Domina – Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico) e Fidaldo, insieme alle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Federcolf, hanno firmato a fine ottobre l’ipotesi di rinnovo del contratto collettivo del lavoro domestico.
Il nuovo Ccnl che disciplinerà il lavoro domestico interessa oltre un milione e seicentomila lavoratrici e lavoratori in tutta Italia, e un milione e settecentomila famiglie. Un passaggio decisivo per la tutela del lavoro di cura, che rafforza i diritti dei lavoratori e garantisce maggiore trasparenza nei rapporti di lavoro. Confermando il ruolo del settore come pilastro sociale e leva essenziale del welfare familiare italiano.
Le novità del contratto collettivo del lavoro domestico
Tra le principali novità, la revisione della lettera di assunzione, ora in linea con la normativa sulla trasparenza per assicurare chiarezza e correttezza nelle informazioni fornite. Grande attenzione anche alla tutela della maternità e della paternità. Inducendo la possibilità per la lavoratrice di usufruire di un periodo di maternità facoltativa immediatamente successivo a quello obbligatorio, per quattro mesi non retribuiti.
Inoltre si prevede il diritto di paternità alternativo, che garantisce al lavoratore gli stessi diritti e le stesse modalità di fruizione, compreso il divieto di licenziamento salvo giusta causa. Questa innovazione consente al contratto collettivo di adeguarsi progressivamente agli altri settori economici e alla Convenzione n.189 del 2011 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, dedicata alla tutela del lavoro domestico. Le Parti Sociali del settore passano il testimone allo Stato, che dovrebbe provvedere interamente alla carenza economica delle persone in maternità facoltativa.
Un altro importante traguardo del contratto collettivo del lavoro domestico riguarda i permessi retribuiti. I lavoratori e le lavoratrici possono ora utilizzare tali permessi anche nel caso in cui debbano assistere un familiare con disabilità grave. Poiché la Legge 104 del 1992 non si applica al lavoro domestico, il Ccnl interviene per offrire una tutela. I lavoratori potranno usufruire dei permessi retribuiti già previsti dal contratto e, una volta terminati, continuare a richiedere permessi non retribuiti per far fronte a esigenze familiari.
Il rinnovo introduce inoltre un aumento salariale complessivo di 100 euro, suddiviso in quattro tranche durante la vigenza triennale del contratto. Ulteriore novità è il riconoscimento economico per le lavoratrici che hanno investito nella propria formazione. Per le lavoratrici conviventi in possesso della certificazione UNI 11766:2019, viene riconosciuto un incremento retributivo aggiuntivo di 30 euro mensili, a valorizzare la professionalità certificata.
Contrastare il lavoro irregolare
Tuttavia, accanto alle innovazioni contrattuali, resta sempre alta l’attenzione sul tema del lavoro irregolare. Secondo le elaborazioni di Domina su dati Istat e Inps, il comparto conta circa un milione e settecentomila persone censite ufficialmente. Ma si stima un numero complessivo di lavoratori e datori di lavoro superiore a tre milioni e trecentomila. Con un tasso di irregolarità del 48,8%, il più alto tra tutti i settori produttivi. Per confronto, l’agricoltura registra un tasso del 20,8%, mentre la media nazionale è al 10%.
“Questo accordo rappresenta non solo un importante passo avanti contrattuale, ma anche un impegno concreto per la piena dignità del lavoro domestico”, afferma Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di Domina. “L’impegno continua anche nel Comitato nazionale per la prevenzione e il contrasto del lavoro sommerso, per portare all’attenzione del Governo, dei Ministeri, delle Agenzie pubbliche e dei colleghi presenti al tavolo, il ruolo cruciale di questo settore. Proponendo misure concrete quale il “Cash Back” per il Lavoro Domestico, per contrastare il lavoro irregolare e valorizzare chi lavora con competenza e dedizione nelle case delle famiglie italiane”.
















