“Le nuove Linee Guida discendono dalla necessità di sistematizzare un quadro regolatorio frammentato in diversi dispositivi e prassi amministrative, anche per adeguarsi alle mutate esigenze rispetto ai compiti assegnati ai Fondi dalla loro norma istitutiva fino al DM 115/2024 sulla certificazione delle competenze”.
Lo dice Gianni Bocchieri, Direttore Area Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Piemonte e componente del Consiglio di amministrazione di Inapp. Con passate esperienze al Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, in Regione Lombardia e al Dipartimento Affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri. Prima ancora, ha lavorato in diverse Agenzie per il Lavoro, per le quali ha assunto incarichi associativi, e ha presieduto Forma.Temp.
Dalla nascita dei Fondi alle nuove Linee Guida
Nel corso della sua carriera, Bocchieri ha ricoperto incarichi di responsabilità nella progettazione e gestione di interventi strategici per l’occupazione, la formazione e l’istruzione tecnica e professionale, con particolare attenzione alla programmazione integrata dei fondi europei. E ha promosso modelli di cooperazione tra istituzioni centrali e territori, orientati a rafforzare l’efficacia delle Politiche attive del lavoro.
Gli abbiamo chiesto di parlarci dei Fondi Interprofessionali e delle nuove Linee Guida, che a suo avviso rappresentano anche “l’evoluzione e il superamento di precedenti Linee Guida Anpal del 2018 (Circolare Anpal n. 1 del 10 aprile 2018). Queste ultime avevano cercato di limitare la loro attrazione nella sfera pubblicistica dopo la pronuncia Anac del 2016, che li aveva qualificati quali organismi di diritto pubblico”.
Dalla nascita dei primi Fondi Interprofessionali sono passati più di vent’anni. Eppure, ancora oggi, diverse imprese (e diversi lavoratori) non li conoscono. Di che cosa ci sarebbe bisogno per fare una comunicazione più efficace sul tema?
A più di 25 anni dalla loro nascita, effettivamente, dovremmo essere in presenza di un sistema consolidato. Tuttavia, imprese e lavoratori non conoscono pienamente i Fondi. I singoli Fondi fanno diversi eventi di autopromozione, ma la comunicazione istituzionale dovrebbe essere più decisa ed evidenziare i risultati raggiunti.
Ad esempio, il Ministero vigilante potrebbe valorizzare maggiormente il rapporto annuale sulla formazione continua, che può rappresentare strumento buono per comunicare l’efficacia dell’azione della formazione continua dei lavoratori in costanza di rapporto. Occorre aumentare la consapevolezza dell’importanza della formazione a sostegno dell’occupazione, in un momento come quello attuale, di profonde e pervasive transizioni. A cominciare da quella demografica.
Pensa che i Fondi Interprofessionali avrebbero potuto avere un ruolo più rilevante nelle Politiche Attive del Lavoro negli ultimi anni? Quali criticità ne hanno eventualmente limitato l’attività?
Dal 2015 la formazione professionale è politica attiva del lavoro, costituendone livello essenziale delle prestazioni. Dallo stesso anno, i Fondi interprofessionali fanno parte della rete dei servizi per le politiche del lavoro, costituita da soggetti pubblici e privati. Il loro ruolo si è rafforzato grazie all’integrazione con strumenti come il Fondo Nuove Competenze.
La maggiore criticità è legata al novero delle attività e delle platee di riferimento previste dalla legge istitutiva del 2000, che andrebbe rivista proprio in favore di un loro maggiore coinvolgimento nelle politiche attive per il lavoro per i disoccupati. Da questo punto di vista, le nuove Linee Guida facilitano il coinvolgimento dei Fondi nelle programmazioni nazionali e comunitarie. Dall’altra parte, i Fondi devono sempre più favorire offerte formative flessibili e adattabili alle transizioni digitali, ecologiche e demografiche.
Quali sono i punti salienti delle nuove Linee Guida che regolano i Fondi?
Innanzitutto, le Linee Guida ridisegnano il ruolo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali da semplice vigilante a ente con funzioni di indirizzo delle modalità organizzative e di funzionamento dei Fondi. La nuova disciplina introduce solidi pilastri gestionali, tra cui la verifica quinquennale degli standard di funzionamento, basata su indici minimi di efficienza, l’introduzione di tetti di spesa per le spese di funzionamento comprensive delle risorse sinora impiegate per le attività propedeutiche alla realizzazione dei piani formativi, determinata sulla base del numero delle adesioni dei datori di lavoro comunicate all’Inps.
Introduce anche l’obbligo di costituire un fondo rischi pari al 3% del gettito medio dell’ultimo triennio. Altro elemento di novità significativo è l’obbligo di attestazione delle competenze in esito dei percorsi formativi. Per cui i fondi devono rilasciare attestazione di trasparenza delle competenze (ex D.Lgs. 13/2013 e DM 115/2024) con obbligo di attività formative svolte da organismi individuati sulla base dei criteri definiti dai Fondi in applicazione di quanto disciplinato dal relativo decreto ministeriale (DM 115/2024).
Quali opportunità e criticità comportano le nuove Linee Guida per i Fondi già operativi e per eventuali enti di nuova costituzione?
Le Linee Guida intervengono sui meccanismi del circuito finanziario, in particolare sulla riprogrammazione annuale degli avanzi di gestione. Se le somme sul conto individuale di ciascun datore di lavoro non sono utilizzate entro un termine di tempo prefissato, vengono trasferite automaticamente nel conto collettivo, che opera su base solidaristica, con assegnazione di risorse tramite procedure selettive. Ossia pubblici avvisi da emanare entro 12 mesi dall’assegnazione, con applicazione della disciplina in materia di aiuti di stato.
Questa previsione aumenta il dinamismo dei fondi nell’attuazione della formazione continua a vantaggio dell’intero sistema. I nuovi fondi dovranno presentare un piano triennale di fattibilità dettagliato e fornire garanzie fidejussorie consistenti per i primi anni. La perplessità operativa riguarda prevalentemente i limiti delle spese di funzionamento basate sul numero di lavoratori aderenti anziché sull’ammontare complessivo di contribuzione. Ritenuto indicatore più diretto di complessità gestionale.
Come sono state accolte dai diretti interessati?
Mi pare che ci siano posizioni diversificate. Da una parte, sono state accolte favorevolmente come strumento di riordino, sebbene non il più adeguato da un punto di vista giuridico e del sistema delle fonti. Dall’altra, i Fondi minori non hanno nascosto preoccupazione per l’adeguamento alle nuove regole, soprattutto con riferimento a sostenibilità e tempi di realizzazione.
Le imprese sembrano confidare nel fatto che le Linee Guida possono apportare un concreto miglioramento nell’accesso alle attività formative finanziate dai Fondi. In ogni caso, mi pare che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali stia già conducendo un lavoro di monitoraggio e consolidamento delle Linee Guida, di concerto con gli stessi Fondi e le Parti economiche e sociali. A breve, potremmo avere un nuovo testo di Linee Guida più avanzato e maturo, che potrà risolvere anche le perplessità emerse.

















