
SD Worx ha condotto la ricerca “HR & Payroll Pulse”, nella quale ha coinvolto 5.936 responsabili HR e 16.500 dipendenti in sedici Paesi europei.
Ne emerge che il 72% dei dipendenti italiani che utilizza l’Intelligenza Artificiale regolarmente, ossia più di un dipendente italiano su quattro (27%), crede che l’AI aiuti a lavorare meglio e renda più efficienti. La percentuale di utilizzatori rimane inferiore alla media europea (29%), ma cresce al 31% per i manager. I lavoratori italiani sono, però, più preoccupati degli europei dell’impatto dell’AI: il 30% teme possa rendere superflua una parte significativa delle proprie mansioni.
L’influenza dell’Intelligenza Artificiale sul lavoro
I dipendenti italiani sono i più propensi a prevedere un ruolo importante dell’AI nelle proprie mansioni. Il 57% ritiene che svolgerà una quota rilevante, se non la maggioranza, dei loro compiti quotidiani, a fronte del 46,5% europeo: in nessun altro Paese si raggiunge una cifra così elevata.
Solo il 43,5% si aspetta di portare a termine le proprie mansioni senza AI, un dato che scende al 24% tra chi già l’utilizza. Del resto, la percentuale dei dipendenti non manager che stanno aumentando il proprio utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle attività quotidiane è maggiore della media europea, 31% contro il 26%.
La maggioranza dei dipendenti (62%), però, ritiene che le proprie peculiari abilità umane non potranno essere rimpiazzate dall’AI e, anche tra coloro che pensano che l’impatto dell’intelligenza artificiale sul proprio lavoro sarà importante, ben il 46,5% (vs 39% UE) crede che tra essi e l’AI avverrà soprattutto una condivisione delle mansioni, non una sostituzione completa.
La necessità di competenze in materia AI
Per un utilizzo proficuo degli strumenti di intelligenza artificiale, che renda i lavoratori più efficienti anziché superflui, è necessario acquisire le giuste competenze. Eppure, mentre il 44% dei datori di lavoro afferma di investire in reskilling e upskilling per preparare la forza lavoro a un futuro in cui il ruolo dell’AI sarà maggiore, solo il 20% dei dipendenti sostiene che la propria azienda stia guidando i lavoratori verso tale prospettiva e solo il 21% ritiene di essere aiutato a sviluppare le competenze necessarie in questo campo.
Percentuale che aumenta se si prendono in considerazione solo coloro che effettivamente sono esposti all’AI e la usano: solo poco più della metà (53%) dichiara di ricevere un supporto adeguato per sfruttarne appieno il potenziale. Un supporto alla forza lavoro che, però, è anche un obbligo di legge: l’AI Act impone, infatti, ai datori di lavoro di realizzare politiche che garantiscano un livello appropriato di alfabetizzazione almeno in chi la utilizza.
La necessità di garantire un uso responsabile dell’AI
Sull’uso dell’AI in modo responsabile c’è ancora molta strada da fare. Infatti, oggi solo il 49% dei datori di lavoro italiani afferma che la propria azienda ha una governance HR per garantire che l’AI sia utilizzata in modo etico e responsabile, e solo il 38% dei lavoratori ritiene che la propria organizzazione agisca seguendo questi principi, un dato, tra l’altro, molto inferiore a quello medio europeo, 52%.
“La nostra ricerca evidenzia che i dipendenti italiani riconoscono sempre più il valore dell’AI nel supportare il lavoro quotidiano, ma chiedono al tempo stesso maggiore chiarezza sul suo utilizzo e maggiori opportunità di formazione. In questo contesto, il ruolo delle organizzazioni sarà fondamentale per garantire un’adozione responsabile, inclusiva e orientata allo sviluppo delle competenze, nel rispetto delle nuove disposizioni normative europee”, commenta Chiara Valdata, People Director di SD Worx Italy.
L’AI Act europeo
Questi risultati arrivano mentre i datori di lavoro si preparano alla prossima fase di attuazione dell’AI Act europeo. Sebbene gli obblighi più rilevanti per i sistemi di intelligenza artificiale classificati come ad alto rischio siano stati rinviati al 2027 e al 2028, i requisiti di trasparenza entreranno comunque in vigore dal prossimo 2 agosto.
In pratica, gli utenti dovranno essere messi nelle condizioni di riconoscere quando stanno interagendo con un sistema di intelligenza artificiale, ad esempio tramite un chatbot, mentre alcuni contenuti generati dall’AI dovranno essere chiaramente identificati come tali. Tuttavia, a seguito della recente pubblicazione del pacchetto AI Omnibus, che dovrebbe completare a breve il proprio iter di adozione, rimane ben poco della cosiddetta “grande ondata” di adempimenti inizialmente prevista per il 2 agosto 2026.
È inoltre previsto un regime transitorio per un aspetto tecnico specifico: i fornitori di sistemi di AI generativa in grado di creare contenuti sintetici sotto forma di audio, immagini, video o testi e già presenti sul mercato prima del 2 agosto 2026 avranno tempo fino al 2 dicembre 2026 per adeguarsi all’obbligo di contrassegnare tali contenuti in un formato leggibile automaticamente dalle macchine (machine-readable).
“L’Intelligenza Artificiale non rappresenta soltanto un’evoluzione tecnologica, ma un cambiamento organizzativo e culturale che coinvolge lavoratori e imprese. In SD Worx, ad esempio, consideriamo l’intelligenza artificiale una leva concreta di innovazione: la stiamo integrando nei processi di payroll, sviluppo prodotto e customer service per aumentare efficienza, qualità e capacità di supportare i clienti nelle loro sfide quotidiane”, dichiara Alessia Rigoni, Managing Director di SD Worx Italy.
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