“Fare squadra” per la sicurezza sul lavoro

Secondo Luigi d’Oriano, nel CdA di Fondolavoro, per fare sì che la sicurezza sul lavoro diventi un'abitudine consolidata è fondamentale l'impegno condiviso in tema di formazione, cultura e prevenzione e comunicazione

Sicurezza sul lavoro: intervista a Luigi D'ORIANO

di Laura Reggiani |

Quello delle morti sul lavoro è un problema che non possiamo più permetterci di ignorare. Ne è convinto Luigi d’Oriano, componente del Consiglio di Amministrazione di Fondolavoro, Fondo Interprofessionale per la Formazione Continua, nonché esperto in materia di sicurezza sul lavoro. Lo abbiamo incontrato per avere una panoramica sulla situazione e capire le possibili misure da adottare per contrastare un fenomeno che sembra non avere freni.

Come valuta la realtà italiana in materia di salute e sicurezza sul lavoro? Qual è lo stato dell’arte?

Sicurezza sul lavoro: risponde Luigi D'ORIANO di Fondolavoro
Luigo d’Oriano è membro del CdA di Fondolavoro

Gli incidenti sul lavoro sono ancora troppi per poter definire “positiva” la situazione nel nostro Paese e le statistiche europee ci collocano sotto la media europea. L’emergenza Covid ci ha dato delle indicazioni importanti: le aziende, attenendosi correttamente a tutti i protocolli di sicurezza, hanno evitato un’ecatombe, e i dati evidenziano che i luoghi di lavoro sono stati i luoghi più sicuri.

Formazione e prevenzione, dunque, funzionano, così come la sensibilizzazione, l’invito a seguire norme più semplici, controlli più numerosi e sanzioni meno punitive. Queste strategie dovrebbero essere un riferimento per tutto il mondo della sicurezza sul lavoro, per poter vedere finalmente migliorare la situazione italiana, ormai stagnante nei numeri e nei risultati da almeno 10 anni.

Quali sono a suo avviso le priorità cui la nostra società dovrebbe dedicarsi per garantire a tutti i lavoratori e le lavoratrici condizioni di lavoro sane e sicure?

Formazione e informazione sono punti essenziali, come la promozione di una vera “cultura della sicurezza”. Aziende che fanno della sicurezza sul lavoro “la” priorità devono essere “premiate” attraverso crediti d’imposta e percorsi di vero sostegno. La sicurezza deve essere vista non più come un obbligo connaturato al rischio punitivo, ma come un’opportunità in grado di favorire, attraverso migliori condizioni dei lavoratori, anche la produttività. Per lo Stato avere dei luoghi di lavoro più sicuri e meno morti e infortuni significherebbe anche avere un risparmio in termini economici per spese sanitarie e previdenziali.

Quale può essere, sempre in un’ottica di offrire migliori garanzie ai lavoratori, il ruolo del sindacato? Quale invece il ruolo degli enti bilaterali? Chi altro se ne dovrebbe occupare?

Tutti, nessuno escluso, devono far parte del processo di creazione del “lavoro sicuro”. In particolare, gli Enti Bilaterali che hanno un ruolo cardine per la loro natura concertativa e la capacità di inglobare entrambe le realtà: sindacale e datoriale. Svolgono difatti una funzione di intermediazione e collaborazione essenziale a far crescere tutti gli ambiti coinvolti.

Un ruolo importante lo svolgono sicuramente anche i sindacati, che però devono uscire dalle barricate e confrontarsi proattivamente con la controparte sociale. Ma anche garantire il principio del pluralismo permettendo anche alle sigle minori di intraprendere percorsi virtuosi.

Salute e sicurezza sul lavoro sono davvero un peso per le aziende o possono anche diventare un vantaggio operativo?

Investire in sicurezza e in formazione deve essere considerata un’opportunità per le aziende, ma tutti gli investimenti hanno un costo e le crisi degli ultimi 10 anni di certo non hanno aiutato. Servono un cambio di prospettiva e il perseguimento di un vantaggio economico e l’assenza di benefit pubblici in tal senso non aiuta.

La formazione può essere un’arma fondamentale in questo senso: come si è svolto il vostro impegno fino ad adesso? Quali sono invece gli obiettivi futuri e le attività in cui sarete coinvolti?

Fondolavoro ha da sempre spinto le aziende aderenti a sfruttare le risorse per una formazione efficace anche in tema di sicurezza sul lavoro. Ma l’impegno non si è limitato solo alla promozione e organizzazione di corsi di formazione e si è concretizzato, da quattro anni a questa parte, anche nella realizzazione di un evento nazionale, l’HSE Symposium, in grado di mettere a confronto tutte le parti coinvolte nel tema sicurezza sul lavoro (università, istituzioni, società civile, addetti ai lavori). Promuovendo la formazione dei giovani attraverso borse di studio dedicate alle nuove generazioni.

I giovani, con la loro carica innovativa, possono sicuramente contribuire alla lotta per un lavoro sicuro. La formazione deve essere potenziata a tutti i livelli e non può riguardare solo i lavoratori, ma deve coinvolgere tutto il mondo del lavoro. Come formalizzato nella proposta dell’HSE Symposium 2019, è tempo di guardare alle competenze acquisite e non più soltanto al quantitativo delle ore di formazione.

In conclusione, quali sono a suo avviso le azioni fondamentali da intraprendere per evitare ogni anno quasi mille morti e più di mezzo milione di infortuni?

Bisogna partire da lontano. Formazione, cultura e prevenzione, ma anche comunicazione affinché la sicurezza diventi un’“abitudine consolidata” e non più solo un comportamento sporadico, motivato dalle sanzioni. Vanno premiate le aziende che adottano strategie virtuose e potenziata l’opera di sensibilizzazione, come fatto per affrontare l’emergenza Covid. Ma soprattutto dobbiamo “fare squadra”: è questa la soluzione a un problema che non possiamo più ignorare.

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