Lavoro minorile, dati allarmanti

2,4 milioni di occupati italiani hanno fatto esperienza di lavoro minorile: oggi, l’incognita del post-pandemia ci impone di tenere alta la guardia sui fenomeni di irregolarità

Lavoro minorile: anche in Italia c'è l'allarme

Le economie più avanzate, Italia inclusa, non sono immuni dal fenomeno del lavoro minorile. Dunque, dal rischio di condizionare negativamente le possibilità di formazione e di crescita professionale dei giovani.

Più di 500 i casi di illeciti riguardanti l’occupazione irregolare di bambini e adolescenti, sia italiani che stranieri, accertati tra il 2018 e il 2019 dall’Ispettorato del Lavoro. La maggioranza riguarda i servizi di alloggio e ristorazione. Il dato è poi calato nel 2020 per effetto delle chiusure aziendali legate all’emergenza sanitaria (127 casi). Ed è proprio l’incognita del post-pandemia a imporre che si tenga alta l’attenzione sui fenomeni di irregolarità.

Il deterioramento delle condizioni economiche delle famiglie e l’incremento della casistica di disaffezione e allontanamento dai processi formativi potrebbero riportare in attivo la curva della crescita degli occupati sotto i 16 anni. Lo ha già rilevato Fondazione Studi Consulenti del Lavoro nell’indagine “Il lavoro minorile in Italia: caratteristiche e impatto sui percorsi formativi e occupazionali”.

Il lavoro minorile in Italia

Lavoro minorile: l'indagine fondazione studi consulenti del lavoroSecondo il report, sono 2,4 milioni (il 10,7% del totale) gli attuali occupati italiani che hanno fatto esperienza di lavoro minorile. Con evidenti ricadute sulle prospettive di vita. Infatti, chi inizia a lavorare prima dei 16 anni, nel 46,5% dei casi consegue al massimo la licenza media; solo l’11,2% del campione arriva alla laurea.

In una catena consequenziale, incidendo sulla formazione, il lavoro minorile abbatte le possibilità di raggiungere i vertici della piramide professionale.
Solo il 17% arriva a svolgere una professione imprenditoriale, intellettuale o tecnica mentre si riscontra un valore quasi doppio (31,5%) tra quanti, al contrario, iniziano a lavorare più tardi. Tra questi, 7 su 10 sono uomini. Sono infatti più propensi rispetto alle donne ad abbandonare gli studi e maggiormente coinvolti nelle esigenze di sostentamento delle famiglie in condizioni economiche disagiate. I 57,1% inoltre vive nelle regioni del Nord, dove sono maggiori le opportunità occupazionali nel tessuto produttivo.

Negli anni la quota dei lavoratori infra-sedicenni in Italia è diminuita grazie all’innalzamento dell’obbligo formativo e una maggiore attenzione al tema del lavoro minorile. Nella fascia dei 55-64 anni la percentuale di quanti hanno iniziato a lavorare prima dei 16 anni è del 15,3% e crolla al 2,7% tra i 16-24enni.

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