La formazione e le piccole imprese

Gli esiti della ricerca “La Formazione nelle Mpmi italiane” realizzata dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle Pmi del Politecnico di Milano, con il contributo anche di FondItalia. Le risorse sono disponibili, ma serve un ecosistema che accompagni

0
223
La ricerca sulla formazione nelle piccole imprese italiane realizzata dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle Pmi con FondItalia

di Christian Poccia |

Fra i dati più significativi della ricerca “La Formazione nelle Mpmi italiane”, presentata dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle Pmi del Politecnico di Milano, un paradosso che chi opera nelle politiche attive conosce bene. Le risorse per la formazione esistono, ma restano in larga parte inutilizzate, soprattutto nelle microimprese.

Oltre una Mpmi su due finanzia la formazione esclusivamente con mezzi propri. Tra le microimprese la quota sale al 71%, mentre solo il 12% utilizza i fondi paritetici interprofessionali. Un dato che interroga direttamente l’ecosistema dei servizi, perché non segnala una mancanza di strumenti, ma un deficit di accessibilità, accompagnamento e capacità organizzativa.

Una formazione che c’è, ma non si vede

La ricerca – che ha coinvolto 1.100 imprese includendo per la prima volta una quota significativa di microimprese – restituisce un quadro articolato. In particolare, la formazione è riconosciuta come leva strategica, ma resta episodica e poco strutturata. Solo il 30% delle Mpmi dispone di un piano formativo e appena il 19% lo aggiorna regolarmente.

Secondo il direttore dell’Osservatorio, Claudio Rorato, “la formazione è riconosciuta come leva strategica, ma nella pratica prevale ancora una gestione legata all’urgenza più che a una pianificazione coerente con la strategia aziendale. È innegabile che in organizzazioni con risorse limitate, strutture poco articolate e sottoposte alla pressione della quotidianità, sia particolarmente difficile liberare i propri collaboratori” prosegue Rorato.

“Tuttavia è indispensabile dare continuità alla formazione per favorire la competitività, adattarsi ai cambiamenti, valorizzare il capitale umano e costruire imprese più attrattive nei confronti delle nuove generazioni. In tale contesto, l’ecosistema può supportare meglio le Mpmi con proposte formative più coerenti con le effettive esigenze. E con presidi esterni sulle risorse umane, per coprire i gap organizzativi di queste aziende”.

Primo ostacolo? Il tempo

Il principale ostacolo resta la mancanza di tempo, indicata dal 65% delle imprese. Nelle realtà di dimensioni minori, sottrarre ore al lavoro quotidiano per dedicarle alla formazione è una scelta complessa. La conseguenza è un apprendimento che esiste, ma fatica a trasformarsi in processo organizzato. “Nelle micro e piccole imprese la formazione non manca” sottolinea Andrea Pepe, vicedirettore di FondItalia, intervenuto durante la presentazione della ricerca.

“È un apprendimento continuo. Fatto di affiancamenti, esperienza diretta, scambio quotidiano. Quello che spesso manca non è la formazione, ma la sua strutturazione”. Si tratta di un passaggio chiave: nelle Pmi l’apprendimento è diffuso, ma raramente diventa processo organizzato, pianificato, misurabile. La formazione è reattiva, attivata in risposta a un’urgenza, più che integrata in una visione strategica.

Risorse e difficoltà organizzative

Oltre alla mancanza di tempo, le Mpmi indicano fra gli ostacoli alla formazione la carenza di risorse economiche (20%) e le difficoltà organizzative. “Non siamo davanti a imprese che non vogliono formare. Ma a imprese che fanno fatica a trasformare l’apprendimento in organizzazione”, osserva ancora Pepe. Il problema è dunque cognitivo e gestionale prima ancora che finanziario. E questo significa che l’intervento non può limitarsi a fornire semplicemente l’informazione sulle opportunità disponibili. Occorre presidiare la fase di diagnosi dei fabbisogni, orientamento e progettazione.

Il Fondo come abilitatore

Su questo terreno si gioca l’evoluzione del ruolo dei Fondi interprofessionali. Se in passato l’accento era posto prevalentemente sulla capacità di finanziare ore di formazione, emerge con forza la necessità di accompagnare le imprese in un percorso più ampio. FondItalia, fondo per la formazione continua con una base aderente composta in larga maggioranza da Pmi e microimprese, intercetta in modo diretto le criticità emerse dalla ricerca.

Il segmento delle micro-realtà, che rappresenta il 95% del tessuto produttivo nazionale, è anche quello meno strutturato dal punto di vista organizzativo. “Il Fondo non può limitarsi al rimborso. Deve diventare un abilitatore” prosegue Pepe. “Non si tratta di aggiungere nuovi cataloghi, ma di aiutare l’impresa a capire cosa imparare e perché. Molte imprese hanno bisogno prima di tutto di una diagnosi, di un orientamento semplice, di una guida nella definizione delle competenze chiave”.

La ricerca evidenzia inoltre una domanda crescente di competenze manageriali: pianificazione, gestione delle persone, leadership, uso dei dati. Un segnale che la trasformazione delle Pmi è prima di tutto organizzativa. Qui si apre una questione di policy non secondaria: nelle microimprese la formazione è decisa direttamente dall’imprenditore. Tuttavia, la normativa attuale non consente ai Fondi di finanziare la formazione dei datori di lavoro. Un limite che, secondo FondItalia, meriterebbe una riflessione normativa, perché rafforzare le competenze di chi guida l’impresa significa aumentare l’efficacia complessiva dell’investimento formativo.

IA, generazioni e flessibilità

Tornando ai numeri della ricerca, sul fronte dell’Intelligenza Artificiale, solo il 4% delle microimprese ha avviato percorsi strutturati. L’hype tecnologico non si traduce ancora in investimento formativo. Anche in questo caso, la gradualità e la costruzione di competenze digitali di base appaiono condizioni indispensabili per evitare salti disordinati. Infine, il tema delle modalità formative: micro-learning e formazione asincrona risultano ancora poco diffuse. Nonostante possano integrarsi meglio nei ritmi delle piccole organizzazioni. Se il tempo è il principale ostacolo, la flessibilità diventa una leva strategica.

Una responsabilità condivisa

Il quadro che emerge dalla ricerca del Politecnico di Milano non è quello di imprese disinteressate alla formazione, ma di organizzazioni sotto pressione, prive di presidi interni dedicati e spesso disorientate rispetto agli strumenti disponibili. In particolare, per le Mpmi la competitività passa dalla capacità di trasformare la formazione da risposta contingente a processo continuo. In questa prospettiva, il ruolo dei Fondi come FondItalia, particolarmente radicato tra le microimprese, può evolvere da erogatore di risorse a infrastruttura di accompagnamento.

La vera sfida non è stanziare nuovi fondi, ma rendere realmente utilizzabili quelli esistenti, semplificando procedure, rafforzando il supporto consulenziale e aiutando le imprese a strutturare il proprio apprendimento. Perché, come emerge con chiarezza dalla ricerca, la differenza tra imprese che subiranno il cambiamento e imprese che lo guideranno dipenderà molto dalla qualità delle competenze che sapranno costruire oggi.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here