Sviluppo professionale: le opportunità non sono sufficienti

Il 73% non riceve alcuna opportunità di sviluppo professionale. Tra gli under 30, il 67% dichiara di avere poche o rare occasioni per acquisire nuove competenze. Le poche opportunità di formazione, studiate da Robert Walters Italia

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opportunità formazione Robert Walters

I professionisti italiani chiedono di crescere, ma le aziende non sembrano ancora offrire sufficienti opportunità per farlo: è questo uno dei principali elementi che emergono dalla nuova ricerca di Robert Walters Italia sullo sviluppo professionale.

  • l’88% dei professionisti ritiene insufficiente il supporto ricevuto dal proprio datore di lavoro per il proprio sviluppo professionale e personale;
  • il 73% dichiara di non avere accesso ad alcuna opportunità di sviluppo.

Un divario particolarmente significativo in un mercato del lavoro in cui l’evoluzione tecnologica, l’Intelligenza Artificiale e il cambiamento delle competenze richieste stanno rendendo l’aggiornamento professionale sempre più importante. “I dati restituiscono un messaggio molto chiaro: i professionisti vogliono continuare a crescere, ma spesso non trovano nelle aziende le opportunità necessarie per farlo”, commenta Walter Papotti, Country Manager di Robert Walters Italia.

Non solo formazione tecnica

Ma non è solo una questione di formazione tecnica. Quando viene chiesto quali strumenti sarebbero più utili per la propria crescita, corsi per lo sviluppo delle competenze e mentoring/coaching si contendono il primo posto, entrambi con il 34% delle preferenze.

“Il tema non riguarda soltanto la formazione in senso stretto. Significa creare le condizioni perché le persone possano acquisire nuove competenze, confrontarsi con colleghi più esperti, ricevere feedback e costruire un percorso di crescita. In un mercato sempre più dinamico, la capacità di sviluppare le proprie persone è destinata a diventare un fattore sempre più strategico per le aziende”, commenta Papotti.

Il 73% non ha opportunità, tra gli altri poco sviluppo individuale

Il dato più evidente riguarda l’offerta attuale: quasi 3 professionisti italiani su 4 (73%) dichiarano di non ricevere alcuna opportunità di sviluppo professionale sul lavoro.

Tra coloro che invece hanno accesso a iniziative formative, i corsi finalizzati allo sviluppo di competenze rappresentano la soluzione più diffusa, indicata dal 18% degli intervistati. Molto più contenuto il ricorso a strumenti di sviluppo individuale:

  • solo il 6% dichiara di avere accesso a programmi di mentoring o coaching;
  • il 3% può usufruire di corsi finalizzati all’ottenimento di certificazioni professionali.

Il risultato è ancora più significativo se si considera che proprio mentoring e coaching vengono indicati tra le iniziative che i professionisti considerano maggiormente utili.

“Esiste un evidente mismatch tra ciò che viene offerto e ciò che le persone considerano realmente utile, ad esempio il mentoring e il coaching”, continua Papotti. “È un segnale importante: le persone non chiedono necessariamente soltanto più corsi, ma anche occasioni di confronto, orientamento e crescita”.

Non solo competenze tecniche: le soft skills conquistano il primo posto

La ricerca evidenzia inoltre un cambiamento nella percezione di ciò che significa “sviluppare competenze”. La crescita professionale, infatti, oggi viene sempre più associata a una combinazione di competenze tecniche, digitali e relazionali, con un’importanza sempre più rilevante dedicata all’intelligenza emotiva e alle capacità comunicative.

Alla domanda su quale tipo di formazione sarebbe più utile sul posto di lavoro, difatti, le risposte sono state le seguenti, in ordine:

    1. intelligenza emotiva e capacità comunicative 34%
    2. competenze di leadership 23%
    3. competenze tecniche 22%
    4. competenze tecnologiche 21%

“La capacità di comunicare, collaborare, guidare un team, gestire il cambiamento e comprendere le esigenze degli altri è altrettanto importante. Le aziende che vogliono prepararsi ai cambiamenti dei prossimi anni dovranno quindi adottare un approccio allo sviluppo più completo, capace di combinare hard e soft skill”, sottolinea Papotti.

Under 30: il rischio è perdere terreno proprio all’inizio della carriera

Il divario appare ancora più evidente guardando ai professionisti più giovani. Tra gli under 30,

  • solo il 10% dichiara di avere regolarmente l’opportunità di sviluppare nuove competenze nel proprio ruolo;
  • un ulteriore 24% afferma di avere opportunità abbastanza regolari;
  • il 38% dichiara di poter sviluppare nuove competenze non molto spesso;
  • il 29% raramente.

In altre parole, il 67% dei giovani professionisti italiani ha poche o rare opportunità di acquisire nuove competenze nel proprio attuale ruolo.

“I primi anni di carriera sono il momento in cui si costruiscono le competenze, le esperienze e le relazioni che possono determinare il percorso professionale futuro. Se proprio in questa fase le opportunità di apprendimento sono limitate, il rischio è creare un rallentamento nella crescita dei talenti che potrebbe avere conseguenze anche per le aziende”, commenta Papotti.

Dalla formazione alla cultura dell’apprendimento

I risultati della ricerca raccontano quindi una situazione in cui la domanda di sviluppo professionale sembra essere molto più forte dell’offerta attualmente disponibile. La sfida per le aziende non è quindi soltanto aumentare il numero di corsi disponibili, ma costruire una vera cultura dell’apprendimento continuo.

“Investire nello sviluppo professionale significa molto più che finanziare un corso”, conclude Walter Papotti. “Significa creare un ambiente nel quale imparare, sperimentare e confrontarsi facciano parte del lavoro quotidiano. Le aziende che riusciranno a trasformare lo sviluppo delle competenze in una componente strutturale della propria cultura avranno un vantaggio importante: potranno non solo colmare più rapidamente i propri skill gap, ma anche attrarre e trattenere professionisti che vedono nella crescita una parte essenziale della propria esperienza lavorativa”.

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