Invecchiamento demografico: quali scenari in Italia?

La sesta edizione della survey di Adnkronos sull'evoluzione demografica e delle sue ricadute su lavoro, welfare e società

0
368
La sesta edizione della survey di Adnkronos sull'evoluzione demografica e delle sue ricadute su lavoro, welfare e società

L’Italia attraversa una fase di profonda trasformazione demografica, tra calo della natalità, innalzamento dell’età media e nuove sfide per il sistema di welfare legato, appunto, all’invecchiamento demografico.

In questo scenario si inserisce la presentazione della sesta edizione della survey di Adnkronos sull’evoluzione demografica e delle sue ricadute su lavoro, welfare e società, che si è tenuta nei giorni scorsi a Palazzo dell’Informazione a Roma. L’evento dal titolo “La demografia cambia la società”, aperto dal direttore di Adnkronos Davide Desario, ha riunito esponenti di governo, parlamentari, associazioni, imprese, accademici ed esperti.

Tra consapevolezza e preoccupazione

A supportare il dibattito, i risultati della rilevazione Adnkronos, condotta su un campione non statistico di circa 2.500 rispondenti tra gli utenti del sito e dei canali social del gruppo, che ha offerto una fotografia aggiornata delle percezioni dell’utenza sul tema. Ne emerge il ritratto di un Paese che guarda al domani con più ansia che fiducia. Sentimenti diffusi di preoccupazione e incertezza, tra timori per il futuro personale e per la sostenibilità del sistema. Ma anche indicazioni chiare sulle priorità percepite, dal lavoro alla previdenza, fino al bisogno crescente di strumenti per affrontare il cambiamento in atto.

Verso un futuro peggiore?

Per 8 persone su 10 il futuro sarà peggiore. Il dato più netto riguarda le aspettative personali: l’80% di chi ha risposto ritiene che la propria condizione, da qui a vent’anni, sarà peggiore di quella attuale, contro un modesto 20% di ottimisti. Una sfiducia che affonda le radici nel giudizio sull’invecchiamento demografico, considerato un problema dal 73% del campione. Solo il 16% lo legge come un’opportunità e appena l’11% lo esclude del tutto.

La sfida tecnologica del lavoro

Sul fronte occupazionale, a guidare la trasformazione dei prossimi dieci anni sarà soprattutto la tecnologia. Il 40% individua in una maggiore automazione e nell’intelligenza artificiale la principale conseguenza del calo demografico. Inoltre, il 33% punta sull’immigrazione per sostenere la forza lavoro, il 24% teme una contrazione dei lavoratori qualificati e solo un marginale 3% crede in un aumento dei salari medi.

Invecchiamento demografico e incognita pensioni

È sul tema della pensione che la preoccupazione raggiunge il picco. L’86% degli intervistati nutre dubbi sul proprio futuro previdenziale, diviso tra chi pensa che l’assegno non sarà sufficiente (48%) e chi teme di non poterne avere affatto (38%). Contro un 14% che si sente garantito, tra chi confida in una pensione adeguata (9%) e chi conta su forme di integrazione (5%).

Puntare sull’educazione finanziaria

Proprio questa incertezza alimenta la domanda di competenze. Il 61% del campione ammette di avere bisogno di un’educazione finanziaria, da introdurre a scuola secondo il 36% o da acquisire anche in età adulta secondo il 25%. Mentre il 24% si ritiene già preparato e il 18% dichiara apertamente di non fidarsi della materia.

Caregiver, una rete mancante

Il sondaggio fotografa infine il fenomeno del caregiving, destinato a crescere proprio per effetto dell’invecchiamento demografico. Un intervistato su quattro (24%) si definisce già caregiver di un familiare, ma alla domanda su chi sostenga realmente chi si prende cura di una persona la risposta è impietosa. Infatti, il 58% risponde “nessuno”, il 35% indica la sola famiglia come argine, il 5% e il 2% riconoscono un ruolo, rispettivamente, a Stato/Comuni e aziende.

Dibattito istituzionale sull’invecchiamento demografico

Eugenia Maria Roccella, ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, ha dichiarato: “Nel 1995 c’erano più donne in età fertile e avevamo circa 500mila nati l’anno. Adesso invece ne abbiamo circa 300mila. A questo non si può rimediare immediatamente, bisogna fare fronte nel lunghissimo periodo. Abbiamo cominciato con i provvedimenti di sostegno alla famiglia e alla natalità che abbiamo articolato su tre assi fondamentali. I trasferimenti diretti, quindi l’assegno unico e il bonus nuovi nati. Poi, l’intervento sulla conciliazione tra il lavoro di cura e il lavoro extradomestico, in particolare per le donne, ma non solo. Prevede l’aumento, per esempio, dei congedi parentali, tre mesi di congedi parentali all’80% e altre misure. Abbiamo agito poi sui servizi, quindi sugli asili, aumentando i rimborsi e costruendone di nuovi”.

Per Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali, “pensare di sostenere il sistema pensionistico solo aumentando l’età lavorativa è sbagliato. Serve un sistema più efficiente e capace di adattarsi ai cambiamenti del mercato del lavoro. La priorità è trattenere i giovani in Italia, favorendo il ricambio generazionale e contrastando la fuga di competenze. Pur ritenendo sostenibile il sistema pensionistico, le pensioni future saranno più povere. Per questo il Governo ha rafforzato la previdenza complementare e punta a sviluppare fondi pensione e long term care. Se riusciremo a costruire un sistema in cui questi elementi si integrano e si completano a vicenda, credo che potremo dare un respiro importante ai pensionati di domani”.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here