato del lavoro.

“Abbiamo bisogno di saldare il patto generazionale, non di creare una competizione tra giovani e anziani: dobbiamo fare in modo che il nostro mercato del lavoro sia un mercato inclusivo, nel quale ognuno deve trovare la propria dimensione”. Sulle donne, infine, il messaggio è chiaro: Far lavorare le donne non è un’opzione, ma un atto di giustizia sociale. Le donne hanno il diritto di definire il proprio percorso professionale senza dover fare rinunce”.

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