Si è tenuto il 17 giugno a Milano e online il People Management Forum 2026, prima edizione tra i numerosi eventi organizzati da ROI Group.
Una giornata dedicata a manager, professionisti HR, team leader che vogliono ripensare il ruolo delle persone nelle organizzazioni, costruendo ambienti di lavoro più efficaci e sostenibili. Affrontando nuove sfide quali la coesistenza di più generazioni, l’integrazione dell’AI, il gap dei talenti, la costruzione di una nuova cultura aziendale e l’aggiornamento delle competenze manageriali.
“Il People Management Forum nasce con l’obiettivo di vivere una full immersion, guidati dalle voci degli esperti, nella cultura organizzativa e nelle migliori pratiche di management e collaborazione” ha commentato Marcello Mancini, Presidente e CEO di ROI Group. “Questa prima edizione ha confermato quanto il tema sia centrale per manager, leader e decision maker, con oltre 500 partecipanti in presenza e 700 collegati online. Con questo evento vogliamo aiutarli a ripensare strategie e modelli di gestione mettendo al centro le persone, il vero motore delle organizzazioni”.
Gli interventi del People Management Forum
Primo a salire sul palco Jo Owen, tra le voci più autorevoli sul management in Europa e consulente per oltre 100 aziende. Punto di partenza del suo intervento il ruolo dell’AI: una trasformazione che “sta cambiando tutto” e che, come ogni evoluzione, produrrà vincitori e vinti. A fare la differenza non sarà la qualità della tecnologia, ma la qualità della leadership. Owen ha evidenziato come il tempo del controllo e del potere di posizione sia ormai superato. E che, per guidare team e organizzazioni, serva saper generare fiducia e influenza, non diventando la persona con cui gli altri devono lavorare, ma quella con cui vogliono lavorare. In questa prospettiva, la leadership diventa una skill ibrida, capace di tenere insieme competenze razionali ed emotive.
A seguire, Chester Elton, riferimento internazionale con oltre 25 anni di esperienza in materia di management, ha riportato l’attenzione sull’elemento chiave della cultura. Attraverso storie, esempi concreti ed esercizi, ha mostrato come un’identità forte e coerente sia in grado di trasformare il modo in cui le persone lavorano. Alimentando motivazione, coinvolgimento e retention. Nel suo intervento ha collegato performance ed engagement e ha presentato la gratitudine come una “hard skill” che incide in modo concreto su benessere e retention. Proprio le abitudini quotidiane, ripetute nel tempo e incarnate dai leader, trasformano i comportamenti in cultura e, di conseguenza, in risultati.
A chiudere la giornata Erin Meyer, docente di Leadership all’Insead ed esperta di cultura organizzativa e management interculturale. Partendo dall’esempio della cultura organizzativa di Netflix, ha illustrato come costruire contesti aziendali più agili e competitivi sia possibile rinunciando alla rigidità di alcuni modelli. In particolare, ha approfondito come aumentare la libertà e le responsabilità degli impiegati aumentando la densità di talento e la trasparenza nei feedback. Riducendo i controlli sulle decisioni e spostando responsabilità e autonomia su chi opera sul campo.

















