Un nuovo capitolo per la formazione finanziata

Negli ultimi vent’anni i Fondi Interprofessionali sono diventati uno dei principali strumenti di finanziamento della formazione per i lavoratori occupati. Ora, con la pubblicazione delle nuove Linee Guida, si apre per loro un nuovo capitolo. Che cosa dobbiamo aspettarci?

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Negli ultimi vent’anni i Fondi Interprofessionali sono diventati uno dei principali strumenti di finanziamento della formazione per i lavoratori occupati. Ora, con la pubblicazione delle nuove Linee Guida, si apre per loro un nuovo capitolo. Che cosa dobbiamo aspettarci?

di Virna Bottarelli |

L’ultimo approfondimento che abbiamo dedicato ai Fondi Interprofessionali è datato maggio 2024. In quell’occasione i rappresentanti di alcuni dei 19 Fondi operativi, interpellati per fare il punto, avevano restituito un quadro ricco di sfumature.

Accanto alla soddisfazione mostrata per la crescente importanza di questi enti nell’ambito della formazione finanziata e all’ampliamento della platea dei destinatari di quest’ultima, c’era anche del disappunto rispetto a diverse criticità. Tra cui la scarsa conoscenza dei Fondi stessi nelle piccole imprese, l’eccesso di burocrazia, i collegamenti poco efficienti con gli enti di formazione e l’organizzazione di percorsi formativi non sempre adeguati ai reali fabbisogni delle aziende. A tutto ciò si aggiungeva il problema della definizione dei profili professionali e delle relative certificazioni delle competenze.

Oggi, a due anni di distanza, parliamo di Fondi Interprofessionali partendo dalla recente novità che li riguarda: la pubblicazione, a gennaio 2026, delle nuove Linee Guida in materia di attivazione, funzionamento e vigilanza.

Quanto “valgono” i Fondi Interprofessionali

Si tratta di un passaggio fondamentale per disciplinare un comparto che attualmente rappresenta, comunque, uno dei principali strumenti di finanziamento della formazione per i lavoratori occupati. Il XXIV Rapporto Inapp sulla formazione continua, pubblicato nel 2025, indica che nel 2023 per la prima volta il valore dello 0,30% ha superato l’importo di 1 miliardo, registrando un incremento del 15% rispetto all’anno precedente.

Proprio la rilevante dimensione finanziaria dei Fondi, infatti, richiede di alzare la soglia di attenzione affinché la formazione sia efficace e segua un iter rigoroso: analisi dei fabbisogni formativi, definizione di obiettivi, progettazione coerente, erogazione svolta da risorse qualificate e analisi degli esiti della formazione stessa.

Un cambiamento atteso, ma con diverse incognite

Giovanni Galvan, consulente ed esperto di formazione finanziata e Fondi Interprofessionali, ci aiuta a comprendere le prospettive che si aprono con le nuove Linee Guida. “L’emanazione del Decreto Direttoriale n.8 del 9 gennaio segna uno spartiacque per il settore”, dice. “Il decreto arriva dopo mesi di consultazioni con le parti sociali, cercando di normare un settore che per anni ha agito in assenza di una legge parlamentare aggiornata sul funzionamento interno dei fondi. Sebbene sia considerato da alcuni un atto insufficiente, perché non può variare le leggi preesistenti, introduce elementi di ‘soft law’ che creano di fattonuovo diritto, influenzando direttamente il modo in cui gli enti di formazione dovranno relazionarsi con i fondi e le imprese”.

Quali sono le principali novità introdotte con le nuove Linee Guida?

Il Decreto consente ai Fondi Interprofessionali di gestire, oltre al consueto gettito dello 0,30% Inps, finanziamenti di origine sia pubblica che privata. Questa trasformazione amplia il raggio d’azione degli enti attuatori, che potranno progettare interventi formativi su scala più vasta, attingendo a budget finora estranei al circuito dei Fondi. Resta però da chiarire con quali criteri tecnici tali risorse saranno erogate.

Il Decreto interviene anche sul tema della concertazione, stabilendo che quest’ultima debba avvenire tra le parti sociali che hanno costituito il Fondo a cui l’impresa aderisce, a meno che non siano presenti Rsa o Rsu interne. Questo elimina la confusione legata alla firma di accordi con soggetti legati al Ccnl applicato, ma non al Fondo. Velocizzando l’iter di approvazione dei piani per gli enti di formazione, a patto che l’accordo riguardi esclusivamente l’oggetto formativo.

Un altro aspetto tecnico riguarda i nuovi standard infrastrutturali, digitali e burocratici imposti ai Fondi. I quali devono ora dotarsi di certificazioni obbligatorie:

  • Iso 9001 (qualità),
  • Iso 37001 (anticorruzione),
  • Iso 27001 (sicurezza informatica),
  • Pas 24000 (gestione sociale),
  • Uni/PdR 125 (parità di genere).

Inoltre, il sistema informativo deve ora essere pienamente interoperabile con il Ministero del Lavoro (sistemi Sifp, Sial, ASiisl), con obblighi di trasmissione dati mensili. La vigilanza non sarà più solo formale ma basata su campionamenti statistici che verificano l’effettiva realizzazione delle attività e l’ammissibilità dei costi.

Dal punto di vista della gestione finanziaria, che cosa cambierà per i Fondi Interprofessionali?

Si stabilisce l’obbligo per i Fondi di accantonare un Fondo Economie di Gestione e Rischi pari al 3% del gettito medio triennale, per coprire eventuali disavanzi o costi non riconosciuti dal Ministero. Ciò significa ridurre le risorse che potrebbero essere destinate alla formazione. Questo elemento, unito all’aumento dei costi di gestione amministrativa dovuti a nuovi vincoli, come l’obbligo di dispositivi digitali individuali per tutto il personale e sedi con requisiti minimi di postazioni, rischia di ridurre i margini operativi per gli enti di formazione, specialmente quelli che collaborano con Fondi di dimensioni ridotte.

Ci sono nuove regole anche per le modalità di adesione?

Il Decreto introduce vincoli alla mobilità delle imprese tra i diversi Fondi. Un’impresa può cambiare fondo solamente dopo almeno 12 mesi dall’adesione. Questa norma, nata per evitare spostamenti “opportunistici” legati a singoli avvisi (come il Fondo Nuove Competenze), limita la capacità degli enti di formazione di consigliare alle aziende il passaggio rapido verso Fondi con migliori performance o avvisi più coerenti con le loro esigenze.

Quindi, le nuove Linee Guida cambieranno la vita anche agli enti di formazione…

Le Linee Guida introducono regole che ridefiniscono profondamente il mercato, la concorrenza e l’operatività dei Fondi Interprofessionali. Per gli enti di formazione, questo cambiamento si traduce in un mix di nuove praterie di sviluppo e barriere all’entrata decisamente più alte. Si troveranno, infatti, a interloquire con soggetti più strutturati e controllati, ma anche più rigidi e onerosi, con una totale digitalizzazione dei processi.  E la capacità tecnica digitale diventerà un requisito di sopravvivenza indispensabile.

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