Pay transparency: servono chiarimenti sulla direttiva

L'associazione Valore D accoglie con favore la scelta del Governo di procedere con tempestività sul recepimento della direttiva europea, sollevando tuttavia alcune criticità da affrontare con urgenza

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Il DL di attuazione della Direttiva Europea 970/2023 ha avviato l’introduzione di un sistema strutturato sulla trasparenza salariale

L’Italia è tra i primi Paesi Ue a recepire la Direttiva 2023/970 sulla pay transparency di genere, con largo anticipo sulla scadenza del 7 giugno 2026.

Un primato che assume un significato particolare in un Paese dove, nel settore privato, il gender pay gap si attesta al 17,4%, in peggioramento rispetto al 16,7% del 2023. L’associazione Valore D accoglie con favore la scelta del Governo di procedere con tempestività sul tema, sollevando tuttavia alcune preoccupazioni.

“Abbiamo seguito con attenzione l’iter parlamentare, portando il contributo della nostra rete nelle audizioni in commissione. Tuttavia, nel testo approvato si nascondono due criticità che rischiano di rendere la norma meno efficace di quanto promette”, spiega Cristiana Scelza, presidente di Valore D, commentando il via libera del Consiglio dei ministri al decreto di recepimento della Direttiva europea sulla Pay Transparency.

I problemi della norma sulla pay transparency italiana

La prima criticità riguarda una contraddizione tecnica interna al decreto. Il testo utilizza due misure diverse dello stesso concetto. Quando un lavoratore chiede informazioni sulla propria retribuzione comparata, la legge esclude dal calcolo i superminimi individuali e i trattamenti discrezionali. Invece, quando le aziende devono rendicontare all’organismo di monitoraggio o avviare la valutazione con le parti sociali, quelle stesse componenti rientrano nel perimetro. Ne risulta una metrica che cambia a seconda del contesto, rendendo difficile costruire percorsi coerenti e misurabili di riduzione del divario retributivo.

La seconda criticità, invece, riguarda i tempi di applicazione. Se il decreto sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 giugno, le aziende dovranno rispondere alle richieste dei dipendenti con pochissimi giorni di preavviso. Mentre si tratta di un adempimento che richiede sistemi, processi e formazione: non si organizza in quindici giorni.

“Avevamo comunicato che un approccio graduale, soprattutto sul fronte dell’informazione, sarebbe stato preferibile per consentire alle imprese di prepararsi adeguatamente senza mettere a rischio la qualità e la correttezza delle informazioni fornite. Un decreto sulla pay transparency dovrebbe parlare un solo linguaggio e dare alle imprese il tempo di farlo bene. Su entrambi i punti chiediamo un chiarimento normativo urgente e siamo pronti a mettere a disposizione delle istituzioni la nostra esperienza sul campo”, conclude la presidente di Valore D.

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