Le criticità del sistema bilaterale

Mani di persone unite in segno di supporto

di Giovanni Galvan |

Le prime forme di bilateralità si sono manifestate a livello locale e territoriale in ambiti circoscritti come quello manifatturiero. Nascono in un primo momento le Casse Edili per erogare prestazioni contrattuali previste dai Ccnl come il trattamento economico per ferie e la tredicesima. Questo modello viene poi adottato anche nell’artigianato con le Casse Mutue Artigiane per l’integrazione di malattia e infortunio. Nel settore dell’agricoltura vengono aperte le prime Casse negli anni ’50 per indennità integrative in caso di malattia, infortunio e maternità. Tra gli anni Ottanta e Novanta si è assistito alla costruzione dell’Ente Bilaterale Agricolo Nazionale, chiamato a esercitare funzioni di coordinamento e omogeneizzazione strutturale e funzionale delle Casse, impegnate, in base ai vari contratti provinciali, in campi molto diversi.

Le criticità

Le criticità del sistema bilaterale possono derivare dai limiti alla autonomia che le invasioni normative e i tentativi di “istituzionalizzazione” possono creare, specie nei confronti gli enti bilaterali che operino parallelamente ad altri strumenti in un regime di concorrenza, parziale o totale. Sono quindi necessari un regime giuridico chiaro e obiettivi precisi affinché si possa correttamente impostare una politica di sostegno fiscale.

Un codice di autoregolamentazione potrebbe essere un modello da adottare anche per gli altri settori “Tipizzati” che si trovano, chi più chi meno, ad affrontare dei pericolosi vuoti normativi, nei quali spesso interviene la Pubblica Amministrazione con provvedimenti che tendono a riappropriarsi di quella governance affidata invece proprio dalla legge alle Parti Sociali. Molti temono in tal senso anche un intervento legislativo che, sia pur necessario, possa ricalcarne altri che in questi anni hanno generato più confusione che soluzione dei problemi. Per questo da più parti si vede nell’autoregolamentazione l’arma di difesa principale di queste conquiste delle Parti Sociali.

La rappresentanza

E veniamo al punto dolente di tutto questo impianto. Infatti, come già detto, molti di questi Organismi sono costituiti da Parti Sociali non rappresentate al Cnel, ma comunque riconosciute come “di maggior rappresentanza” in un certo comparto, o addirittura di rappresentanza difficile da verificare. Tuttavia non si può neanche negare il diritto costituzionale di associazione di imprese e di lavoratori. Quindi resta sempre centrale l’identificazione corretta di un sindacato di imprese o lavoratori che sia parte costituente di un Ente Bilaterale chiamato a gestire politiche di welfare così importanti come quelle che abbiamo elencato.

In tal senso ben venga intanto un corretto censimento dei Ccnl da parte del Cnel, che possa incrociarne i dati con quelli delle tipologie di impresa che vi aderiscono effettivamente, ma poi bisognerà ragionare sul numero e peso degli aderenti, sui risultati elettorali delle Rsa/Rsu, sulla presenza settoriale e territoriale, ecc. sperando sempre che non ci siano interventi “dall’alto” che alterino il normale confronto tecnico e sindacale.


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