Meglio i salari, ma la fiducia è in stallo

Il Salary Satisfaction Report 2026 di JobPricing fotografa un’Italia del lavoro dove la vera emergenza non è quanto si guadagna, ma come si viene retribuiti

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Il Salary Satisfaction Report 2026 di JobPricing Il Salary Satisfaction Report 2026 di JobPricing

di Laura Reggiani |

Nonostante due anni consecutivi di crescita delle retribuzioni, la soddisfazione salariale delle persone che lavorano in Italia resta ferma.

È questo il dato centrale del Salary Satisfaction Report 2026, pubblicato dall’Osservatorio JobPricing in collaborazione con Adecco, giunto all’undicesima edizione. Si tratta di un’indagine che, ancora una volta, sceglie di partire dalla voce diretta delle persone per misurare non solo il livello degli stipendi, ma soprattutto la percezione dei meccanismi che li regolano. Il risultato è chiaro: l’indice medio di soddisfazione si attesta a 4,2 su 10, invariato rispetto al 2025 e ancora ben lontano dalla soglia della sufficienza. Circa sei lavoratori su dieci dichiarano quindi di essere insoddisfatti del proprio pacchetto retributivo. Un dato che segnala una frattura sempre più evidente tra dinamiche di mercato e vissuto organizzativo.

Soddisfazione salariale: non è solo una questione di stipendio

Il report conferma una tendenza ormai strutturale: la retribuzione non viene più valutata esclusivamente in termini di salario fisso. La soddisfazione cresce infatti in presenza di sistemi di Total Reward, che integrano componente variabile, benefit e incentivi di lungo periodo. Al contrario, chi percepisce unicamente una retribuzione fissa mostra livelli di soddisfazione sensibilmente più bassi. Questo dato rafforza l’idea che le persone non chiedano soltanto “di più”, ma chiedano meglio.

Maggiore articolazione, coerenza e riconoscimento complessivo del valore del lavoro svolto. Se la competitività retributiva esterna è l’unica dimensione che supera la sufficienza (5,1 su 10), segnalando che le imprese italiane riescono nel complesso a posizionarsi correttamente rispetto al mercato, tutte le dimensioni legate ai meccanismi interni restano critiche. Il collegamento tra performance e retribuzione si ferma a 4,2. La trasparenza a 4,7 e l’equità a 4,9. Ancora più basse le dimensioni legate alla fiducia e comprensione del sistema retributivo (3,9) e alla meritocrazia (3,6). È qui che si apre il vero divario: non tra aziende e mercato, ma tra aziende e persone.

L’indice di soddisfazione sulla retribuzione e il trend

Scegliere, cambiare, restare

Come emerso nelle precedenti edizioni, le principali criticità non riguardano tanto il livello assoluto delle retribuzioni, quanto la credibilità dei processi. Le persone faticano a comprendere i criteri con cui vengono assegnati aumenti, bonus e promozioni e non percepiscono equità nelle decisioni. Un disallineamento che mina la fiducia e riduce l’efficacia stessa delle politiche retributive, anche quando queste sono competitive dal punto di vista economico.

La retribuzione fissa resta il principale driver nella scelta di un nuovo lavoro, ma non è ciò che trattiene le persone nel tempo. A fare la differenza nella permanenza in azienda sono soprattutto fattori intangibili come qualità delle relazioni interpersonali, flessibilità oraria e smart working. Al contrario, si cambia lavoro principalmente per migliorare le condizioni economiche e le opportunità di crescita. Un dato che conferma come attrazione e retention rispondano a logiche solo in parte sovrapponibili.

Giovani, donne e trasparenza retributiva

Il report evidenzia differenze significative anche sul piano generazionale e di genere. Le persone under 35 risultano sistematicamente meno soddisfatte: percepiscono minore trasparenza, faticano a fidarsi dei sistemi retributivi e non vedono un legame chiaro tra performance e riconoscimento economico. Persistente anche il gender gap: le donne mostrano livelli di soddisfazione inferiori in tutte le dimensioni, con scostamenti marcati su equità e meritocrazia. Un segnale che richiama l’urgenza di politiche retributive più inclusive e monitorate.

Infine, un focus specifico è dedicato alla Direttiva europea 2023/970 sulla Pay Transparency. Il livello di conoscenza tra le persone è ancora basso (3,3 su 10) e le aspettative sul suo impatto risultano contenute (3,2 su 10). Nel breve periodo, la Direttiva non viene percepita come una leva immediata di aumento della soddisfazione, ma piuttosto come un fattore di cambiamento graduale.

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