Ansia pre rientro, il valore di un’organizzazione sana

A settembre riparte il lavoro, ma non sempre le energie: solo il 17% degli italiani si sente completamente riposato dopo una lunga pausa. Robert Walters: “La disconnessione deve diventare parte della cultura aziendale”

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ansia rientro Robert Walters

Settembre segna tradizionalmente il ritorno alla routine professionale dopo la pausa estiva. Ma se per aziende e lavoratori rappresenta il momento della ripartenza, non sempre coincide con un effettivo recupero delle energie. In Italia, infatti, il 45% dei professionisti dichiara di provare ansia prima di tornare al lavoro dopo una vacanza lunga o un periodo prolungato di ferie.

Un fenomeno che evidenzia una contraddizione: le ferie nascono per permettere alle persone di interrompere temporaneamente la propria attività e recuperare energie, ma il pensiero del rientro può trasformare gli ultimi giorni di pausa in un momento di preoccupazione.

A pesare sono soprattutto la paura di trovare un accumulo di attività, di aver perso informazioni importanti o di dover recuperare rapidamente il terreno rispetto ai colleghi. Il risultato è che la ripartenza può iniziare ancora prima di rientrare fisicamente in ufficio.

Il vero problema? Non riuscire a staccare davvero

La capacità di disconnettersi dal lavoro sembra essere fortemente influenzata anche dal comportamento del proprio team. Il 60% dei professionisti italiani afferma infatti di riuscire a rilassarsi più facilmente durante le ferie quando anche gli altri membri del team sono in vacanza. Un dato che mette in evidenza quanto il contesto lavorativo possa condizionare la qualità della pausa individuale. Sapere che colleghi e collaboratori stanno continuando a lavorare può infatti alimentare la sensazione di essere temporaneamente “fuori dal giro” o di poter rimanere indietro.

È una dinamica riconducibile al fenomeno del FOFB – Fear of Falling Behind, la paura di rimanere indietro rispetto alle attività, alle decisioni e alle conversazioni che si sviluppano durante la propria assenza. In questo scenario, la disconnessione rischia di non essere più una condizione naturale della vacanza, ma qualcosa che il professionista riesce a concedersi soltanto quando anche il resto dell’organizzazione rallenta.

“L’ansia legata al rientro dalle ferie può nascere dalla paura di essersi persi informazioni importanti, di trovare un carico di lavoro eccessivo o semplicemente di dover recuperare rapidamente il ritmo. La capacità di staccare non dipende soltanto dalla volontà del singolo, ma anche dal contesto in cui lavora. Se vogliamo che le ferie siano realmente efficaci, dobbiamo fare in modo che la disconnessione sia percepita come normale e compatibile con l’impegno professionale“, commenta Walter Papotti, Country Manager di Robert Walters Italia.

Solo il 17% torna dalle ferie completamente rigenerato

La difficoltà a staccare sembra riflettersi anche nella percezione del proprio stato al termine delle vacanze. Solo il 17% dei professionisti italiani dichiara di sentirsi riposato, rinvigorito e pronto a tornare al lavoro dopo una lunga pausa estiva.

Il dato suggerisce che il problema non riguarda esclusivamente l’ansia associata al primo giorno di lavoro. La vera sfida è riuscire a utilizzare le ferie come un periodo di recupero effettivo, capace di restituire alle persone le energie necessarie per affrontare una nuova fase lavorativa. Il rientro di settembre diventa così un momento particolarmente significativo per osservare il rapporto tra benessere individuale, organizzazione del lavoro e produttività.

“Una pausa efficace non dovrebbe essere semplicemente un periodo in cui non si lavora, ma un momento in cui ci si può realmente disconnettere. Se le persone tornano dalle ferie senza essersi completamente rigenerate, è più difficile aspettarsi che ripartano immediatamente con la stessa concentrazione, energia e motivazione. Per questo il modo in cui un’azienda gestisce le assenze è parte integrante del modo in cui gestisce il benessere e la produttività delle proprie persone“, aggiunge Papotti.

Chiusure estive e flessibilità: quale equilibrio per le aziende italiane?

Anche le modalità con cui le aziende organizzano la pausa estiva possono influenzare la percezione delle ferie. In Italia, le chiusure estive rappresentano una pratica ancora diffusa in diversi settori e possono contribuire a creare un momento di pausa condiviso, riducendo il rischio che alcuni dipendenti continuino a lavorare mentre altri sono assenti.

Tuttavia, solo il 32% dei professionisti italiani si dichiara soddisfatto dell’approccio adottato dalla propria azienda alle chiusure estive, mentre il 53% ritiene che sarebbe necessaria una maggiore flessibilità. I dati suggeriscono quindi che non esiste una soluzione unica. Una pausa collettiva può rendere più semplice disconnettersi, ma deve essere accompagnata dalla possibilità di tenere conto delle diverse esigenze personali e organizzative.

Il tema non è dunque soltanto decidere quando chiudere, ma creare le condizioni affinché le persone possano usufruire delle ferie senza sentirsi penalizzate professionalmente.

Il rientro si prepara prima delle ferie

La gestione del ritorno al lavoro non dovrebbe quindi iniziare il primo giorno di settembre. Una parte importante della “ripartenza” può essere costruita già prima della partenza, attraverso una migliore organizzazione delle attività e delle responsabilità. Per aiutare i professionisti a vivere le ferie e il successivo rientro in modo più sostenibile, Robert Walters individua alcune pratiche che le aziende possono adottare:

  • Preparare un passaggio di consegne chiaro, definendo attività, responsabilità e priorità per ridurre il rischio di doversi occupare del lavoro durante la pausa.
  • Normalizzare la disconnessione dall’alto, dando il messaggio fondamentale che ci si può e ci si deve fermare.
  • Ridurre il confronto tra colleghi riguardo il numero di giorni di ferie utilizzati per ridurre il senso di colpa legato all’assenza.
  • Gestire il carico di lavoro al rientro, stabilendo priorità realistiche per non sovraccaricare il primo giorno.
  • Utilizzare correttamente l’out-of-office, con un messaggio di assenza chiaro e l’indicazione di un referente per eventuali urgenze
  • Fare della disconnessione una responsabilità organizzativa, non affidando la possibilità di staccare unicamente alla capacità individuale di ignorare notifiche ed email

“Non si tratta di scegliere tra produttività e benessere, ma di riconoscere che le due dimensioni sono profondamente collegate. Un professionista che riesce a staccare durante le ferie ha maggiori possibilità di tornare con energie e concentrazione. Le aziende devono quindi andare oltre il semplice concetto di chiusura estiva o di ferie flessibili e costruire una cultura in cui prendersi una pausa sia considerato parte di un modo sano e sostenibile di lavorare“, conclude Walter Papotti.

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