FondItalia: formare è anche innovare

L’ Osservatorio di FondItalia sulle trasformazioni del lavoro e della formazione continua si è recentemente occupato dell’impatto dell’innovazione tecnologica e organizzativa sul lavoro, e ha evidenziato come, in questo ambito, i Fondi Interprofessionali potrebbero coprire un ruolo determinante di sostegno alle imprese.

FondItalia innovazione

di Cleopatra Gatti |

È certamente particolare il contesto economico e sociale in cui avvia le prime attività di ricerca il neonato Osservatorio sulle trasformazioni del lavoro e della formazione continua, promosso da FondItalia in collaborazione con l’Associazione Economics and Labour (Ecolab), costituita dall’Università degli Studi dell’Aquila e dall’Università di Salerno.

In particolare, uno dei temi sui quali l’Osservatorio ha concentrato la propria attenzione, ossia l’impatto dell’innovazione tecnologica e organizzativa sul lavoro, ha assunto, in questo specifico momento storico, una nuova e straordinaria rilevanza e sta diventando motore di una trasformazione duratura.

La tecnologia al servizio del lavoro

Negli ultimi vent’anni, infatti, la tecnologia è stata un elemento di trasformazione profonda dei processi lavorativi e della loro organizzazione. Questa trasformazione, che ha giovato di una particolare accelerazione per l’ingresso delle tecnologie digitali e delle reti informative e, negli ultimi mesi, per il massiccio ricorso al lavoro da remoto a causa della pandemia di Covid-19, risulta essere anche un elemento propulsore per una rapida ridefinizione del concetto stesso di lavoro, con riflessi in molteplici ambiti: economico, sociale e della formazione universitaria, post-universitaria e continua.

Francesco Franco, presidente di FondItalia

“In questo momento assume particolare importanza aumentare la centralità e rafforzare il ruolo dei Fondi Interprofessionali”, ha dichiarato Francesco Franco, presidente di FondItalia, nel corso del suo intervento introduttivo al primo webinar dell’Osservatorio sul tema dell’impatto dell’innovazione tecnologica e organizzativa sul lavoro.

“Proprio perché espressione delle Parti Sociali, i Fondi Interprofessionali risultano essere soggetti previlegiati nell’intercettare il punto di vista e le esigenze delle imprese e dei lavoratori e riportarle all’interno del sistema delle politiche attive. Per questa ragione sarebbe opportuno che fosse riconosciuto loro un ruolo più incisivo e più ampio, che possa andare oltre la formazione dei dipendenti delle imprese iscritte, coinvolgendo anche la platea dei disoccupati o di chi, appena entrato nel mondo del lavoro, abbia la necessità di acquisire nuove competenze specialistiche”.

Che cosa serve alle imprese?

Il webinar promosso dall’Osservatorio ha favorito un confronto tra gli attori del mondo della ricerca, della formazione e delle istituzioni, per individuare le principali ricadute dell’innovazione tecnologica sul tessuto imprenditoriale italiano e, in particolare, su quello delle Pmi.

Roberto Rossi, Presidente di EcoLab e docente dell’Università degli Studi di Salerno, ha aperto la discussione citando il Rapporto McKinsey e Google, dal quale sembra emergere con forza, da una previsione da qui a 10 anni, che si andranno delineando enormi gap tecnologici tra Paesi che hanno investito in tecnologia (centro – nord Europa) e altri che non lo stanno facendo (in particolare, l’Italia nel mezzogiorno). Pertanto, quanto e come l’automazione influenzerà le occupazioni e i gruppi demografici dipenderà sostanzialmente dalle scelte che i leader europei faranno oggi.

Alessandra Righi, Senior Researcher e Data scientist, Referente Area Big Data dell’Istat ed Executive director presso UER Academy dell’Università Europea di Roma, ha  evidenziato l’importanza di sostenere diverse azioni: riorganizzare le imprese sopravvissute alla crisi, dotarle di adeguate tecnologie, favorire innovazioni di tipo organizzativo e supportare la transizione a nuove forme di lavoro collaborativo, anche da remoto (workplace reengineering), per approdare, infine, a una nuova capacità di gestire la conoscenza.

Secondo Davide Premutico, ricercatore Anpal, le Regioni e i Fondi Interprofessionali potrebbero avere un ruolo determinante nel sostenere i processi di innovazione del sistema, evitando di continuare a finanziare la formazione cosiddetta “residuale” e animando processi di reti con l’obiettivo di mettere in collegamento l’alta formazione, il mondo dell’Università e della Ricerca con le imprese, soprattutto Pmi, per le quali non risulterebbe sostenibile attivare processi innovativi.

Egidio Sangue, Direttore di FondItalia, ha ricordato come la formazione sia uno dei pilastri delle politiche attive del lavoro, soprattutto rispetto agli scenari futuri, che prefigurano la chiusura di imprese e una forte migrazione di lavoratori tra diversi settori.

Per questo è importante guardare all’innovazione tecnologica non solo riferita ai settori di punta, ma anche con riguardo alle implicazioni su qualsiasi attività lavorativa.

La platea delle piccole imprese, tuttavia, concentra le proprie richieste sull’attività formativa residuale: “Per ottenere il loro coinvolgimento in progetti formativi innovativi, è necessario far leva su due elementi: il primo rappresentato dal coinvolgimento delle reti di impresa e il secondo da un aumento dei contributi finanziari. In considerazione della costante richiesta di contributi a favore di progetti formativi ex lege e al fine di rafforzare l’attività di formazione in ambiti innovativi, sarebbe opportuno, infatti, prevedere un innalzamento delle risorse economiche a favore dei Fondi Interprofessionali. In tal senso, potrebbe essere studiata una collaborazione con le Regioni, al fine di mettere a sistema le risorse e le competenze su base territoriale. Si tratta di un aspetto che potrebbe anche stimolare l’impegno delle Regioni del sud Italia a investire su progetti innovativi, consentendo loro di entrare in contatto con alcune best practice”.

Innovazione, occupazione e formazione

Per Gaetano Sabatini, Professore ordinario di Storia economica presso l’Università Roma Tre, direttore dell’Isem – Cnr (Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea) e membro di Ecolab, è necessario avere una rappresentazione più realistica dello sviluppo tecnologico, oramai distante dalla visione, propria del XX secolo, di uno sviluppo lineare della tecnologia: gli attuali processi di sviluppo e tutte le conseguenti ricadute sui processi organizzativi e produttivi presentano difformità dal punto di vista spaziale e sono causa dell’accrescimento di differenze preesistenti, soprattutto quelle di ordine sociale.

“In un momento di così numerosi e rapidi cambiamenti, non è possibile fare riferimento a un modello unico di formazione e di trasformazione tecnologica e, soprattutto alla luce delle differenze tra le figure professionali del XX e del XXI secolo, è necessario modificare modelli e regole di riferimento della formazione professionale ed elaborarne di nuovi”.

E non è lineare nemmeno il rapporto tra progresso tecnologico e occupazione che, secondo Lelio Iapadre, Professore ordinario di Economia applicata presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione e di Economia dell’Università degli Studi dell’Aquila e membro di Ecolab, non è mai stato risolto: “Perfino David Ricardo, che aveva avuto inizialmente una posizione ottimistica sul tema, ritenendo che la disoccupazione  tecnologica si sarebbe sostanziata con il solo trasferimento continuo di manodopera da un settore all’altro, dovette successivamente rivedere le sue posizioni”.

Iapadre ha toccato anche il tema delle regole, che indebolite negli ultimi anni, andrebbero rafforzate per consentire a tutti i tipi di lavoratori di partecipare al sistema di garanzie necessario per fronteggiare le implicazioni della rivoluzione tecnologica. Secondo il Professore, Università e Fondi Interprofessionali possono essere cruciali per sostenere la formazione delle piccole imprese e contrastare le disuguaglianze di un sistema che vede, invece, le grandi imprese, soprattutto quelle aperte ai mercati internazionali, autosufficienti dal punto di vista della formazione dei propri dipendenti.

Ricordando poi come Regioni e Università abbiano in comune la formazione permanente tra i propri obiettivi fondamentali, Iapadre ha auspicato la conclusione di accordi quadro in funzione dei quali le Regioni possano affidare alle Università funzioni formative, lasciando alle società private di formazione libertà di iniziativa nei settori residuali.

L’OSSERVATORIO SULLE TRASFORMAZIONI DEL LAVORO E DELLA FORMAZIONE PROMOSSO DA FONDITALIA

L’Osservatorio sulle trasformazioni del lavoro e della formazione continua (#OsservatorioFondItalia) è un tavolo di lavoro permanente che FondItalia ha costituito, con il coinvolgimento delle sue Parti Sociali fondanti (Ugl e FederTerziario) e l’Associazione Economics and Labour (Ecolab), costituita dall’Università degli Studi dell’Aquila e dall’Università di Salerno.

Il Fondo ha creato l’Osservatorio sulla base del modello francese in cui alcuni Opca, organismi “gemelli” dei Fondi Paritetici italiani, si sono dotati di specifici Osservatori per esaminare le evoluzioni dei mestieri.

Il Progetto per l’avvio dell’Osservatorio, che prevede la rapida costituzione di un gruppo di lavoro in collaborazione con EcoLab, che comprenda università, enti pubblici e istituzionali direttamente interessati ai temi oggetto di studio (Cnel, Cnr, Istat, Anpal, Inapp, Inail ecc.), associazioni datoriali e di lavoratori, enti di formazione, si pone alcuni obiettivi principali:

  • disegnare scenari sull’evoluzione futura del mondo del lavoro;
  • formulare proposte per migliorare i piani di formazione continua attraverso l’indicazione di nuovi percorsi di formazione professionale che consentano l’adeguamento delle competenze professionali alle evoluzioni prospettate;
  • favorire un’omogeneizzazione dei sistemi di formazione continua italiani con quelli europei;
  • promuovere lo sviluppo della formazione continua in Italia