Il paradosso italiano del welfare aziendale

Il report Imprenditore Sereno 2026 dell’avvocato Riccardo Zanon fotografa un Paese a due velocità: il 74,5% delle Pmi ha superato il livello base di welfare, ma tra le imprese sotto i 50 dipendenti la diffusione del welfare volontario si ferma al 17%

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Il report Imprenditore Sereno 2026 dell’avvocato Riccardo Zanon fotografa un welfare aziendale a due velocità tra Pmi e grandi imprese

Il welfare aziendale è cresciuto, ma non per tutti.

Secondo i dati raccolti nel report Imprenditore Sereno 2026, la quota di Pmi che ha superato il livello base di welfare è salita al 74,5% nel 2024, dal 51,1% del 2016. Inoltre, le imprese con un livello di iniziativa alto o molto alto sono triplicate, dal 10,3% al 33,3%. Dietro questi numeri, però, si nasconde un divario strutturale. Tra le imprese con meno di 50 dipendenti (circa il 99% del tessuto produttivo) solo il 17% attiva piani di welfare volontari. Oltre a quelli previsti dai contratti, contro il 75% delle aziende medio-grandi.

I lavoratori chiedono welfare aziendale

A rendere il divario ancora più critico è la domanda che arriva dai lavoratori. L’83,6% si aspetta che l’azienda investa attivamente nel proprio benessere. Il 71,6% valuterebbe un cambio di lavoro sulla base della qualità del welfare offerto. Nelle aree a più alta competizione occupazionale, come il Nord-Est, il 31,4% delle Pmi ha già iniziato ad attivare piani di welfare come leva per attrarre e trattenere i talenti.

“Per anni abbiamo raccontato il welfare aziendale come una storia di successo, e in parte lo è: oggi tre PMI su quattro hanno superato il livello base. Ma quel dato aggregato nasconde un Paese spaccato in due. Nelle grandi imprese è ormai la norma, nelle piccole resta un’eccezione. Ed è esattamente il cuore produttivo dell’Italia a restare scoperto”, commenta l’avvocato Riccardo Zanon.

La barriera non è il costo, ma la paura del costo

Secondo il report, la frenata delle piccole imprese ha origini più culturali che economiche. Il 50,2% degli imprenditori teme che il welfare si trasformi in un costo fisso e irreversibile, il 44,9% lo percepisce come amministrativamente complesso. E il 35,9% (percentuale che sale al 40,6% nel Mezzogiorno) non è consapevole dei vantaggi fiscali a cui avrebbe diritto. C’è poi il forte divario territoriale: gli strumenti digitali di welfare, come le gift card, sono utilizzati per l’83% al Nord, contro il 10% al Centro e il 7% al Sud.

“La barriera non è il costo, ma la paura del costo. Un imprenditore su due teme che il welfare diventi un vincolo, uno su tre non conosce nemmeno le agevolazioni fiscali a cui avrebbe diritto. Eppure i lavoratori, soprattutto i più giovani, hanno già deciso: sette su dieci cambierebbero azienda per un welfare migliore. Le piccole imprese che continuano a considerarlo una spesa, e non un investimento sulle persone, tra pochi anni si ritroveranno senza le persone”, conclude Zanon.

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