Quando il titolo di studio non basta

L’Osservatorio JobPricing presenta la nuova edizione dello University Report, lo studio che analizza gli effetti dell’istruzione in termini di carriera e retribuzione nel mercato del lavoro italiano: il vantaggio competitivo offerto dalla laurea è ostacolato da un’Italia in ritardo nella valorizzazione dell’istruzione

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di Sofia Alchieri | In uno scenario mondiale sempre più digitalizzato e interconnesso, lo University Report 2026 mostra come le dinamiche del mercato del lavoro impongano un adattamento continuo delle competenze e un sistema educativo capace di rispondere alle nuove esigenze.

In Italia, tuttavia, persiste una fragilità strutturale che rende il nostro Paese meno competitivo in termini di formazione rispetto alle altre nazioni europee. Lo evidenzia, appunto, lo studio condotto dall’Osservatorio JobPricing riguardo all’impatto dell’istruzione nel mercato del lavoro italiano, con un focus sui primi anni di carriera delle persone laureate. I dati Eurostat mettono in luce un dato poco confortante. Secondo le percentuali di Pil stanziate nel 2024 dagli Stati europei a sostegno dell’istruzione, l’Italia risulta essere una delle nazioni con l’investimento minore. Un 4% di Pil investito, sotto la media europea (4,8%).

Elemento sostenuto dall’effettiva diffusione dell’istruzione terziaria nella popolazione italiana tra i 25 e i 34 anni, che si ferma al 31,6%. Ben inferiore al 48,7% della media Ocse. Tale criticità risulta rilevante nel contesto odierno in evoluzione, che richiede competenze sempre più avanzate. Un numero ridotto di cittadini laureati rappresenta un limite non solo per la crescita professionale individuale, ma anche per la capacità del sistema produttivo italiano di competere nei settori a più alto livello di innovazione. In un tale scenario, non è possibile analizzare l’occupazione senza tenere conto della qualità delle competenze richieste.

La quota di Pil investito in istruzione nell’anno 2024

Le previsioni dello University Report 2026 sui fabbisogni occupazionali al 2028 evidenziano una forte domanda di profili legati a digitalizzazione, transizione green e discipline Stem e tech. Settori che richiedono abilità avanzate e interdisciplinari, per cui il sistema formativo è chiamato a svolgere un ruolo strategico nel preparare profili abili e aggiornati. Risultano coerenti i dati sulle professioni maggiormente selezionate dai giovani: ai primi posti, ruoli legati ad AI e tecnologia, sicurezza e sostenibilità. Testimonianza del valore della formazione in settori crescenti, che dovrà contrastare il basso numero di persone in possesso di buone competenze in materia digitale.

Opportunità e ritorno economico non sono automatici

Secondo il report, la popolazione in possesso di laurea si trova in una posizione privilegiata. Con un tasso di occupazione dell’82,8% rispetto al 62,5% della forza lavoro totale. Il titolo rappresenta, pertanto, un vantaggio competitivo. Tuttavia, il suo rendimento è vincolato alle condizioni in cui viene conseguito e valorizzato. “Il titolo non produce un ritorno automatico. La differenza la fanno il percorso scelto, la coerenza tra studi e lavoro, il ruolo ricoperto e la capacità del mercato di valorizzare le competenze acquisite”, afferma Matteo Gallina, responsabile dell’Osservatorio JobPricing.

Sul piano retributivo il vantaggio dei laureati è evidente: nel 2025 hanno registrato una Ral media di 42.378 euro, con una differenziale del +37% su chi non ha conseguito il titolo. Eppure, non è solo questo a determinare il reddito, ma anche il fattore età. La crescita retributiva appare contenuta nei primi tempi, ma aumenta negli anni di più rispetto ai non laureati. Il report mette in luce anche una forte differenziazione tra i percorsi. Notando retribuzioni più alte nell’area Stem, con in cima Ingegneria chimica e dei materiali a quota 37.693 euro. Chiudono la classifica le discipline umanistiche, quali Scienze storiche e filosofiche con 32.049 euro. Ma oltre a cosa si studia, conta anche dove si studia. L’ateneo frequentato riflette caratteristiche come la composizione dei corsi e la collocazione geografica che influiscono sui salari. I laureati ai Politecnici registrano la Ral media più elevata (47.690 euro) con un vantaggio sugli atenei statali del 14,5%.

University Report: il fenomeno del mismatch

Un fenomeno divenuto strutturale nel mercato del lavoro italiano è la sovra-istruzione, per cui un lavoratore possiede un titolo di studio più elevato rispetto a quello richiesto per la propria posizione lavorativa. Il 36% delle persone occupate con laurea tra i 25 e i 34 anni risulta sovra istruito. Percentuale che sale nel caso delle donne e dei lavoratori stranieri. Similarmente, si verifica il mismatch orizzontale, per cui le persone laureate si trovano a svolgere mansioni non direttamente correlate al loro percorso di studi. In Italia si tratta dell’11,4% per le lauree triennali e del 7,1% per le magistrali. Un ruolo centrale è determinato dalle facoltà, che coerentemente con i trend di mercato vedono i laureati in discipline Stem e nei settori medico sanitari e farmaceutici occupati in ruoli congruenti al proprio percorso formativo. Al contrario dei settori umanistici e linguistici.

University Payback Index

L’Osservatorio JobPricing sviluppa ogni anno lo University Payback Index, che indica il tempo medio necessario per recuperare l’investimento sostenuto per la laurea in diversi atenei. L’indice considera i costi universitari per cinque anni e il costo-opportunità dato dalla rinuncia a un potenziale reddito. Ne risulta che gli atenei con i tempi di recupero più brevi per gli studenti in sede sono i Politecnici, guidati da Torino (13 anni), e l’Università Bocconi (13,5 anni). I tempi si allungano per gli studenti fuori sede, su cui incidono i costi abitativi e di mantenimento: il payback del Politecnico di Torino sale a 14,9 anni, seguito dai 15,8 dell’Università Bocconi.

Il report racconta una verità rilevante: il rendimento dell’istruzione terziaria non è automatico. I fattori contestuali condizionano l’esperienza dei laureati italiani, poco sostenuti da un sistema che non valorizza l’istruzione quanto potrebbe. “Per questo”, commenta Andrea Anselmi, Consultant di JobPricing, “serve rafforzare il collegamento tra università, imprese e territori, creando percorsi capaci di trasformare la formazione in lavoro qualificato, crescita professionale e retribuzioni adeguate”.

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