Spunti di riflessione sullo sviluppo delle competenze

Il seminario co-progettato da Anpal e Università degli Studi di Roma Tre ha analizzato azioni, modelli e strumenti inerenti servizi personalizzati di orientamento, educazione, formazione e accompagnamento al lavoro rivolti agli adulti.

sviluppo delle competenze

di Giovanni Galvan |

Il seminario di studio “Apprendimento degli adulti e personalizzazione: formazione, certificazione e orientamento” che si è tenuto presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre, con la collaborazione di Anpal nell’ambito del Pon Spao – Sistemi Politiche Attive per l’Occupazione dell’Unione Europea, si è focalizzato in parte sugli aspetti didattico formativi; tuttavia anche dal punto di vista delle politiche attive del lavoro ha offerto alcune indicazioni molto interessanti, specie per quanto riguarda gli interventi del personale di Anpal.

Il contributo dell’Università è stato costituito dagli interventi estremamente qualificati della professoressa Giuditta Alessandrini (VET – Vocational Education and Training – ed educazione degli adulti), del professor Massimo Margottini (Orientamento e competenze strategiche) e della professoressa Brigida Angeloni (La dimensione formativa del riconoscimento delle competenze) che hanno fatto il punto sulle ultime evoluzioni della ricerca e delle metodologie sui temi della formazione e dell’orientamento finalizzati all’acquisizione di competenze oggettivamente certificabili.

L’importanza della personalizzazione nella formazione

Per quanto riguarda gli aspetti più squisitamente legati alle politiche attive del lavoro, il personale Anpal ha sviluppato alcuni temi di grande interesse. Davide Premutico, responsabile del Gruppo (Struttura di Ricerca 2)
per il monitoraggio del FSE e delle attività di formazione dei fondi interprofessionali, nell’intervento dedicato a “La formazione nelle imprese: come si realizza la personalizzazione”, ha posto il tema delle profonde differenze tra le politiche per la formazione professionale sviluppate dalle grandi imprese rispetto a quelle delle Pmi.

Le prime sono ovviamente ben attrezzate, tuttavia Premutico avverte sul rischio di un eccessivo centralismo nell’organizzazione dei percorsi formativi, che non tiene conto dei profili dei singoli lavoratori (capacità, competenze di partenza, attitudini, aspirazioni, etc.). Inoltre il rischio di certe “learning machines” è che siano le macchine ad apprendere al posto del lavoratore.

Premutico ha fatto l’esempio di una grande azienda che ha scelto il modello della “gamification” per la formazione dei propri operai al fine di poter applicare praticamente in tempo reale quanto appreso sulla produzione, legando i premi aziendali alla curva di apprendimento. Questa pratica raccoglie non poche perplessità perché non lascia spazi di riflessione ed approfondimento. Dal punto di vista normativo certamente il D.lgs. 53/2000 è stato il primo atto a riconoscere i percorsi formativi individuali (normalmente definiti “voucher”).

Il problema, oltre alle scarse risorse disponibili, è però la capacità di scelta dell’utente, soprattutto se non particolarmente qualificato, che necessita di un forte orientamento, strumento ancora scarsamente sostenuto dalla normativa e soprattutto dai finanziamenti messi in campo. Inoltre, ad oggi, il voucher è quasi sempre richiesto dall’impresa che certamente porta avanti i suoi interessi formativi e non quelli individuali del lavoratore.

Certificazione e mismatch di competenze

A completamento dell’intervento di Premutico, Anna Rita Racioppo di Anpal ha illustrato il quadro normativo con un intervento su “La certificazione delle competenze: riferimenti normativi e avanzamento del processo” evidenziando come sia già attivo l’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni sviluppato secondo il modello europeo.

Molto importante anche l’intervento di Fabio Roma, sempre di Anpal, su “Mismatch di competenze per la vita e per il lavoro”, che ha sottolineato come manchino moltissime competenze richieste dal mercato del lavoro e come l’Ocse stia procedendo a sviluppare studi in tal senso. Inoltre ha sottolineato il contributo delle politiche attive: governance della rete dei servizi per le politiche del lavoro; monitoraggio e di valutazione dei Servizi per l’impiego; interventi per favorire l’inserimento e il reinserimento lavorativo dei giovani nell’ambito del programma Garanzia Giovani; monitoraggio e valutazione dell’assegno di ricollocazione; reimpiego e ricollocazione dei lavoratori coinvolti in crisi aziendali; monitoraggio e valutazione della formazione professionale; analisi delle dinamiche delle competenze per il miglioramento delle politiche del lavoro.

Hanno moderato il dibattito, presentato dal Direttore DSF di Roma Tre Massimiliano Fiorucci, Giovanna Spagnuolo di Anpal e il professor Paolo Di Rienzo dell’Università Roma Tre.


Di cosa si è parlato

Il seminario ha focalizzato la sua attenzione sui temi della personalizzazione dei percorsi nell’istruzione e nella formazione, dell’orientamento e della valorizzazione e certificazione delle competenze entro l’evoluzione normativa e nel rapporto tra domanda e offerta nel mercato del lavoro.

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