Nuove Linee Guida, nuove regole del gioco

Un’analisi del nuovo quadro regolatorio dei Fondi interprofessionali tra maggiore trasparenza, digitalizzazione e vigilanza: opportunità, criticità e impatti su imprese, parti sociali e sistema della formazione continua

0
157
Rossella Spada propone una lettura mirata delle nuove Linee Guida su attivazione, funzionamento e vigilanza dei Fondi Interporfessionali

di Rossella Spada |

Il presente commento propone una lettura mirata delle nuove Linee Guida in materia di attivazione, funzionamento e vigilanza dei Fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua. Concentrando l’analisi sui profili del nuovo quadro regolatorio che incidono sulle imprese aderenti, sugli enti attuatori, sulle parti sociali e sugli operatori del sistema della formazione finanziata.

A oltre vent’anni dalla legge istitutiva dei Fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ne riconosce il ruolo strutturale nel sistema nazionale delle politiche formative e del lavoro. Una centralità maturata attraverso un modello fondato sul pluralismo delle rappresentanze datoriali e sindacali, sulla bilateralità e sull’autonomia delle Parti Sociali. L’articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, norma istitutiva dei Fondi, rappresenta il principale riferimento statale in materia di formazione continua. Alimentati dal contributo dello 0,30%, i Fondi operano non solo come strumenti di finanziamento, ma anche come leve di politica attiva del lavoro, a sostegno di occupabilità, produttività e competitività delle imprese.

In questa prospettiva, la formazione finanziata consente la concreta fruizione del diritto individuale all’apprendimento permanente. In coerenza con l’articolo 1 del decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13, collocando la formazione continua al centro delle politiche del lavoro e delle trasformazioni dei sistemi produttivi. Ed è in tale contesto che le nuove Linee Guida segnano un passaggio rilevante per l’intero sistema della formazione finanziata. Il documento introduce una cornice regolatoria più strutturata. Orientata alla trasparenza, alla digitalizzazione dei processi, alla misurazione dei risultati e al rafforzamento della vigilanza ministeriale. Al tempo stesso, pone questioni applicative che meritano attenzione, soprattutto in relazione all’autonomia dei Fondi, alla libertà di scelta delle imprese e alla sostenibilità dei nuovi adempimenti.

Rossella Spada, direttore generaledel Fondo Formazienda
Rossella Spada, direttore generale di Fondo FormAzienda

Libertà di adesione e mobilità

Tra i profili di maggiore impatto vi è la conferma della libertà di adesione. L’adesione a un Fondo resta espressione della volontà libera e autonoma del datore di lavoro, che sceglie se aderire e a quale Fondo destinare il contributo. La previsione secondo cui l’adesione debba essere comunicata anche tramite Pec rafforza la natura volontaria e consapevole della scelta datoriale. Proprio sul tema della mobilità emerge uno dei profili più delicati.

Le Linee Guida prevedono l’impossibilità per l’impresa di attivare una nuova procedura di adesione o mobilità nei 12 mesi successivi. Tale previsione può essere letta come misura di stabilizzazione amministrativa, ma rischia di irrigidire un sistema che ha trovato nella tempestività della scelta imprenditoriale uno dei propri elementi qualificanti. Le aziende potranno scegliere ancora se avvalersi di un proprio Conto individuale e se alimentare il Conto collettivo. Il primo costituisce una modalità di restituzione diretta alle imprese aderenti; il secondo ha natura solidaristica e opera attraverso Avvisi e procedure selettive.

In materia di portabilità, le Linee Guida prevedono il trasferimento al nuovo Fondo del 70% delle quote incassate nel triennio precedente, al netto delle somme già utilizzate o in fase di utilizzo per il finanziamento di propri piani formativi. La previsione tutela la libertà dell’impresa, ma pone un tema gestionale nel caso del Conto collettivo, dove le risorse confluiscono in una provvista comune. Occorre evitare che la mobilità produca effetti asimmetrici, consentendo all’impresa di beneficiare del modello solidaristico in entrata e di rivendicare una ricostruzione integralmente individuale della propria posizione in uscita.

Risorse integrative e Unità di Costo Standard

Interessante è, inoltre, la previsione che consente ai Fondi di operare in modo strutturale in raccordo con risorse integrative e complementari rispetto al contributo ordinario dello 0,30%. A 16 anni dalle “Linee Guida per la formazione nel 2010” promosse dall’allora Ministro Sacconi, d’intesa con governo, regioni, province autonome e parti sociali, torna quindi centrale lo stimolo a integrare, coordinare e rendere complementari diverse fonti di finanziamento. Anche sotto questo profilo, il nuovo quadro regolatorio dovrà valorizzare la capacità dei Fondi di costruire sinergie istituzionali e operative, garantendo pari opportunità tra Fondi interprofessionali.

Restano irrisolte, purtroppo, rispetto alla prima versione delle Linee Guida promossa nel mese di gennaio 2026, alcune questioni sulle Unità di Costo Standard. Il richiamo ai modelli nazionali e comunitari è condivisibile se inteso come riferimento a principi generali, metodologie di calcolo e requisiti di trasparenza, affidabilità e verificabilità. Sarebbe invece più problematico se interpretato come obbligo di utilizzare esclusivamente tabelle predeterminate. Comprimendo l’autonomia tecnica dei Fondi e la possibilità di adottare costi unitari coerenti con la propria programmazione.

Una vigilanza fondata sui dati

Infine, il nuovo sistema informativo integrato di monitoraggio e vigilanza segna il passaggio verso una vigilanza fondata sui dati. I Fondi dovranno alimentare flussi informativi continui e aggiornati, secondo modelli di interoperabilità automatizzata. A ciò si aggiunge il rafforzamento degli standard organizzativi e delle certificazioni richieste dal Ministero, tra cui Iso 9001, 37001, 27001, Pas 24000 e Uni/PdR 125. Tale innalzamento potrebbe indurre i Fondi a rafforzare, a loro volta, i requisiti richiesti ai soggetti che con essi operano.

In conclusione, le Linee Guida delineano un sistema più esigente in termini di responsabilità, trasparenza, tracciabilità, procedure e misurazione. Per i Fondi, la sfida consisterà nell’adeguare documenti e procedure e a ripensare il proprio modello organizzativo, digitale e gestionale. Questo nuovo impianto potrà produrre effetti positivi se verrà attuato preservando l’autonomia statutaria, organizzativa e gestionale che costituisce il tratto qualificante dell’intero sistema. Facendo attenzione che ciò non si traduca in una omologazione amministrativa dei Fondi. La tutela di questa autonomia è essenziale per garantire un sistema eterogeneo. Capace di valorizzare il pluralismo delle rappresentanze che in questi anni ha favorito l’ampliamento della platea delle imprese aderenti e la diffusione di uno strumento di politica attiva orientato a sostenere competitività delle imprese e occupabilità dei lavoratori attraverso la formazione continua.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here