Mefop: bilateralità e “best practice”

La bilateralità, anche per la sua dimensione territoriale, merita di essere valorizzata quale luogo privilegiato delle politiche attive del lavoro e del welfare sussidiario.

Mefop bilateralità

di Giovanni Galvan |

Negli ultimi anni stiamo assistendo a una crescita della bilateralità in ambiti molto eterogenei, con l’obiettivo di colmare le lacune del sistema pubblico in un’ottica di sussidiarietà. Il limite di questo sviluppo è legato alla lacunosità della disciplina e ai potenziali ostacoli da parte di normative non adeguate a tutelare il sistema. Il caso più recente di dibattito è quello sul ruolo degli Enti Bilaterali e dei Fondi Interprofessionali nelle bozze dei decreti relativi a Quota 100 e Reddito di Cittadinanza. Questa situazione sottolinea le incertezze che toccano sia gli aspetti normativi che quelli fiscali.

Il Corso BiWelf

E proprio di questo si è discusso in un incontro tra mondo accademico e Parti Sociali a Roma lo scorso 10 gennaio presso il Cnel, promosso da Mefop, società partecipata dal Ministero dell’Economia che si occupa di “studiare, interpretare e comunicare la cultura del welfare”. Nel corso della mattinata è stato presentato il Corso BiWelf, il progetto Mefop per “la professionalità degli amministratori della bilateralità” e sono stati consegnati i diplomi ai nuovi “Amministratori della bilateralità” espressi dalle Parti Sociali che promuovono Enti Bilaterali.

Bilateralità, welfare e sussidiarietà

Nel pomeriggio dopo il saluto del presidente Tiziano Treu e l’intervento di Mauro Marè, presidente di Mefop, è intervenuto Pasquale Sandulli, docente di giustizia costituzionale del lavoro presso la Luiss, sul tema “Bilateralità, welfare e sussidiarietà tra vecchi e nuovi problemi” sottolineando come ci siano state molte occasioni perse per normare il settore della bilateralità e come manchino ancora indicazioni sugli aspetti istituzionali e funzionali degli Enti.

Importante anche distinguere tra Enti “gestiti” dalle Parti Sociali ed Enti di cui esse sono solamente “proprietarie”. Resta concreto il rischio della tassazione sulle contribuzioni verso e dagli Enti stessi, secondo un’interpretazione della legge attuale. Altro aspetto controverso è l’individualizzazione del welfare, che rischia di diventare un qualsiasi mercato dove la bilateralità è alle parti con gli operatori privati e i lavoratori sono lasciati soli a scegliere, anche al di fuori di una vera mutualità.

Nel suo intervento su “La fiscalità della bilateralità” Fabio Marchetti, docente di legislazione fiscale per l’Mba della Luiss, ha concordato sul fatto che il legislatore abbia “dimenticato” gli aspetti fiscali. In effetti bisogna distinguere rispetto alla situazione in cui sono percepiti i contributi (quasi sempre esente da tasse) e la loro destinazione d’uso per la spesa (tassabile in alcuni casi). I rischi sono una disparità di trattamento tra lavoratori a seconda dell’Ente a cui versa l’impresa e, di nuovo, di doppia imposizione (sul contributo versato e su quello ricevuto).

Bilateralità: la proposta di Mefop

La proposta Mefop su “bilateralità e best practice” per il sistema è stata illustrata da Damiana Mastantuono, responsabile dell’Area Comunicazione e Sviluppo. Secondo il quadro normativo gli Enti Bilaterali sono organismi destinati a divenire le sedi privilegiate per la regolazione del mercato del lavoro, attraverso la promozione dell’occupazione, l’intermediazione nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, lo sviluppo di attività per la formazione professionale in azienda, la promozione di buone pratiche per l’inclusione dei soggetti più svantaggiati, la gestione mutualistica di fondi per l’integrazione del reddito, la certificazione dei contratti di lavoro e di regolarità o congruità contributiva, lo sviluppo di azioni inerenti la salute e la sicurezza sul lavoro e ogni altra attività o funzione assegnata loro dalle Parti Sociali costituenti.

Dal punto di vista della tipizzazione, gli Enti possono essere divisi quattro macro tipologie: previdenza complementare con i Fondi pensione; sanità integrativa con i Fondi sanitari; formazione continua con i Fondi interprofessionali; sostegno al reddito con i Fondi presso Inps. Tipizzare in questo caso vuol dire definire normativamente genesi e obiettivi. Spesso siamo però di fronte a norme meramente “promozionali” e non invasive o norme che “delegano” la contrattazione collettiva, come ad esempio la bilateralità che scaturisce da accordi interconfederali.

I rischi riguardano i limiti all’autonomia, le importanti invasioni normative e che, nei principali casi di “istituzionalizzazione”, gli enti bilaterali operino parallelamente ad altri strumenti in un regime di concorrenza, parziale o totale. Sono quindi necessari un regime giuridico chiaro e obiettivi precisi affinché si possa correttamente impostare una politica di sostegno fiscale.

Mefop e la sanità integrativa

Tale riflessione risulta urgente anche nel segmento della sanità integrativa su cui Mefop ha da tempo concentrato la sua attività. Nel suo lavoro per lo sviluppo di un codice di autoregolazione del settore. Mefop ha toccato vari aspetti della sanità integrativa e ha approfondito quelli relativi a politiche gestionali, di convenzionamento, gestione del nomenclatore, customer care, arricchimento dei servizi e sinergie commerciali. 

Le opportunità riguardano: un lavoro sulla governance dei fondi/enti, chiarendo le scelte effettuate in materia di partecipazione/influenza; strutturazione di rapporti diretti tra Fondi e associati, senza nulla togliere al ruolo delle parti istitutive e alla eterogeneità dei modelli; elevare il livello di trasparenza e comunicazione; massimizzare il ruolo strategico di “regia del sistema del welfare integrato” che le parti istitutive possono svolgere ai diversi livelli.

Il dibattito politico

Interessante in chiusura il dibattito moderato da Michele Faioli, consigliere Cnel, a cui hanno partecipato Cna, Confartigianato, Confesercenti, Confindustria, Alleanza delle Cooperative Italiane e rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil. L’analisi sul ruolo della bilateralità da entrambe le parti (datoriali e sindacali) è abbastanza condivisa, soprattutto per quanto riguarda la necessità di figure professionali valide.

Le parti datoriali sono preoccupate dal vuoto normativo e dal continuo rischio di imposizioni, anche fiscali, da parte dello Stato. D’altro canto apprezzano la crescita dei sistemi bilaterali e della relativa contrattazione, anche di secondo livello. L’ottica dei sindacati è comunque il richiamo alla base contrattuale della bilateralità, senza la quale quest’ultima non potrebbe sussistere. Altro rischio è un eccessivo individualismo delle politiche di welfare, unito anche al problema della rappresentanza, vista la diffusione di una bilateralità alternativa di dubbia rappresentatività.

Critiche anche all’art. 22 del Decreto su Quota 100 che coinvolge i Fondi Interprofessionali nell’erogazione di prestazioni previdenziali integrative. I sindacati hanno anche proposto un osservatorio che, oltre a censire gli Enti Bilaterali, possa fornire delle linee guida su rappresentanza e tematiche per gli Enti non tipizzati. In conclusione Faioli ha sottolineato come la bilateralità non sia immune da poteri pubblici e come la miglior difesa stia in una autoregolazione del settore.           

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