Pianificazione del personale: una priorità per tutte le aziende

La pianificazione del personale è ai primi posti dell’agenda 2026 per sei professionisti HR italiani su dieci

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La pianificazione del personale sta diventando una priorità per molte aziende: i dati dell'ultima analisi globale di SD Worx

a cura di Greta Gironi |

La pianificazione del personale sta diventando una priorità per molte aziende.

In particolare, l’Italia spicca con il dato più alto tra i Paesi europei con il 61% (dieci punti percentuali in più rispetto alla media europea pari al 51%) dei professionisti HR che indica il workforce planning un tema di massima importanza per lagenda 2026. Il motivo principale? La necessità di garantire personale sufficiente e programmare il lavoro in modo più efficiente (46%).

Una tendenza che non sembra frenata dall’avanzata di automazione e intelligenza artificiale, anzi. Per quasi un terzo degli HR del nostro Paese (30%) proprio questa digitalizzazione rende ancora più urgente pianificare con attenzione. Cresce, infine, l’analisi di competenze e capacità, più che di mansioni tradizionali e “job title”. Questi i risultati della nuova edizione di “HR & Payroll Pulse”, l’indagine di SD Worx condotta su un panel di 5.936 HR manager e 16.500 dipendenti in sedici Paesi europei.

Pianificazione del personale: obiettivi e azioni

Le ragioni che spingono i professionisti delle risorse umane a rafforzare il workforce planning sono diverse e in rapida evoluzione. L’obiettivo primo in Italia – in linea con l’Europa – è garantire un organico adeguato ed efficientare la programmazione del lavoro (46%). Seguono continuità dei servizi e della customer experience (45%) e controllo dei costi del personale (41%). Presenti anche nella top 3 europea, ma a posizioni invertite. La preparazione a una presenza sempre più significativa di automazione e intelligenza artificiale a pari merito con la necessità di rispettare normative sempre più complesse (30%), chiudono, invece, la classifica delle prime cinque motivazioni italiane.

Competenze al centro, oltre i job title

Una pianificazione del personale che sta evolvendo anche nelle modalità. Più della metà delle imprese italiane (54%) afferma di non concentrarsi più soltanto sui job title, ma di valutare sempre più le competenze. Un cambiamento condiviso anche in Europa (55%). Inoltre, quasi tre aziende su dieci (29%) adottano già un approccio più strategico, volto a individuare in anticipo fabbisogni futuri e skill necessarie. Mentre un terzo combina pianificazione strategica e operativa (33%).

Guardando all’Europa, la percentuale delle aziende che afferma di pianificare in modo informale o con azioni ad hoc, oppure di non avere alcuna pianificazione, si ferma al 17% – maglia nera per la Francia con il 27%, seguita dall’Italia con il 23%. Una palpabile incertezza rimane: quattro datori di lavoro su dieci, sia italiani che europei, dichiarano, infatti, di non avere ancora una visione chiara delle competenze di cui avranno bisogno nei prossimi due o tre anni. Migliori i datori di Romania e UK (con solo il 30% di insicurezza) mentre la massima incertezza (56%) si riscontra in Lussemburgo.

Mobilità interna: difficoltà a trovare nuove opportunità

Passando la parola ai dipendenti, più di sei italiani su dieci (62% vs 54% UE) ritengono che i propri talento e potenziale non siano pienamente valorizzati nel loro ruolo attuale, dichiarando la più alta insoddisfazione a livello europeo. Mentre gli irlandesi sono quelli che si sentono più valorizzati. Solo il 30% dei rispondenti italiani, inoltre, vede reali opportunità di crescita o cambio di posizione all’interno dell’azienda. E sette lavoratori su dieci (69%) segnalano che non è semplice individuare ruoli, incarichi o progetti interni coerenti con competenze o interessi.

Il quadro, però, migliora quando si parla di pianificazione quotidiana: il 56% dipendenti afferma di riuscire a coordinarsi bene con i colleghi e il 43% riconosce al proprio gruppo di lavoro un’organizzazione strutturata ed efficiente. Nota dolente, la tecnologia: il 60% dei dipendenti dichiara di non avere a disposizione strumenti adeguati a programmare le proprie attività. Best in class sono gli inglesi (40%), mentre i peggiori sono i croati (67%).

Tecnologia e supervisione umana

Secondo il 58% dei datori di lavoro italiani, i manager dispongono già delle tecnologie necessarie per la pianificazione del personale efficace. Un’adozione che sta crescendo anche grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Nonostante ciò, però, il fattore umano resta sempre centrale. Solo un quarto delle aziende ritiene che la pianificazione del personale possa essere completamente automatizzata, mentre il 37% preferisce un approccio ibrido, che armonizzi input tecnologici e supervisione umana.

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