Lavori in corso nelle politiche attive

Con il superamento del Reddito di Cittadinanza, l’abolizione di Anpal e l’istituzione di Sviluppo Lavoro Italia, società che ha oggi il compito di integrare le attività del Ministero e delle Regioni, il Governo intende raggiungere gli obiettivi che si è posto in tema di politiche attive: creare le condizioni che consentano agli inoccupati di inserirsi nel mondo del lavoro e semplificare l’incontro tra domanda e offerta

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il Governo Meloni intende raggiungere gli obiettivi che si è posto in tema di politiche attive: gli strumenti di Sviluppo Lavoro Italia.

di Virna Bottarelli |

Dove eravamo rimasti? Alle politiche attive del lavoro avevamo dedicato un dossier nella primavera del 2022.

Erano gli ultimi mesi del Governo Draghi, alla guida del Ministero del Lavoro c’era Andrea Orlando, Anpal, l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, era commissariata e il dibattito sull’efficacia di uno strumento molto discusso come il Reddito di Cittadinanza era perennemente acceso. A distanza di tre anni lo scenario è cambiato: non solo dal punto di vista politico – da ottobre 2022 è in carica il Governo Meloni e a presiedere il Ministero del Lavoro è Marina Calderone – ma anche da quello amministrativo.

Perché il Reddito di Cittadinanza ha cessato di esistere con la fine del 2023 e Anpal è stata abolita nel marzo 2024 per lasciare spazio a Sviluppo Lavoro Italia. Società che opera come punto di raccordo tra Ministero del Lavoro, Regioni e Province Autonome, in materia di politiche del lavoro, costituita contestualmente alla soppressione dell’Agenzia. Oltre alla presidente Paola Nicastro, il CdA di Sviluppo Lavoro Italia è composto da Patrizia Polliotto, Francesco Fabrizio Delzio, Fabrizio Maria Formicola e Simona Tironi.

Gli strumenti di Sviluppo Lavoro Italia

Paola Nicastro, presidente di Sviluppo Lavoro Italia
Paola Nicastro, presidente di Sviluppo Lavoro Italia

Nicastro, presidente di Sviluppo Lavoro Italia, ha detto: “Il nostro sforzo è concentrato nell’integrazione delle attività dei programmi del ministero e quelli regionali e nel supportare le regioni nell’accelerazione della spesa dei programmi nazionali Gol e Pnrr”. Un punto di partenza importante per attuare delle politiche efficaci è capire come funziona il mercato del lavoro in Italia, comprendere di che cosa c’è effettivamente bisogno in termini di persone e competenze.

Tra gli strumenti che Sviluppo Lavoro mette a disposizione per cercare di rispondere a questa esigenza c’è la sua piattaforma di labour market intelligence. Lmi consente di accedere in tempo reale ai principali dati istituzionali di natura qualitativa e quantitativa, tra cui il numero di assunzioni registrate a livello territoriale, i lavoratori coinvolti, le aziende interessate, il titolo di studio degli occupati e il livello di soddisfazione lavorativa.

Dati e fonti della piattaforma Lmi

Dati interessanti presenti sulla piattaforma Lmi sono anche quelli relativi alle modalità di ingresso nel mercato del lavoro, alle previsioni di assunzione su base regionale e alla difficoltà di reperimento delle figure professionali richieste. “Grazie a un’integrazione avanzata di fonti e dati, siamo in grado di fornire informazioni dettagliate su ogni professione, dalle assunzioni realizzate negli ultimi anni alle stime di fabbisogno nel breve periodo. Inoltre, il nostro sistema non si limita a fotografare il mercato del lavoro: identifica percorsi professionali alternativi basati sulle competenze e sulle transizioni più frequenti tra le professioni”, ha detto ancora Nicastro.

“Questo approccio innovativo offre un valore aggiunto significativo ai servizi per l’orientamento e al matching tra domanda e offerta di lavoro, è uno strumento aperto e disponibile a tutti gli stakeholder del mercato del lavoro e ci consente di essere sempre più efficaci nell’implementazione e attuazione delle politiche, dei programmi e degli interventi promossi dal ministero del lavoro e delle politiche sociali”.

La piattaforma integra cinque fonti informative istituzionali, tra cui il sistema informativo statistico delle comunicazioni obbligatorie (Sisco), l’indagine sulle forze lavoro di Istat e l’indagine Excelsior di Unioncamere. Offre dati su oltre 800 professioni, permettendo di analizzare sia la domanda di lavoro attuale che le proiezioni future.

Politiche attive: i dati più recenti

A marzo, Sviluppo Lavoro ha inoltre pubblicato il Rapporto “La domanda di lavoro per bacino di competenza dei Centri per l’Impiego”, realizzato dal Servizio Statistico della società, con un approfondimento su green e digitale. Dallo studio emerge che il 16,5% dei contratti attivati nel 2023 riguarda professioni green, con una domanda particolarmente rilevante in ambiti strategici come l’agricoltura e la gestione delle risorse ambientali. Allo stesso tempo, i digital job rappresentano circa il 10% delle nuove assunzioni. Testimoniando il crescente impiego di strumenti tecnologici nel panorama occupazionale.

Emergono anche le differenze territoriali nella domanda di lavoro green e digitale in Italia. I Green Jobs si concentrano prevalentemente nelle aree rurali e agricole del Sud e delle Isole, dove settori come l’agricoltura, la silvicoltura e la gestione delle risorse naturali rappresentano una quota significativa dell’occupazione. Nello specifico, la domanda di professioni verdi è particolarmente sostenuta in alcuni bacini di competenza territoriale dei CpI quali quelli di Rutigliano (Bari, 80,7%) e di Policoro (Matera, 78,7%). Molto orientata al digitale è invece la domanda di lavoro nei mercati di riferimento dei Centri per l’Impiego di Patti (Messina) e Nord Milano Cinisello Balsamo. Dove le assunzioni per professioni digitali rappresentano il 49,5% e il 31,1% del totale. Entrando ancora più nello specifico, a trainare la domanda di digital jobs in queste due aree è il comparto della produzione e distribuzione di contenuti radiotelevisivi.

Come ha commentato ancora Nicastro, il Rapporto conferma “un mercato del lavoro in evoluzione, in cui le professioni tradizionali si stanno adattando alle nuove esigenze legate a sostenibilità e digitalizzazione. Questo processo di transizione sta generando nuove opportunità lavorative anche per chi proviene da contesti meno specializzati”.

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